L’autore dell’omicidio dell’attivista Charlie Kirk è stato finalmente arrestato. A premere il grilletto sarebbe stato il ventiduenne Tyler Robinson, studente della Utah University, catturato a 400 km di distanza dal luogo del delitto dopo una caccia all’uomo di oltre trenta ore. Ma quello che dovrebbe far riflettere di più in Italia è ciò che le autorità hanno trovato nel fucile bolt-action Mauser abbandonato vicino al campus insieme a bossoli e cartucce non esplose: alcune munizioni riportavano incisioni con frasi politiche e provocatorie, tra cui insulti diretti a Kirk, motti sarcastici, ma soprattutto un inciso del celebre canto partigiano “Bella Ciao”.
Questo particolare sta avendo un’eco globale, imbrattando forse definitivamente un brano nato come simbolo della Resistenza antifascista e patrimonio culturale collettivo della nostra nazione, ma ormai sporcatosi a tal punto da diventare motto di un terrorista. La scelta del sospettato di incidere “Bella Ciao” su proiettili destinati a un omicidio politico apre scenari che vanno ben oltre la cronaca nera. Non è solo un delitto efferato, ma un gesto che tenta di legittimarsi attraverso un simbolismo storico, quasi ad esprimere la legittimità politica di un gesto simile. Quasi a dire “oggi i partigiani, i giusti, i combattenti per la libertà, siamo noi”. Ignorando di essere degli assassini prossimi al fascismo.
E dunque se l’omicidio di Charlie Kirk è già una tragedia in sé (un uomo, un padre, una figura pubblica uccisa in modo brutale) è anche e soprattutto un episodio che rivela quanto nel giusto si senta chi gli ha tolto la vita e anche quanto i simboli politici possano essere manipolati e deformati nel corso del tempo. “Bella Ciao”, nato come canto popolare e diventato l’inno della Resistenza, rappresentava la lotta per la libertà contro l’oppressione. Oggi, a causa della sinistra e dell’estrema sinistra, non è più percepito come patrimonio condiviso della nazione italiana, ma come un inno identitario di una sola parte politica e, spesso, degli estremisti rossi. Il suo utilizzo in manifestazioni e contesti militanti lo ha reso un simbolo di schieramento politico, più che un canto di unità contro le dittature del passato. Vederlo inciso su munizioni destinate a un omicidio conferma questa trasformazione: da memoria storica a slogan di parte, fino al travisamento estremo in chiave violenta.
Insomma, ottimo lavoro, sinistra! Un canto di libertà diventato ornamento di morte e violenza. E in un clima politico sempre più polarizzato, dove il linguaggio si fa feroce e la retorica sempre più aggressiva, un individuo può convincersi che la violenza sia un atto coerente con le parole e i simboli che circolano. È questo il salto pericoloso che la sinistra compie e fa compiere ai suoi adepti: credersi a pieno titolo i detentori delle idee giuste a tal punto da sopprimere quelle degli altri. La morte di Charlie Kirk ci insegna così che anche i più illustri simboli sono fragili, manipolabili: ciò che univa finisce per dividere. “Bella Ciao” rischia così di diventare la canzone del terrore che incombe sulla libertà.
Alessandro Bonelli, 12 settembre 2025
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