Cronaca

La gogna non risparmia più nessuno: nemmeno i bambini

Quando il giustizialismo mediatico soffoca il dubbio, dimentica la presunzione di innocenza e calpesta perfino l’infanzia

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Quando l’odio e la pancia prevalgono sulla cultura e sul cervello, si diventa un Paese incivile. Pericoloso. Nemmeno i minori proteggiamo sempre. Ci scordiamo troppo spesso il sacrosanto principio della presunzione di innocenza, accecati dal giustizialismo e dal bisogno di giudicare e odiare. Troppi vomitano sentenze. Forse a volte rischiano di farlo perfino i magistrati?!

I magistrati, per primi, dovrebbero coltivare il dubbio, cercare disconferme, sentenziare condanne solo oltre ogni ragionevole dubbio. Ma l’arroganza delle persone, l’ego, ama le certezze. Il dubbio e l’incertezza creano in noi disagio, attesa, confusione. Questa società non ha voglia di fatiche. Annoiano le sfumature e piace il bianco e il nero, o meglio il crime, il dark. Una moda.

È di moda esprimere opinioni anche quando non si è certi, solo per un bulimico bisogno di apparire. E poi rimangiarsele, di fronte alle evidenze, prevederebbe umiltà e intelligenza. Accade, ma sono perle rare oggi. Se Socrate diceva che l’uso scorretto del linguaggio induce il male nell’anima, oggi non possiamo più stupirci di nulla. Ma possiamo invertire la rotta? Possiamo almeno condividere dei principi.

Cittadini che pensano di sapere, dal primo giorno, dal primo titolone, chi ha ucciso Chiara Poggi, pensano di sapere se sia giusta o ingiusta la grazia alla Minetti, o se tenere i “bambini del bosco” lontani dal loro nido sia precauzione o aberrazione. Sanno tutto. Si vendono anche diagnosi di psicopatologie come fossimo al mercato.

Chi non insegue l’illusione della certezza e coltiva i dubbi come semi preziosi, si chiede invece una cosa importante: come si può condannare un uomo dopo due assoluzioni? Come si può, dentro e fuori dagli organi istituzionali, e come possono alcuni giornalisti e opinionisti non proteggere nemmeno i minori?

Qualcuno ha pensato al bimbo adottivo di Minetti e Cipriani? Leggo che ha 9 anni. Un’età delicata, in cui non si è certo troppo piccoli per capire e assorbire. Forse capiscono di più i bambini di certi nostri adulti giornalisti, desiderosi di scoop a tutti i costi.

Qualcuno si è chiesto che effetti abbiano, in generale, certi attacchi mediatici e processi mediatici sull’infanzia e sull’adolescenza? Siamo talmente immersi in un mondo virtuale che ci scordiamo che i figli dei “genitori del bosco”, il figlio di Minetti e Cipriani e tanti altri “figli di scoop” sono bambini veri, in carne e ossa, non chatbot. Le loro emozioni e i loro sentimenti sono stati calpestati in nome della presunzione. Non c’è più la presunzione di innocenza e l’innocenza: è rimasta solo la presunzione?

Dott.ssa Paola Dora
psicologa
10 maggio 2026

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