Caffè avvelenato

La Meloni (non) dissociata

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar cominciamo a essere un po’ nauseati dal provincialismo della politica italiana, che in questo momento l’opposizione interpreta in modo magistrale. Dopo la tiritera su Giorgia Meloni che non si è dissociata abbastanza da Donald Trump, ieri è arrivato l’ultimo surreale commento di Elly Schlein, indignata (anche giustamente, eh) per i bombardamenti israeliani sul Libano: “Cos’altro deve accadere prima che il governo Meloni chieda chiaramente a Trump e Netanyahu di fermarsi?”.

La vera domanda è cosa cambierebbe se la Meloni lo chiedesse davvero, cosa che peraltro ha fatto. E il risultato è evidente: nulla. Non cambierebbe nulla, perché l’Italia, per la verità pure aggregata al resto d’Europa, è una piccola potenza. Non economicamente, magari, perché i nostri mercati e la nostra industria fanno gola; ma dal punto di vista geopolitico e militare, di sicuro. E questa caratura minima si riflette sull’influenza che abbiamo sugli eventi: zero.

Basti dire che la mediazione che l’Ue aveva affidato a Luigi Di Maio, alla fine, l’ha condotta il Pakistan. Il Pakistan. Che cosa succederebbe se la Meloni facesse come il mito di Schlein, Pedro Sanchez? Che la sua faccia, come quella di Sanchez, magari finirebbe sui missili iraniani. Che il regime degli ayatollah la ringrazierebbe (ci ha provato con Guido Crosetto…). Che sull’uso delle basi tutto continuerebbe a funzionare come da trattati in vigore, tanto in Italia quanto in Spagna. E che, magari, pure lei andrebbe a baciare la pantofola per la quarta volta in quattro anni a Xi Jinping, come sta per fare il premier iberico.

Che poi, se dobbiamo dirla tutta, la Meloni era “subalterna” all’America anche quando in America c’era Joe Biden. Anche quando, cioè, l’Europa seguiva entusiasta il presidente dem nella sua guerra per procura contro la Russia, che agli Usa ha portato un sacco di vantaggi e a noi ha portato un sacco di disastri. All’epoca, andava bene quasi a tutti. E anche all’epoca, forse, dissociarsi non sarebbe servito a nulla. Serve soltanto a chi lo chiede, per provare a lucrare qualche consenso su una crisi internazionale che ci passa sopra la testa. E che ci precipita, al solito, nelle tasche.

Il Barista, 9 aprile 2026

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