Esteri

“La gente ha amato e sostenuto Khamenei”. Flotillanti, vergogna: ditelo a Mahsa Amini

Mentre accusano l’Occidente di ogni male, alcuni flotilleri celebrano Khamenei e promettono fedeltà alla “rivoluzione” iraniana

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Sarà capitato anche a voi di avere un amico propal di quelli che rompon le ball e quindi finisci per litigarci non parendoti possibile, se mai indecente, che questi difendano regolarmente la peggiore feccia su piazza nel pianeta: Hamas, Hezbollah, tirannia iraniana, tutto pur di odiare l’America, l’occidente, in definitiva quello che sono, cui appartengono e non si sognano di mollarlo.

Perché sono ipocritacci della più bell’acqua. Così finisci inesorabilmente per infognarti, come Vannacci con la Meticcia, perché l’indignazione ti manda in confusione, ti fa dimenticare che non c’è peggior falso di chi vuole mentire: “Ah, ma come puoi pensare, non è vero che io sono per Hamas, io sono per il popolopalestineseh”, come dice Ilaria Salis col pugno alzato, insomma loro innocenti come cherubini, tu se mai guerrafondaio e anche un po’ sionista di merda.

E allora pensi: ma che schifo, però soccombi perché questi non hanno la faccia come il deretano, questi non hanno proprio una faccia. E mentre soccombi provi a fornire le prove che le Flotille sono pagate da Hamas, al servizio di Hamas, che di evidenze ne sono emerse tante che sulla Forrestal non ci stanno, che le idiozie sulle creme solari e le derrate alimentari sono pura copertura, che anche oggi è uscita la notizia di Hamas che impedisce gli aiuti, se li intasca, ammazza chi disperatamente li accetta.

Tutto inutile: “Ah, le prove, dove sono le prove” e più gliele spiattelli e più buttano a mucchio, “ah, non vale, lo dice Israele”. Fa niente se sono dati di fatto, se l’ONU pullula di questi mascalzoni, se al suo interno l’Unrwa deve far pulizia di non meno di 1500 infiltrati. Tutto inutile: sono flotilleri e sono per Hamas, però ti ribaltano l’accusa: sei tu che sei un rabbino, un ebreo, un sionista, un genocida. Bene, da oggi non possono più.

Cioè lo faranno ancora, lo faranno sempre, non hanno una faccia, però non possono più nascondersi. Perché sono proprio loro, i flotilleri, a uscire allo scoperto: vanno in tre ai funerali grandiosi dell’ayatollah Khamenei, e con orgoglio: «Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione» promette Lisi Proença agli iraniani che la ascoltano, sì, ma quali? Certo non quelli quotidianamente coperti di sangue.

Con lei l’irlandese Tadhg Hickey e l’avvocata brasiliana Ariadne Teles. Non sono scartine, non le flotilline delle fottille del Thiago Avila, uno che, con rispetto parlando, machisticamente se le sbatteva durante la crociera, in predicato di farsi eleggere in Brasile. Perché va bene Hamas, va bene dal fiume al mare, ottimo il secondo olocausto, ma prima della gallina neohitleriana viene l’ovetto della candidatura, del fare un cazzo a vita modello, appunto, Ilaria Salis. A questo servono le invincibili armade dei bitini e pure di quelli un po’ più furbi.

Allora questi dicono, tra le varie cazzate e oscenità, che «Il Sud globale, unito, metterà fine all’imperialismo americano. Siamo qui per dire al popolo iraniano che siamo con voi. Diteci di cosa avete bisogno. Tornerò in Brasile con molte cose da mettere in azione». Stavolta i valzer d’ipocrisia non reggono, non sono ammessi, qui c’è appoggio totale alla tirannica Repubblica islamica. Hickey definisce l’Iran «il centro dell’anti-imperialismo», Proença considera l’uccisione della Guida Suprema «un atto di imperialismo» a fini di propaganda, Ariadne Teles va oltre e fa la Bella addormentata, fa Alice nel Paese delle meraviglie, «Prima di arrivare qui conoscevo l’Iran solo attraverso i media occidentali. Ho trovato una realtà completamente diversa. La gente ha amato e sostenuto Khamenei».

Come no. E lo paragona ad altri degni figuri: «È come Fidel Castro, Che Guevara, Thomas Sankara, tutti quei rivoluzionari che hanno guidato il loro popolo verso la libertà». Fa schifo, ovvio, ma non intendiamo cavarcela col ribrezzo, saremmo patetici e cascheremmo ancora una volta nella trappola: i flotillas nella loro fogna morale non debbono stupire, sono pro Hamas, sono per i bagni di sangue sui popoli, sulle donne, sugli omosessuali, sulle minoranze che del resto strumentalizzano in tutti i modi, ma qui a dover suscitare più schifo è la vertiginosa miseria culturale (oltre che morale) su cui si stagliano le menzogne come torri di merda.

Sì, sono ignobili, ma hanno la parziale attenuante del sottosviluppo intellettuale e storico: che ne sanno questi di cose iraniane, che della guerra contro gli Stati Uniti che insiste da 73 anni, dal colpo di Stato ordito dagli Stati Uniti (ebbene sì) insieme alla Gran Bretagna, in nome della lotta al comunismo, in realtà per rovesciare Mossadeq che nazionalizzava il petrolio sottraendolo agli inglesi? Sicuro, da quel momento l’America non può non venire percepita in Iran come una potenza invasiva e dispotica, sicuro che è Washington a spostare l’Iran nell’orbita sovietica.

