Commenti all'articolo La grande preoccupazione che agita la finanza americana

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Giulio
Giulio
24 Aprile 2019 17:09

Risposte pietose in un paese in cui la disoccupazione è stata praticamente eliminata e che vive un periodo di sviluppo economico record. Questi finanzieri sono deboli e vigliacchi, non possono rinunciare a politicamente corretto e all’appoggio dei media.
Fatemi un solo nome di paese socialista con benessere e liberà. Nessuno.

Alfredo Branzanti
Alfredo Branzanti
23 Aprile 2019 20:05

L’unico commento possibile riguarda l’insostenibilità ormai acclarata del modello economico statunitense, che ha generato una polarizzazione di redditi e patrimoni tale da renderlo totalmente inefficiente ed incapace di fornire risposte alla larghissima maggioranza delle persone. Alcuni miliardari si sono resi conto di questo ed hanno, più o meno furbescamente, lanciato un allarme (questo dimostra che non sono tutti distruttori della convivenza civile e dell’ambiente come i Koch Brothers!). Ho avuto occasione di leggere il post di Ray Dalio (non proprio un agit prop da terza internazionale, è il Ceo di Bridgewater) che evidenzia come le retribuzioni in Usa non crescano in termini reali dal 1980 (qualcuno si ricorda che è l’anno di elezione di Reagan?) e che la mobilità sociale è totalmente ferma, anche per una scuola pubblica abbandonata in nome della privatizzazione (l’attuale segretario all’istruzione vorrebbe abolirla ohibò) ed oggi in condizioni disastrose. Purtroppo i democratici si agitano con nuovi estremismi, mentre per i repubblicani qualsiasi provvedimento che vada a favore delle persone e delle loro vite è socialismo. Così poi leggiamo (oggi) che nella città di New York ci sono 40.000 bambini con alimentazione insufficiente, che salgono a 750.000 nell’intero stato. Se le cifre sono queste in realtà avanzate come quelle newyorkesi, non oso immaginare cosa siano in zone arretrate ed incivili come il Mississippi o l’Oklahoma. Forse… Leggi il resto »

Orlo
Orlo
23 Aprile 2019 19:55

Nn sono sicuro che ci sia un ritorno al soggetto statuale nel discorso dei top manager,ma un richiamo al soggetto umano. Nn ha caso si cita il “socialismo” dei giovani dem dietro le gonne di Ocasio e Beto,come un fattore di “sfrangiamento” del american dream. Codesti sono i top manager che stanno dietro l’eccessiva finanziarizzazione del capitalismo,il quale è una modalità vincente di progresso delle società se unisce la finanza al suo fine ultimo che è l’investimento. Il senatore repubblicano nel chiedere agli stessi,per creare il paradosso determinato a scrollare il torpore atarassico in cui stanno versando gli USA,chiede a coloro che il denaro rendono nei vari rivoli economici,di ritornare a fare investimenti. L’approccio di Trump segna un sentiero in parte giusto dove si declina nella detassazione sugli investimenti,ma sbaglia a mio parere,dove vede l’abbassamento della tassazione sui profitti dal momento che la mancanza di investimento porta,come successe ai tempi di Reagan,ad un reflusso economico nella finanziarizzazione forzata,che ebbe il suo culmine con la crisi del 2008. La stessa cosa che successe anche in Italia,quando a fronte del divorzio tra banca d’Italia e tesoro si scelse di detassare i bot creando una paralisi degli investimenti che nel primo governo Craxi,reimpostando la tassazione,creò le basi della breve modernizzazione che ci porto al quinto posto tra le economie mondiali. Per dire,ai tempi… Leggi il resto »

Ivo Biavaschi
Ivo Biavaschi
23 Aprile 2019 18:14

Sono sorpreso di leggere una sequela di commenti (ben 7), tutti interessanti ed appropriati, di persone di rara ragionevolezza su un tema tanto difficile. Complimenti.

Sandro Cecconi
Sandro Cecconi
23 Aprile 2019 15:47

” I vari esponenti della finanza americana oggi invece sottolineano l’esigenza di interventi “soggettivi” sostanzialmente possibili solo grazie a sistemi di sovranità popolare che correggano quando necessario le tendenze automatiche in atto. ”

La verità è solo questa. E qui sorge il problema dei problemi: ora come possono riuscire a operare tali scelte, che li sconfesserebbero del tutto, dopo che per circa una trentina di anni hanno portato avanti il piano scellerato con la commistione nauseante della gran parte dei media che si sono schierati in modo scandaloso?

Come sempre accade è bastato che fosse eletto un “non predestinato” inviso alle elites per cambiare il corso della storia che questi falsi e ipocriti “mercanti”, i quali stanno per essere cacciati dal Tempio come qualcuno di costoro ha preconizzato, avevano programmato con meticolosità insieme ai mondialisti per far diventare ogni individuo solo l’acquirente anonimo e senza anima di un codice a barre.

Alla fine della fiera a costoro, uno più falso e ipocrita dell’altro, preme solo perpetuare più a lungo possibile pe proprie rendite di posizione non meritate.

Pertanto, solo una volta distrutte queste elites da operetta tragicomica, si potrà passare alla seconda fase di rivalutazione di un Capitalismo meritocratico capace di sprigionare tutte le energie di ogni singolo individuo per un nuovo Rinascimento.

Tullio Pascoli
Tullio Pascoli
23 Aprile 2019 10:56

Il Mercato è un Ordine Spontaneo funziona come il linguaggio…

Il Mercato segue le aspirazioni degli individui, dei consumatori. Il Mercato per sopravvivere si adegua alla realtà di ogni momento, si autoregola e solo non funziona quando i politicanti si mettono ad intervenire; allora, sì, il mercato non funziona.

Il Socialismo, agisce dall’alto verso il basso; pretende regolamentare tutto, perfino il linguaggio, discriminando termini politicamente scorretti.

Gli accademici possono dettare le loro norme a volontà, come fanno i socialisti, ma con le norme del linguaggio, ma alla fine, il pubblico sceglie i termini che meglio si adattano al loro pensiero, alle proprie interpretazioni. secondo le proprie libere scelte e preferenze è l’universo degli individui che condiziona il parlare, così come condiziona il Mercato.

Ed è la globalizzazione, ossia la circolazione delle idee, dei beni e degli individui che in ultima fase determina ciò che è valido, ciò che può sopravvive e ciò che scade.

La moda viene proposta: nasce e muore, perché alla fine, è il consumatore a decidere se farla sopravvivere, indipendentemente da ciò che ci si vuole imporre.