Cultura, tv e spettacoli

La (falsa?) lagna di Mr Report: “La Rai mi ha punito”

Sigfrido Ranucci si butta a terra e frigna per una (presunta) lettera di richiamo di Viale Mazzini (che smentisce)

Sigfrido Ranucci di Report si lamenta con la Rai Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Fermi tutti, oscurate le stelle, chiudete i mari, velate tutti i cieli, abbiamo un nuovo martire che in realtà è vecchio, uno di quelli che ci marciano, con la megalomania perniciosa, è il longilineo, filiforme Sigfrido, che non è wagneriano ma più modestamente grillopiddino, uno di quelli della compagnia di giro, i finti indipendenti, i mediocri sempre in mezzo alle palle, che poi a conti fatti se li filano molto meno di quanto se la tirino e insomma anche il nostro Ranucci si sente in dovere di informare il popolo delle persecuzioni a suo danno: ha ricevuto, giura, ma l’azienda smentisce, una letterina di richiamo dai vertici Rai, lui che si aspettava tappeti (ovviamente) rossi, gratifiche, scatti, promozioni perché una ricerca tra color che se la cantano e se la suonano ha stabilito che Report, trasmissione storicamente faziosa, sarebbe la meglio fica del bigoncio a servizio pubblico.

In buona sostanza, Sigfrido si rotola in terra siccome pretende di far quello che vuole, ma premiato: per esempio, andare dove gli pare senza informare nessuno, per esempio da Dietlinde, che non è Sieglinde, a La7, per altro esempio proclamare urbi et orbi che non c’è più democrazia, più informazione, solo un regime autoritario; su questo avrebbe quasi ragione, nel senso che se uno si abbevera ai notiziari Rai, compreso il suo, trangugia solo pessimo giornalismo a senso unico e comunque si potrebbero tranquillamente liquidare i tormenti del diversamente giovane Sigfrido con un rotondo chi se ne sbatte. Senonché in controluce è l’ennesima manfrina, uno per tirare l’acqua al mulino piddogrillino, perché così fanno i giornalisti, due per tirare l’acqua al mulino personalissimo, “particulare”, della serie: quanto ci mettete a candidarmi? E vedrete se non sarà così, se non proprio in Parlamento in qualche altro posto o carica, come la sua ex capa, che i grillini volevano addirittura presidenta della Repubblica. O come quell’altra, la Lucia Annunziata che riusciva a smentire di candidarsi mentre formalizzavano la candidatura. Poi dice vatti a fidare di questi.

Sì ma che rottura di coglioni però, con tutto quello che esplode nel mondo. Questi cianciano di guerre, aggressioni, occupazioni, genocidi, ma quello che gli preme è sempre solo l’autopromozione vittimistica, strategica: figuratevi voi se al consumatore normale di panzane televisive deve premere il destino di qualche panzone privilegiato, si parla in generale, nessuno specifico fisiologico: panzoni per dire tronfi, arroganti, convinti di stare salvando l”umanità, mentre si prestano ai bassi servizi della propaganda. Tutti, sia chiaro, destra, sinistra, sopra, sotto, davanti, dietro, come la mucca di Renato Pozzetto. E a noi, proprio come Pozzetto, non resta che “guardare la televisione”, non i programmi, proprio la televisione, mettersi lì e osservarla da spenta. Che è meglio, che è l’unica.

Voglio dire che qualcosa è andato fuori misura nella pur esagerata presunzione di firme, conduttori, anchor men e women: non li vedete come si atteggiano a guru, a figure pontificali, in delirio di onnipotenza? Poi magari si smerdano alla Gintoneria, ma intanto son tutti lì a recitare la parte, a fare i personaggi, e per cosa? Per la mediocrità di infilarsi, di tirar la volata, diciamolo, dài, servetti di lusso ma servetti. Una deriva imbarazzante, specie se condita dal frignare dei fregnoni, il che accade sempre. Che senso ha far sapere a tutti che si è ricevuta una lettera di richiamo se non farsi passare da martiri sobillando la platea? Ma la platea o plebe santamente senefotte e comunque dovrebbe sempre chiedersi, sempre, da sinistra a destra, sopra sotto, alto basso, cui prodest, dove vanno a parare questi presuntuosi nelle sete e nei veli di Francesca Bertini aggrappata al tendaggio.

Qualcosa che ha estremamente stufato, tanto più in un passaggio da terza guerra mondiale sia pur spezzettata in diversi fronti. Sigfrido nostro, anzi vostro, non è nuovo agli alti lai, una volta si sfonda sul provvedimento disciplinare, se poi c’è stato, un’altra sull’impossibilità di lavorare, un’altra ancora sulla censura strisciante, su teleMeloni (“mancherebbe…”, mormorava Franca Valeri ne “Il segno di Venere”), sul timore, del tutto recitato, che gli seghino il programma…

E che palle, e va beh, sopravviveremo, Dio santo, è dai tempi di Michele “Chi” Santoro, a pendolo tra Rai e Mediaset, tra televisione e politica, tra teleUlivo e Ulivo e basta, insieme a Dietlinde, sempre più megalomane e sempre più fazioso, indisponibile a qualsiasi critica (e chi scrive ne ricorda qualcosa, citofonare Art. 21). Si garantiscono da soli, e ovviamente a vicenda. Scorretti sono sempre gli altri. Censori, sempre gli altri. Militano, si candidano, si fanno eleggere, rientrano nel circo dell’informazione, ma guai a chi si permette di dubitare della loro ottima fede. Panzoni, tutti e quanti. Panzoni morali, panzoni di coscienza. Impossibile un ripensamento, i drogati di notorietà non guariscono, anzi è il turno dei men che mediocri, gente di incredibile inconsistenza, di impresari calcistici o sanremesi che li impongono ovunque, di auto epicizzazione pornografica, di influencerismo da suburra. Ma se indietro non si torna, si accetti almeno la realtà del ridicolo, del grottesco, si prenda atto del fatto che la famosa gente ha altro da fare, è satura, non vi crede più, non vi regge più, vi sa comprimari di un gioco di potere nel quale siete i trovatori, non i battitori liberi. Non solisti d’opera, al più coristi. Senza ritegno in quel voler imporre a chi soffre davvero le tragedie di tutti i giorni i vostri melodrammi di cartapesta.

Max Del Papa, 25 giugno 2025

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