Cronaca

La professoressa può perdonare, lo Stato no

Davanti alla violenza, lo Stato deve proteggere i cittadini. Non c'è più spazio per il “perdonismo” diffuso

Chiara mocchi 13enne

L’episodio della professoressa accoltellata da un alunno genera mille riflessioni. La docente, infatti, è sopravvissuta e, appena ha potuto parlare, ha pronunciato parole che colpiscono più del fatto stesso: «non provo rancore», «stiamo accanto al ragazzo». Non ha invocato vendetta né una punizione esem-plare. Ha scelto, invece, la via più difficile: quella del perdono.

Sul piano umano e morale, è una reazione immensa, che impone rispetto. In un momento storico dominato dalla rabbia, la capacità di distinguere la persona dal gesto, di non cedere all’odio neppure dopo aver subito una violenza così grave, rappresenta una forma alta – rarissima – di civiltà. È il gesto di chi, per formazione e vocazione, continua a vedere nello studente, anche quando sbaglia, prima di tutto un essere umano.

Benissimo, ma c’è una riflessione che non può essere elusa: se il perdono personale è ammirevole sul piano etico, sul piano sociale e professionale rischia di diventare il riflesso di un atteggiamento sbagliato e problematico, quel “perdonismo” diffuso che ha progressivamente svuotato di significato il ruolo educativo degli adulti. Genitori che non fanno più i genitori, insegnanti che non fanno più gli in-segnanti, istituzioni che esitano a esercitare l’autorità. Tutto si comprende, tutto si giustifica, tutto si perdona. Come dicono i francesi: tout comprendre, c’est tout pardonner.

Il punto, però, è che uno Stato non può permettersi questo lusso. Non può limitarsi a comprendere. Deve, prima di tutto, tutelare: innanzitutto la vittima diretta, ma anche – e soprattutto – le potenziali vit-time future. La funzione della pena, come insegna l’art. 27 della Costituzione, è anche rieducativa e, nel caso di un minore, questa dimensione assume un peso ancora maggiore. Ma la rieducazione non può tradursi in deresponsabilizzazione.

Quando si supera una certa soglia – e l’accoltellamento di un’insegnante la supera in modo evidente – entra in gioco un’esigenza primaria: quella della sicurezza collettiva. Chi ha dimostrato di poter compiere un atto di violenza così grave deve essere posto nella condizione di non nuocere più ad altri.

Leggi anche: 

Questo significa, senza ambiguità, una risposta sanzionatoria seria, proporzionata alla gravità del fatto, ma anche effettiva. Il perdono della professoressa resta un gesto nobile, esemplare sul piano umano, ma gravemente errato sul piano professionale e non può diventare criterio di sistema.

La giustizia non può essere sostituita dalla comprensione, né l’educazione può esistere senza limiti e senza conseguenze. Uno Stato maturo sa tenere insieme entrambe le cose: umanità verso chi sbaglia, ma fermezza nel proteggere chi potrebbe subirne le conseguenze. Io direi, soprattutto la seconda.

Giorgio Carta, 1° aprile 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Lui conserva tutto - Vignetta del 16/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lui conserva tutto

Vignetta del 16/05/2026