Esteri

La pace secondo Putin: missili su Kiev

Di fronte alla guerra europea di Mosca, l’Unione continua a mostrarsi priva di una difesa comune e di una vera autorità politica. E l’Italia, tra le esitazioni della destra e le ambiguità della sinistra, rischia di tornare agli anni più bui del dopoguerra

droni russi vladimir putin
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Ieri notte Putin ha illustrato ancora una volta il suo piano di pace: missili balistici su Kiev e altre città ucraine, un ospedale pediatrico colpito, almeno tredici morti, quaranta feriti e un drone entrato nello spazio aereo della Romania. Vi aggiunge con la consueta arroganza l’ignobile menzogna di colpire soltanto obiettivi militari. Ma in Italia continueremo probabilmente a discutere delle armi occidentali come se fossero la causa della guerra e del disarmo ucraino come se fosse la strada per la pace.

La comunità internazionale deve rispondere ai crimini della Russia adottando misure concrete: rafforzando le sanzioni contro la Russia e la pressione internazionale sul Cremlino, potenziando il sostegno all’Ucraina e proteggendo lo spazio aereo ucraino. I missili balistici e ipersonici rappresentano la minaccia più grave per le città ucraine. L’attuazione di iniziative antibalistiche non solo salverà la vita degli ucraini, ma costituirà anche un investimento strategico per la sicurezza europea.

La domanda non è più se l’Europa debba aiutare l’Ucraina, ma perché, dopo quattro anni e mezzo di guerra, non possieda ancora una difesa aerea comune, una produzione militare integrata e un’autorità politica capace di decidere. La Russia conduce una guerra europea. L’Unione non può risponderle come una conferenza permanente di governi nazionali.

L’Italia per suo conto appare titubante nel governo di destra e connivente nell’opposizione di sinistra. Maggioranza e opposizione ci trascinano verso gli anni peggiori della nostra storia del dopoguerra (e forse del nuovo anteguerra).

Marco Taradash, 21 agosto 2026

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