Su giurati, su compagni, accorrete in fitta schiera, è uscita la giuria di qualità del premio Strega saggistica: uno spreco! Ci vuole un torpedone con 55 persone, tanti sono i giurati qualitativi, più giurati che lettori, più giurati che elettori, praticamente la giuria qualitaria coincide col coacervo PD-CGIL-Repubblica, tanto che il premio Strega si potrebbe riferire a Lella Schlein. In senso scientifico, che andate a pensare.
Non si può sbagliare: è tutta gente (a parole) a sinistra della rivoluzione d’ottobre, sono i canguri del grande balzo in avanti verso la risacca da circolino del tipo “poteve opevaio ai Pavioli”, “lotta continua a Capalbio”. È il tipo sinistrello che resta quello, non evolve, al limite cambia i colori della kefiah, più fluo, vive una sua perennità tanto più ridicola in quanto sussiegosa, è l’esemplare del grande scinema piddino, il musicante da concertone, l’autore televisivo da fiction da frigorifero progressista, il narratore un po’ filosofo tormentato dalla figura inconfondibile: straccionato da sartoria, vagamente fluidone, con moglie frigida ma carogna, lui succube ma incline ad una cattiveria anche violenta, molto volgare en privé, molti libri decorativi mai letti, neppure quelli scritti da sé (ufficialmente), devoto a una storia ossessivamente revisionista, antioccidentale, filosovietica, parla di cose che rigorosamente non sa, fondamentalmente coglione, ma noioso.
Se donna, con nevrosi incorporata da pulsione lesbo résume, se uomo, svirilizzato, vanitoso ma preocemente invecchiato, se adolescente, chiuso, una vita tra cameretta (poster di un maranza di sinistra, Guevara è roba da secolo scorso, da genitori consapevoli) e frigorifero sempre ben fornito, devoto alle canne, contesta la generazione dei vecchi che contestano la generazione dei vecchi che contestano la generazione dei vecchi, ma senza mai ripudiarli perché poi diventano autori del grande scinema piddino per stirpe, per familismo anormale, per diritto mammifero, qualcuno finisce disgraziatamente per fondare un partito, ma è un altra storia. Triste.
Nella carica dei 55 spiccano storici a sinistra del leninismo estetico, da Barbero a Canfora, conduttrici uscite dal tunnel del divertimento da gotta continua tipo Bignardi, la Carrozza presidenta del CNR antifà, giornalisti di schietta fede come Collura e De Mauro, direttore quest’ultimo di Internazionale, una testata una garanzia, non mancano le Uccello tutte partigianato, resistenza, e basta con queste destre estreme, che sarebbero Meloni, ma largo, ecco le divulgatore e divulgatori più o meno militanti, ma di più più più più più, come Barbara Galavotti, l’attivista Vera Gheno, il mediaclimologo Tozzi, purtroppo senza Mercalli ed è un’ingiustizia però: non sono entrambi catastrofari, apostoli climatici, gretinisti indefessi?
Non può mancare l’ubiquo Lagioia, quello dei saloni librari militanti, ma appena appena, una spruzzata di filosofia rosa con Michela Marzano, di consapevolezza rosa, con Melania G. Mazzucco, e mi raccomando la G, così come non può restar fuori Tomaso Montanari e mi raccomando la M, e poi un par de magistrati, de architetti, insomma robba così, omoggenea, ce n’è per tutti i gusti ma non possiamo elencarli uno per uno, facciamo solo una devota servile eccezione per il gesuita Antonio Spadaro, bergogliano, dispenser di omelie sul Fatto Quotidiano.
Facile concludere che dalla cinquina di saggi scientifici ritornerà vincitor il più realista socialista, il più zdanoviano, il più proPal, il più ventoteniano, vaccinaro, revisionista e de sinistra si parli di intelligenza artificiale, corpo umano (gender, ça va sans dire), Asia, Italia, destre estreme, pasta e fagioli.
La giuria di qualità è come Greta: non mente, non sbaglia! La verità non è il tempo che fa, ma Che tempo che fa. Così vanno le cose, così devono andare, per citare il compagno reazionario Lindo Ferretti, prima stalinista, poi lefevriano, oggi tornato fondamentalista a sinistra, perché questi sono così: non è mai per soldi, è sempre per soldi, e per nostalgia canaglia, certo, certo, hanno delle facce, tutti questi, che il bronzo si squaglia al cospetto.
Ma fatevene una ragione: cotanti e cotali giurati della sezione scientifica Premio Sega (perché è una sega, è un pippone insostenibile come il concertone, i referendum, il manifesto di Ventotene, il glande scinema piddino) sono selezionati, avverte e ricorda il comunicato stampa, “tra le maggiori figure di spicco (cominciassero a imparare l’italiano, dalle parti del premio Strega) del panorama culturale, accademico e giornalistico”, e se queste sono “le maggiori figure di spicco”, sostituzione etnica salvaci tu.
In tutto questo ben di Piddio, spiccano alcune latitanze, ma imperdonabili: scusate, compagni, ma come fa nel comitato sciàntifigo a mancare Big Mama che ormai fa pure la pubblicità delle multinazionali cosmetiche? Come fa a mancare Ilaria Salis, lei che occupa pure casa sua? E, perdonate, Chiara Ferragni che male vi ha fatto? Adesso fingete di non conoscerla, quando stavate per candidarla con tutti i pandori? Para-giurati che non siete altro? E Marinelli che ancora deve smaltire il trauma d’aver fatto Mussolini? E Germano Elio e Valerio Chiara? No, noi non ci stiamo! Tutto questo sa molto di discriminazione e ci appelliamo al Capo dello Stato, che sicuramente dall’alto della sua saggezza scientifica vigilia, perché venga sanata una sgradevole situazione: i giurati scientifici del Premio Sega vengano democraticamente portati d’autorità a cento, mille, millanta che tutta notte canta, e non se ne parli più. Viva la Scienza! Viva la giuria delle maggiori figure di spicco! Viva (la) Repubblica! Viva l’esercito (dei giurati a gettone)!
Max Del Papa, 24 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


