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La liceale francese perseguitata dall’Islam perché lesbica

Diversi giorni fa in Francia, a Vienne, nell’Isère, succede che una sedicenne, Mila, venga minacciata di morte e insultata con una violenza tale da costringere le autorità a ritirarla da scuola. La ragazzina era alle prese con una diretta su Instagram – che usa per cimentarsi nel canto -, un utente ha iniziato a molestarla accusandola di essere lesbica e invocando per questo la solenne punizione di Allah. Non è tardata la reazione della sedicenne che si è scagliata contro l’islam, il Corano e la religione con un linguaggio molto colorito.

La comunità musulmana francese ha replicato in un baleno denunciando il carattere blasfemo della liceale Mila, per poi passare all’odio. Quello legittimo, fa sapere l’islam francese, perché Abdallah Zekri, delegato generale del Consiglio francese per il culto musulmano (istituzione destinata a rappresentare i musulmani davanti alle autorità pubbliche), fuori dai denti ha detto cosa pensano lui e la sua gente sulla questione, “Dico che questa ragazza sa benissimo cosa sta facendo”. Per aggiungere: “Chi semina vento raccoglie tempesta”.

E allora le minacce di stupro e di morte. Poi viene pubblicato online il suo indirizzo, la polizia la costringe a nascondersi. Insomma, il solito copione per chi osa criticare la religione di Maometto: una reazione quantomeno contraddittoria rispetto a quel che ci viene ripetuto dell’islam, dopo ogni attentato jihadista, un religione di “pace e di amore”. E soprattutto cosa ci sta dicendo Abdallah Zekri? Che con l’islam si torna alla legge del taglione?

Sono state aperte due indagini, tra cui una per “provocazione dell’odio razziale”. Un caso che rilancia il dibattito sulla “blasfemia”: reato non contemplato dalla legge francese, ma che viene regolarmente discusso, soprattutto a far data dagli attacchi a Charlie Hebdo nel 2015.

Ma per una volta la questione non è tutta qui. Pare, infatti, che Mila fosse omosessuale, o quanto meno si sentisse parte della comunità LGBT.  E qualcuno del mondo arcobaleno avrebbe invitato Mila a “rimuovere la bandiera LGBT + dai suoi account social: “Chiaramente non hai l’apertura per far parte di una comunità che sostiene l’amore e l’accettazione! Non fai alcuno sforzo per capire l’altro e ai miei occhi sei come un omofobo tranne che sei islamofobo (…)”. E pare che altri messaggi simili le siano stati inoltrati.

Così, mentre l’Occidente progressista si è proclamato campione di laicismo, cosmopolitismo e femminismo ci troviamo nel bel mezzo di scontri violenti che avvengono nelle metropoli dove la comunità islamica ha replicato le strutture valoriali dei paesi d’origine. Ma senza il giusto contraddittorio. E scopriamo che l’omofobia, quando esiste, è un peccato ad esclusiva dei bianchi, dei cristiani e degli occidentali. E soprattutto che sì, va bene tutto, tranne criticare l’islam.

Non è la prima né l’ultima volta che qualcuno viene minacciato di morte perché ha criticato l’islam, – in Francia la stampa dimostra di non essere neanche più sorpresa -, e il caso Mila non è di certo aneddotico. Rientra solo nel jihad culturale che gl’islamici hanno intrapreso circa trent’anni fa contro la libertà di espressione e di costume degli occidentali.  A volte bastano i tribunali, altre occorre un attentato o una minaccia perché ciò che li fa arrabbiare venga messo a tacere.

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