La doppia beffa del governo agli edicolanti

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Esiste un settore sul quale nessuno si è realmente soffermato: le edicole. Bar, ristoranti e scuole sono stati chiusi mentre le edicole hanno da sempre continuato a svolgere la loro nobile funzione. Ma dove sono aperte? Nel deserto.

Vi racconto in questo video le due beffe che il governo giallorosso ha riservato agli edicolanti.

Giancristiano Desiderio, 19 novembre 2020

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7 Commenti

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  1. Perfetto, ormai i giornali servono unicamente per presenziare con le prime pagine sulle rassegne stampa del mattino, seguendo le orme del Maniifesto, il quotidiano-vignetta (pagato da noi).

  2. Effettivamente ci sono giornali filogovernativi che, avendo tanti lettori quanti ce ne potrebbero stare appunto in una edicola (di solito sono tutti i parenti stretti del direttore) probabilmente della chiusura delle edicole risentirebbero poco o nulla, tanto poi a loro le banche fanno prestiti con la garanzia di stato. E così possono continuare con lo stesso numero di lettori, però compaiono nelle rassegne stampa di tutti i media neanche fossero giornali veri e le loro prime firme, veri televenditori certificati del regimetto, vengono contese a suon di euri da tutte le tv alla vaselina.

    • Facciamo un esempio, a caso. Il Fatto Quotidiano: vendita in edicola settembre 2020 copie 32.519. Lo compra 1 italiano ogni 1.845 abitanti, conteggiando anche i bambini. Cioè bisogna incontrare per strada 1845 abitanti e ne troviamo 1 col giornale in tasca.
      Per Il Manifesto bisogna incontrarne almeno 15.000 per vedere un lettore col giornale in mano.
      Per Il Corriere, il più venduto, occorre incontrarne 1363 per scovare un lettore che l’ha comprato in edicola.
      E’ fin troppo evidente che il bilancio lo salvano tutti i giornali con i soldi nostri come contribuenti e con l’aiuto di Stato.
      Per alcuni basterebbe stampare 1 copia e solo la prima pagina per andare in televisione, farsi pagare e farsi pubblicità.
      Sono tutti oramai agit-prop di partito preso.
      Normalmente dai lettori, cioè del mercato dei lettori che tirano fuori di tasca loro 1,50 euro per comprarlo, sono pressoché sganciati.
      La caduta del numero dei lettori avviene in contemporanea con la caduta del numero degli elettori: il 50% degli aventi diritto non va a votare.
      L’elettore si è convinto che il voto non conta nulla.
      I lettori pensano che i giornali sono come i partiti.
      Il giornalista nella maggioranza dei casi è divenuto un politicante che scrive, schierato. Fatti e opinioni sono tra loro mescolati e confusi nel politichese giornalistico.

  3. Certo che gli ignoranti al potere possono rimanerci solo con un popolo altrettanto ignorante (vedi subitanea chiusura delle scuole a marzo e, in pratica, mai più riaperte).

  4. Per me no, i giornali sono al 95% schierati per il regime, e le opinioni alternative circolano ben poco tramite essi.
    Ormai internet è “il” veicolo, che possono usare anche i giornalisti stessi (come accade qui).

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