La prima considerazione che salta alla mente di chi segue costantemente l’evoluzione sociopolitica del Paese è il bassissimo livello d’informazione (e di onestà intellettuale) che caratterizza circa metà della popolazione; e ciò, per una Nazione che affonda le radici nel terreno, una volta fertile, della cultura, dell’arte e dell’ingegno, è grave, anzi è un elemento che ci avvicina (socialmente) più a stati in stile anarco-sudamericano che a democrazie civili ed evolute.
Escludendo le esternazioni bipartisan a sostegno della Presidente del Consiglio, a seguito degli attacchi ed insulti ricevuti rispettivamente da Trump e Solovyov, le dinamiche del confronto sociale restituiscono un quadro non rassicurante. Leader di opposizione ed alcune testate che continuano ad istigare odio manipolando subdolamente la realtà, milioni di cittadini disinformati che si lasciano irretire dalle menzogne di tali establishment e tirano fuori rabbia e violenza verbale ai limiti della legalità, social che permettono di tutto applicando la “censura” a senso unico, ovvero oscurando parzialmente la visibilità di chi non si allinea alla “rivolta contro i fascisti al potere” ed alcuni giornalisti e conduttrici/conduttori di programmi tv che alimentano questo clima avvelenato.
Per finire… anarchici, filo-Hamas ed italo-islamici vari che approfittano di ogni evento per attaccare le Forze dell’Ordine e destabilizzare il sistema, parte della magistratura (forte anche della vittoria del NO al referendum) che emana “sentenze politiche” trovando cavilli per poter scarcerare o non perseguire l’illegalità proveniente dal mondo degli immigrati irregolari e da gruppi borderline vicini ai partiti di sinistra.
La libertà di stampa e la corretta informazione
Houston, abbiamo un problema, ed è ciò che possiamo definire onestà intellettuale e responsabilità in merito alle informazioni (ed opinioni) che si diffondono su carta stampata, attraverso social e tv e che, nel 50% dei casi (voglio mantenermi basso), non entrano nel merito delle questioni ma si manipolano per utilizzare l’informazione come uno strumento per delegittimare gli avversari, esattamente come fanno alcuni magistrati con le “sentenze politiche”.
Non è una questione di libertà di stampa ma dell’abuso che si fa di essa; con il pretesto di ciò che la Costituzione garantisce assistiamo a campagne vergognose su tutti i media, soprattutto all’indirizzo di una sola parte politica, a maggior ragione se governa; e se qualcuno osa dissentire o sindacare informazioni ed opinioni, palesemente manipolate, inesatte o addirittura false, viene immediatamente accusato di “voler mettere il bavaglio” a giornalisti ed opinionisti.
Un po’ come l’inefficienza di una certa giustizia che “autorizza” i criminali a delinquere senza temere alcunché perché protetti da un Paese garantista e certi di non trascorrere mai più di 24 ore in cella; ciò che accade in parte del mondo dell’informazione segue lo stesso principio, ovvero “si può dire e scrivere di tutto, offendere e delegittimare perché si è garantiti e non si può essere messi a tacere”.
Pertanto, tale metodo scorretto di fare informazione non è dovuto ad un regime repressivo in cui chi governa controlla i media e pretende fango costante sugli oppositori… di conseguenza, non è un problema di libertà di stampa; fortunatamente siamo in una Nazione democratica e garantista e, paradossalmente, è proprio questo il punto nodale della questione: si usa la Costituzione come scudo per poter oltrepassare i limiti della decenza e della civiltà.
Chi fa informazione dovrebbe essere imparziale (quasi come un magistrato), ciò non significa che non possa essere schierato, ed anche dimostrarlo apertamente, ma un minimo di onestà intellettuale e deontologia dovrebbero essere alla base di ogni opinione che si esprime ed ogni informazione che si riporta, ovvero entrare sempre nel merito delle questioni e sentire la responsabilità di riportare la realtà anche se accompagnata da opinioni che denotano un evidente schieramento.
Questo modo, ripeto, scorretto, di fare informazione rende le masse ignoranti, genera contrapposizioni violente, anziché confronti civili, ed alimenta la disonestà intellettuale… che è ciò che perseguono le “lobby dall’antifascismo facile” tirato in ballo ad ogni piè sospinto.
Il caso social
Non v’è dubbio alcuno che i social network, sin dall’avvento, inizialmente nati per aiutare a socializzare, si sono trasformati in terreno fertile per “immondizia sociale” (a prescindere dai colori politici); truffatori di ogni specie, individui che sfogano con violenza la propria rabbia o odio nei confronti di qualcuno, donne “in vendita”, a volte prostituzione e pornografia mascherate, promozione del gioco d’azzardo, fantomatici milionari (pseudo-traders) che esibiscono auto di extra-lusso e ville milionarie (i cosiddetti “fuffa-guru”) e, ovviamente, politici che diffondono menzogne e giornalisti scorretti di cui sopra.
Se tutto ciò accadesse nel mondo reale non basterebbe un carcere per ogni comune, come mai nel mondo virtuale, nonostante la reiterazione di reati reali, tutto fila liscio e nessuno paga? Semplicemente perché si ha paura di essere additati come “fascisti” o “repressori” se si decidesse per un giro di vite al fine di eliminare prevaricazioni, violenze verbali, offese, delegittimazioni, promozione di terrorismo, di menzogne e così di seguito. Ciò significherebbe imporre regole ferree agli utenti e protocolli ultra-severi cui i social dovrebbero attenersi, ad iniziare dal non sponsorizzare post-truffa o che diffondono fake news.
Bene, è il momento di mettere in pratica tutto ciò, di emanare normative che equiparino il mondo reale al virtuale, di mettere a tacere (nonostante la democrazia) chi semina odio e violenza, chi diffonde informazioni false (art. 656 c.p.), chi promuove gioco d’azzardo, truffe finanziarie e terrorismo e chi diffonde falsità per irretire ed aizzare le masse e, soprattutto, chi provoca.
Fino a che punto si vuol tirare la corda?
A prescindere dal fatto, oltretutto, che i social incarnano tutto ciò che dista anni luce da etica, lealtà, correttezza, valori e civiltà, è strettamente necessario intervenire con coraggio per stroncare una bomba sociale ad orologeria (per ora virtuale) che, se ignorata, esploderà trasferendo dal virtuale al reale tutte le dinamiche “criminali”. Qualche avvisaglia l’abbiamo già avuta con manifestazioni di piazza (violente) i cui partecipanti sono stati aizzati attraverso i social.
Il rischio di una “guerra civile” (già in atto nel mondo virtuale) è più reale di quanto si possa immaginare; ergo, anche se stringere la morsa per social ed utenti significherebbe essere definiti“repressori”, è un’azione che va messa in pratica prima che sia tardi.
I social sono un terreno di illegalità diffusa che non è più possibile tollerare, idem testate che manipolano la realtà.
Antonino Papa, 23 aprile 2026
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