La parola ai giovani: “È la prima guerra di noi generazione Z”

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di Matteo Milanesi

Per la Generazione Z, a cui appartiene anche il sottoscritto, studente di giurisprudenza che sogna di diventare giornalista dopo la laurea, la guerra è sempre stata immaginata come qualcosa di astratto, indeterminato, magari anche un fenomeno curioso da leggere su qualche libro di storia o studiare sui manuali universitari.

I nati degli anni ‘80 ci ricorderanno sicuramente la guerra civile in Jugoslavia; ma un’invasione militare nei confronti di uno Stato sovrano, indipendente e libero, motivata da ragioni imperialistiche, non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale.

24-02-2022, ore 6 di Mosca: è ufficialmente iniziata la guerra tra Russia e Ucraina. Vladimir Putin annuncia in diretta tv la partenza delle operazioni militari, anche se il video pare essere stato registrato lunedì, ben tre giorni prima dell’inizio dei conflitti.

Indipendentemente dalle posizioni atlantiste o filo-russe di ciascuno di noi – il sottoscritto ritiene doveroso il pieno sostegno italiano alla NATO ed al popolo ucraino – “c’è sempre una parte con cui stare”, come affermato dal giornalista Toni Capuozzo. Quella “parte con cui stare” sono “i civili innocenti”: le migliaia di cittadini che, da oggi, hanno abbandonato la propria casa, la propria famiglia, la propria Patria.

Nel 1989, quasi cinque milioni di tedeschi passarono dalla parte est a quella ovest di Berlino in meno di una settimana; due milioni di persone varcarono il confine tra il 9 ed il 12 novembre; migliaia di giovani si arrampicarono scavalcando il Muro di Berlino.

Oggi, le lunghe code nelle strade di Kiev, la fuga in massa degli ucraini, le prime stime che parlano di potenziali cinque milioni di profughi, ripropongono la stessa scena di trent’anni fa: l’abbandono di una vita costruita negli anni per incamminarsi verso un campo pieno di incognite, ma che assicuri libertà, democrazia, indipendenza.

Noi, Generazione Z d’Occidente, abbiamo conosciuto la guerra il 24 febbraio 2022; abbiamo intravisto, negli occhi degli ucraini, la fatica della strenua difesa della libertà; abbiamo conosciuto il coraggio di un popolo, disposto a sacrificare la propria vita in nome di principi che in Occidente sembrano ormai scontati da decenni.

Mentre Nola Peterson, reporter di guerra, riceve aggiornamenti dalle truppe ucraine in combattimento sul lato ovest di Kiev, un soldato scrive: “Nessuno si è fatto male e sto bene. Sono abbastanza sicuro che morirò. Non sono preoccupato, è solo una valutazione onesta”. E questo avviene a 2.000 kilometri distanza. Indicativamente, come un viaggio da Roma a Londra. Un viaggio di sola andata.

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