Ma dal 1953 al 1979 l’Iran controllato dallo scià, uomo di pezza degli americani, conosce una evoluzione veloce e positiva, diventa il Paese più evoluto del Medio Oriente, le donne circolano in minigonna, Teheran si apre al mondo, si laicizza, certo il pluralismo non trova posto, la modernizzazione è imposta, il regime non risponde ai cittadini ma ai controllori occidentali, però le condizioni socioeconomiche si esaltano.

Tutto si spezza con la rivoluzione del 1979 di Khomeini che cavalca l’insofferenza politica e fomenta – non da solo, dalla sua ha marxisti, nazionalisti, e i soliti utili idioti dell’intellighenzia occidentale – una rivolta “antimperialista” destinata a sfociare in teocrazia dall’oscurantismo repressivo e regressivo.

Dal suo esilio francese, Khomeini ostenta moderazione, sembra addirittura schiudere prospettive tra Islam e liberaldemocrazia: è, ovviamente, una farsa, cui gli occidentali vogliono, come al solito, credere: il voltafaccia si rivela feroce, spietato soprattutto con la sinistra, non c’è bersaglio più odiato della sinistra nella sensibilità dell’aytatollah e dei suoi scherani. L’Iran è ora una Repubblica coranica sciita e scatena la guerra “informale” con gli Stati Uniti con la crisi degli ostaggi di quello stesso 1979, che costerà la carriera a un disorientato Carter.

Ma l’odio verso l’America è in parte strumentale, Khomeini vuole instaurare una prevalenza totale e definitiva in seno al mondo islamico, vuole schiacciare la rivalità sunnita ed è disposto a tutto, anche a servirsi del marxismo palestinese di Arafat, che dovrà pentirsi amaramente di esserci cascato.

Poi verrà “l’asse della resistenza”, un sistema di guerre per procura volto ad introdurre il dominio iraniano in Libano, Siria, Yemen, Gaza, Iraq dove è inevitabile il conflitto con Saddam. Quanto all’America, le ostilità concrete partono nel 1983 a Beirut: e non si interrompono più.

Si susseguono le formazioni terroristiche, Hezbollah, Hamas, al Qaeda con riserva, Osama bin Laden è ostile, ma nessuno ha mai potuto escludere che abbia congelato le sue avversioni, via Hezbollah, negli attentati alle ambasciate americane africane di Kenya e Tanzania del 1998. Sotto Khomeini l’Iran è uno Stato che vive nella guerra e di guerra, di molte guerre contro tutti: America, Occidente, Israele, mondo arabo e islamico e l’andazzo ovviamente non cambia con l’eterno Khamenei che tra il 2003 e il 2011 concentra gli attacchi dall’Iraq con oltre 600 vittime americane, seppure le ostilità non si interromperanno mai del tutto.

Quindi Il 7 ottobre 2023, il massacro orrendo, spaventoso, ma anche controproducente: non spezza gli accordi di Abramo, non isola Israele, all’opposto molti regimi si coalizzano contro Iran, che è il vero escluso: e non c’è solo il Mossad, non c’è solo Israele che non dimentica, quel giorno anche 46 americani finiscono trucidati e la fine di Khamenei è segnata anche se arriva tre anni dopo.

Abbiamo cercato di asciugare il più possibile, ma è per chiedere: di che parlano questi cialtroni di flotilleri? Davvero paragonano Khamenei a Castro e Guevara? Lo sanno che il Che considerava i “negri” razzialmente puri “perché non si lavano”, “inetti che non meritano altro che schiavismo e comunque nessun aiuto”? Talmente imbarazzanti, se non indecenti, che ovviamente piovono prese di distanza, Global Sumud Flotilla si dissocia, scarica il delirio sui singoli partecipanti. È a sua volta una commedia, una dissimulazione degna dei loro eroi musulmani, semplicemente debbono in qualche modo coprirsi, hanno sul collo il fiato di Israele, degli americani e lo sanno.

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C’è da credere che nel direttivo molti avranno maledetto le trovate di quegli incauti che vogliono «aiutare a mantenere questa rivoluzione». Quale? Quella dei macelli sistematici da 60 anni? Dei gay fatti volare dai tetti, delle donne lapidate, macellate se cantano o si sciolgono i capelli? Quale, quella dei quarantamila trucidati in 2 giorni di “resistenza”? E fin qui l’abbiamo messa sul duro, sul serio, perché si parla di cose dannatamente serie.

Ma vogliamo chiudere su una nota comica, talmente bruciante che l’orrore e la vergogna non riescono a soffocarla: ammesso e non concesso che le farneticanti, maleodoranti certezze di questi straccioni di lusso, fiancheggiatori dei più lugubri criminali islamici possano avere un pallidissimo fondamento, chi la fa, chi la sostiene la rivoluzione permanente nel segno dell’antimperialismo?

Questi scappati di barca che frignano se gli tolgono la crema solare, questi opportunisti che salgono a bordo apposta per farsi arrestare, inventano botte e torture mai subite per una dichiarazione in più, si dichiarano martiri del sionismo se gli negano l’acqua minerale per 20 minuti?

Davvero una teocrazia che ha i suoi guai e grossi guai, che ha celebrato per una settimana le ceneri della sua guida suprema, ha bisogno del sostegno di questi ridicoli viziati rompicoglioni da hotel a 5 stelle, davvero la sua “rivoluzione” è appesa alla rivoluzione dei bitini?

Max Del Papa, 16 luglio 2026

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