La folle teoria sui voti a Meloni: “Colpa del cervello rettiliano degli elettori”

L'analisi pubblicata sui blog del Fatto Quotidiano: "Perché la premier non scende nei consensi? C’entra un certo meccanismo primitivo"

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rettiliani Meloni

Questa è bella. È meravigliosa. Un medico psicoanalista, tal Luciano Casolari, blogger del Fatto Quotidiano, scrive il seguente articolo titolato così: “Perché Meloni non scende nei consensi? C’entra il cervelletto e un certo meccanismo primitivo”. Sottotitolo: “Il cervello dell’uomo derivante dall’evoluzione è strutturato in tre strati che si sovrappongono. Alla base esiste un cervello detto rettiliano“.

Ovviamente Meloni l’ha presa sul ridere. Eppure è qualcosa di tremendamente serio. Ma davvero c’è qualcuno che crede che il “cervello rettiliano” possa essere la causa del mancato calo dei consensi di Fratelli d’Italia? Possibile si possa arrivare fino a questo punto, incapaci di farsi una ragione del fatto che, “pur di fronte all’impoverimento della popolazione, all’aumento delle tasse, alle spese per le guerre e all’immobilismo politico”, gli italiani preferiscano Giorgia a Giuseppi o Elly Schlein?

Ma entriamo nel merito. Di fronte al mancato calo di FdI nei sondaggi, Casolari riporta due ipotesi: da una parte l’idea che “l’immobilismo”, cioè il non fare riforme, “sia rassicurante per una fetta della popolazione che non vede scalfire i suoi privilegi e rendite di posizione quali piccole evasioni fiscali o sotterfugi vari per arrotondare”; dall’altra l’ipotesi “che la sua propaganda sia molto efficace a nascondere i problemi”. Poi avanza una sua terza teoria, al limite del fantascientifico. “A mio avviso, in base a come funziona la mente umana, le prese di posizione politiche non avvengono solo sul versante razionale ma soprattutto su quello istintivo e parzialmente su quello emotivo”.

Quindi? Quindi “occorre introdurre alcune nozioni di anatomia”. “Il cervello dell’uomo derivante dall’evoluzione è strutturato in tre strati che si sovrappongono – spiega – Alla base esiste un cervello detto rettiliano (cervelletto, troco encefalico, gangli della base, neuroni presenti a livello del sistema gastrointestinale) definito così perché è simile a quello presente nei rettili che controlla le esperienze istintive quali la fame, la sete, il sesso, risposta di attacco e fuga, dominanza e sottomissione. Sovrapposto troviamo il cervello emotivo simile ad altri mammiferi come gatti e cani (amigdala, ippocampo, ipotalamo, cingolo e corpi mammillari) che controlla le emozioni, le motivazioni, la memoria e il sistema dell’attaccamento e della cura. Solo nell’uomo poi troviamo estremamente sviluppato il cervello razionale (neocorteccia coi suoi due emisferi) con le funzioni cognitive come il ragionamento la coscienza la pianificazione e il pensiero astratto”.

Fatta la debita premessa, ecco il succo del discorso: “Ritengo che le decisioni politiche di una larghissima fetta di popolazione siano legate ai meccanismi primitivi di tipo istintivo (cervello rettiliano) quali dipendere da qualche capo che ci trasmette senso di protezione ed emotivi (cervello dei mammiferi) quali l’attaccamento a qualcuno che appare accudente. Questa figura di riferimento viene vagliata solo in minima parte a livello razionale in quanto prevalgono gli aspetti istintivi ed emotivi. Questo capo diventa come un amuleto che ci protegge oppure può accomunarsi a quei piccoli gesti o atteggiamenti che mettiamo in atto di fronte a un evento che ci travolge e ci fa sentire impotenti”.

Insomma: Meloni sarebbe una sorta di amuleto per gli italiani, amuleto che però negli ultimi tempi – vuoi la guerra, l’economia o Trump – sembra aver perso il suo potere. “La gente non ha più la sensazione di avere un cornetto portafortuna”. Da qui il rischio che l’istinto che prima portava gli elettori ad affidarsi a lei possa trasformarsi in avversione. “Questa ipotesi che propongo al lettore mi pare non del tutto peregrina se si guarda alle parabole di attaccamento affettivo e dipendenza dal capo, tramutatesi in avversione, avvenute nel passato con diversi presidenti del Consiglio che si sono succeduti in Italia”. Mah…

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