
Molto brevemente, Donald Trump, in attesa che il regime iraniano scenda a più miti consigli, ha preso posizione in favore di otto donne condannate all’impiccagione dai custodi dello Stato islamico. “Apprezzerei molto il rilascio, sarebbe un ottimo inizio dei negoziati”, ha dichiarato il Tycoon.
Ebbene, conoscendo la grande sensibilità che c’è nella sinistra politica, sindacale e movimentista per l’emancipazione e la tutela del cosiddetto sesso debole, non solo in Italia, in molti ci chiediamo quando prenderà il largo la relativa flotilla, con destinazione Bandar Abbas, il principale porto del Paese degli ayatollah, allo scopo di evitare non solo l’orrenda esecuzione di queste disgraziate, ma anche e soprattutto per condannare la triste condizione che le donne iraniane vivono da quasi mezzo secolo.
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Oltre a ciò, se ai distratti naviganti con il pugno sempre chiuso, massimi esperti in tema di genocidio, fosse sfuggito loro, gli vorrei segnalare alcuni mesi addietro si stima che le forze di repressione dello stesso regime avrebbero ucciso dalle trenta alle quarantamila persone, ree di aver voluto dimostrare pacificamente il loro dissenso in piazza.
Tant’è che le continue esecuzioni capitali che si stanno susseguendo in Iran coinvolgono molti presunti oppositori che hanno osato protestare contro un potere oppressivo.
Pertanto, cari amici amanti della kefiah, che indossano a mo’ di coperta di Linus, datevi una mossa e levate al più presto le vostre impareggiabili vele della libertà.
Claudio Romiti, 22 aprile 2026
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