
Clima di altissima tensione in Medio Oriente. Un missile balistico partito dall’Iran è stato intercettato e distrutto nel Mediterraneo orientale dai sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato. A differenza di quanto riportato in un primo momento, un funzionario turco ha precisato che l’obiettivo non era Ankara: “Riteniamo che mirasse a una base nella Cipro greca, ma che abbia deviato dalla rotta”
Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa di Ankara, l’ordigno aveva sorvolato Siria e Iraq prima di essere neutralizzato. Le autorità turche hanno precisato che non si sono registrate conseguenze per la popolazione: “Non ci sono state vittime o feriti nell’incidente”. Il dicastero ha inoltre riferito che alcuni detriti sono caduti nella provincia di Hatay, nel sud-est dell’Anatolia. In una nota ufficiale è stato ribadito che “la nostra volontà e capacità di garantire la sicurezza del nostro Paese e dei nostri cittadini sono ai massimi livelli”, sottolineando al contempo che la Turchia si riserva il diritto di reagire a eventuali azioni ostili. Ankara già nelle scorse ore aveva invitato tutte le parti coinvolte a evitare iniziative che potessero aggravare la situazione.
Di fatto in guerra, la Nato ha condannato senza mezzi termini il lancio del missile verso un Paese membro, confermando la propria solidarietà nei confronti della Turchia. Il ministero della Difesa turco ha annunciato che discuterà l’accaduto con i partner dell’Alleanza. E la situazione per Teheran potrebbe precipitare a stretto giro di posta: se si sfila anche Ankara – che non ha mai dichiarato apertamente di schierarsi con l’asse occidentale – per il Regime sarà sempre più complicato fronteggiare il nemico, considerando che già diversi Paesi vicini sono pronti ad entrare in azione in seguito alle ultime turbolenze.
Sull’episodio è intervenuto anche Pete Hegseth, che si espone con cautela. Intervenuto in conferenza stampa, il capo del Pentagono ha affermato di non credere “che l’incidente in Turchia possa far scattare l’articolo 5 della Nato”: “Siamo a conoscenza della questione, ma non crediamo che innescherà alcun intervento ai sensi dell’articolo 5”. Ricordiamo che l’articolo 5 della Nato prevede la difesa collettiva dei membri dell’alleanza in caso di attacco a un altro membro.
Nel frattempo, secondo quanto riportato dal Times of Israel, l’esercito israeliano starebbe pianificando di proseguire le operazioni militari in Iran per almeno una o due settimane, con l’obiettivo dichiarato di colpire ulteriori obiettivi ritenuti strategici. Alcuni funzionari militari, citati dal quotidiano, avrebbero inoltre ipotizzato un possibile coinvolgimento attivo di Stati del Golfo nelle operazioni contro la Repubblica islamica.
Leggi anche:
- Un conflitto lungo, la rivolta interna. I tre scenari (possibili) in Iran
- Iran, Rubio svela il retroscena: “Perché abbiamo attaccato per primi”
Sul fronte diplomatico, il New York Times riferisce che esponenti del ministero dell’Intelligence iraniano avrebbero manifestato disponibilità a discutere con la Cia della “fine della guerra”. L’iniziativa, secondo il quotidiano, sarebbe stata trasmessa tramite i servizi di un Paese terzo. Funzionari mediorientali e occidentali, interpellati in forma anonima, hanno indicato che a Washington permane scetticismo sulla possibilità di un’immediata apertura negoziale. La Casa Bianca e la Cia non hanno rilasciato commenti ufficiali. L’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite a Ginevra ha escluso, per il momento, colloqui con gli Stati Uniti, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe manifestato l’intenzione di dialogare, giudicando tuttavia tardiva tale disponibilità nel contesto delle operazioni militari in corso.
In Italia, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi una riunione dedicata alla crisi in Medio Oriente, alla presenza di diversi ministri e dei vertici dell’intelligence. Alla luce degli sviluppi in Iran, la relazione annuale dei servizi di informazione evidenzia il rischio di un’ulteriore escalation, con possibili ripercussioni anche sul piano della minaccia terroristica. “Sono inoltre aumentati”, evidenzia la relazione, “i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici”. Secondo il documento, anche in Italia, come in altri Paesi europei, sono state condotte operazioni antiterrorismo nei confronti di soggetti ritenuti a vario titolo collegati alle dinamiche del conflitto mediorientale.
Franco Lodige, 4 marzo 2026
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).