Esteri

La guerra coinvolge l’Italia: un “missile” si abbatte sulla base italiana a Erbil

Crosetto: "I nostri soldati sono nel bunker". Trump insiste con la guerra: "Non abbiamo finito"

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Un missile ha colpito nella notte del 12 marzo 2026 la base italiana situata a Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’attacco, avvenuto alle 23:10 ora locale, non ha provocato vittime né feriti tra i circa 300 militari italiani presenti a Camp Singara, come confermato dal ministro della Difesa Guido Crosetto. I soldati si sono rifugiati nei bunker della base e sono rimasti al sicuro durante il raid.

Secondo quanto riportato, due droni avrebbero colpito la zona del bar-ristorante della base, conosciuta dai soldati con il nome di “il Fortino”. L’attacco ha causato un’esplosione e un incendio, poi domati rapidamente. Le autorità confermano che due veicoli sono stati coinvolti nel rogo.

Condanna del governo italiano

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’attacco “inaccettabile” e ha espresso solidarietà ai militari impegnati nella missione. “Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”, ha dichiarato Tajani. Il governo italiano, inclusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stato immediatamente aggiornato sull’accaduto. Si stanno valutando le conseguenze dell’evento, ma Tajani ha precisato che non è ancora chiaro se il missile fosse iraniano o lanciato da milizie filo-iraniane.

Il ruolo della base italiana a Erbil

Camp Singara, situata all’interno dell’aeroporto internazionale di Erbil, rappresenta un presidio strategico per il contingente italiano nell’operazione Prima Parthica. I militari italiani, principalmente appartenenti all’Esercito e all’Arma dei Carabinieri, hanno il compito di addestrare le forze di sicurezza locali, inclusi i peshmerga curdi, per rafforzare le loro capacità di contrastare l’ISIS e mantenere la sicurezza regionale. Nel solo 2025, il personale italiano ha fornito formazione specialistica a oltre mille militari curdi.

Oltre all’addestramento, la base svolge funzioni di comando, supporto logistico e cooperazione civile per l’intera missione. La componente aeromobile del contingente, denominata Task Group “Griffon”, opera con elicotteri NH-90 per il trasporto di personale ed equipaggiamenti, garantendo una mobilità fondamentale nella regione.

Un contesto regionale sempre più teso

L’attacco a Erbil si inserisce in un clima di crescente tensione nella regione, con l’Iran accusato di intensificare gli attacchi tramite droni e missili. Fonti militari internazionali evidenziano come queste azioni rispondano a una strategia mirata non tanto a scontri diretti, quanto all’indebolimento delle capacità difensive degli avversari.

Negli ultimi giorni, anche altri Paesi del Golfo Persico hanno subito attacchi simili. A Dubai, un drone iraniano si è schiantato contro un edificio, mentre nuove incursioni hanno colpito basi americane situate nel Medio Oriente. Lo Stretto di Hormuz, crucialmente importante per il commercio globale di petrolio, è diventato teatro di numerosi incidenti, alimentando ulteriormente l’instabilità nell’area.

Le dichiarazioni dei ministri

Il ministro Guido Crosetto e il colonnello Stefano Pizzotti, comandante della base di Erbil, hanno confermato che il personale italiano è illeso. “Stiamo monitorando costantemente la situazione”, ha affermato Crosetto, aggiungendo di essere in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Antonio Tajani, intervenuto anche in televisione, ha sottolineato che l’Italia sta lavorando per valutare l’accaduto e decidere le prossime mosse. “L’attacco è grave, ma la priorità era mettere in sicurezza i nostri soldati”, ha ribadito il ministro degli Esteri.

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