In vecchie edizioni era intitolato
“la swastica sul sole”.
Mirto
4 Maggio 2025, 20:05 20:05
Vorrei segnalare che il libro è uscito originariamente con il titolo “La svastica sul sole”
Fabry
4 Maggio 2025, 18:34 18:34
La fantascienza è un genere difficile. Rasenta la profezia visionaria. Quella distopica è la branca facile di un genere difficile. Andrebbe capito il messaggio di fondo che la fantascienza vorrebbe dare. Quando smetti egocentricamente di guardare avanti. E’ quando iniziano i problemi. Difatti.
paolo
4 Maggio 2025, 18:23 18:23
È la descrizione che ne da anche Shlomo Sand sui supposti semiti (al 95% caucasici/tedeschi e polacchi) ovvero sui Sionisti le cui radici si fondano sull’esclusività etno teologica. Inoltre se si leggono le follie di Jabotinsky se ne completa il quadro.
Antonio
4 Maggio 2025, 17:55 17:55
Ammetto che di Philip K. Dick ho letto poco (le tre stimmate di Palmer Eldritch e Deus Irae che fra l’altro lo scrisse assieme a Roger Zelazny) e non questo libro e quindi non posso giudicare ma la “banalità del male” è un concetto che si trova in parecchi libri.
barbara 1
4 Maggio 2025, 17:16 17:16
Credo che “la banalità del male” sia in assoluto la frase più id!ota della storia dell’umanità: chi fa il male può essere banale, il male non lo è mai.
A parte questo, questa presentazione non mi invoglia per niente a leggere il libro.
In vecchie edizioni era intitolato
“la swastica sul sole”.
Vorrei segnalare che il libro è uscito originariamente con il titolo “La svastica sul sole”
La fantascienza è un genere difficile. Rasenta la profezia visionaria. Quella distopica è la branca facile di un genere difficile. Andrebbe capito il messaggio di fondo che la fantascienza vorrebbe dare. Quando smetti egocentricamente di guardare avanti. E’ quando iniziano i problemi. Difatti.
È la descrizione che ne da anche Shlomo Sand sui supposti semiti (al 95% caucasici/tedeschi e polacchi) ovvero sui Sionisti le cui radici si fondano sull’esclusività etno teologica. Inoltre se si leggono le follie di Jabotinsky se ne completa il quadro.
Ammetto che di Philip K. Dick ho letto poco (le tre stimmate di Palmer Eldritch e Deus Irae che fra l’altro lo scrisse assieme a Roger Zelazny) e non questo libro e quindi non posso giudicare ma la “banalità del male” è un concetto che si trova in parecchi libri.
Credo che “la banalità del male” sia in assoluto la frase più id!ota della storia dell’umanità: chi fa il male può essere banale, il male non lo è mai.
A parte questo, questa presentazione non mi invoglia per niente a leggere il libro.