Esteri

La prova dei legami tra Maduro e i terroristi islamici

Il Venezuela sotto il regime è ormai diventato il vero hub logistico e criminale con un’infiltrazione capillare dei membri operativi di Hezbollah

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Ma è mai possibile che con tutti gli esperti o presunti tali di geopolitica di cui l’Europa (Italia compresa) vanta il contributo e il know how globale, si contino sulle dita di una mano i report e le analisi relative alla presenza e al ruolo fattivo di elemento di relazione fra narcos, deboli dittature, riciclaggio di denaro, droga, finanza sporca, svolto dall’Iran, ma specialmente dal suo proxy preferito: gli Hezbollah.

Si parla di almeno vent’anni di storia, vent’anni nel corso dei quali sul fil rouge Caracas-Teheran-Beirut, si è edificato un sistema di malavita organizzata e terrorismo islamico con scambio di risorse, armi, informazioni e finanza aggirando qualsiasi tipo di sanzioni e infiltrando non solo i regimi ma anche la burocrazia di molti Paesi occidentali pronti a chiudere un occhio, e più di uno, sul flusso di immigrazioni para-legali, frutto di una vera e propria stamperia parallela di passaporti venezolani.

Nulla di improvvisato, ma un piano ben preciso che ha inizio negli anni ’80, con l’emigrazione in Sud America e in particolare in Venezuela di libanesi e iraniani sciti, che gettano le basi per una struttura permanente che si sviluppa prima con Chavez, quindi con Maduro. L’oro estratto illegalmente da “fazenderos” di origine iraniana, un collegamento aereo regolare fra Damasco e Caracas, diventano le chiavi per la creazione di una finanza parallela in grado di eludere le sanzioni contando sull’inerzia e la lentezza di reazione dell’Occidente.

Il Venezuela diventa un vero e proprio hub logistico e criminale con un’infiltrazione capillare dei membri operativi di Hezbollah con i pasdaran ormai proprietari di centinaia di ettari di terreno nel Paese sud americano. L’associazione tra Hezbollah e il narcotraffico trova molteplici riscontri, anche in Italia: ad esempio, nel 2020, nel sequestro, nel porto di Salerno, di oltre 84 milioni di pasticche di Captagon.
Teheran, che a Caracas gestisce anche l’emittente televisiva Hispan TV che trasmette programmi di propaganda quotidiana in tutta l’America Latina, sostiene in Venezuela anche i piani di produzione di droni da combattimento e di missili balistici di progettazione di Teheran; programmi finanziati con parte dell’oro venezuelano.

Tra jihadismo e chavismo esiste una precisa convergenza di interessi, sostenuti dalla Russia, dalla Cina e specialmente dall’Iran. Infiltrati nel governo e nelle posizioni chiave del regime che, almeno sino a ieri, era una spina nel fianco della sicurezza degli Usa, ci sono uomini come Tarek William Saab, di origini libanesi, Presidente del Consejo Moral Republicano, un’istituzione a modello dell’analoga struttura iraniana: allo stesso tempo tutore dell’ortodossia chavista e procuratore (non certo super partes) della Repubblica; ruolo che gli ha consentito di inibire la candidatura di Maria Corina Machado. Ma anche Alex Nain Saab, ministro del potere popolare per le industrie e la produzione nazionale del Venezuela, detenuto negli Usa e marito dell’modella romana Camilla Fabri, 28 anni, accusata di aver sottratto e reinvestito fondi umanitari per svariate decine di milioni e di essere a capo di una banda di riciclaggio internazionale. E ancora Haiman El Troudi, già ministro della Pianificazione e dello sviluppo, i cui beni e conti bancari in Svizzera sono stati bloccati proprio ieri dalle Autorità federali elvetiche.

Nella sola isola Margarita si conta che oltre l’80% dei business, anche turistici, siano gestiti direttamente dalla comunità islamica legata agli Hezbollah. Pensare che il petrolio, certo essenziale per lanciare un segnale a Cuba (che senza il petrolio venezolano potrebbe collassare in poche settimane), sia la principale e unica ragione del blitz americano culminato nell’arresto del presidente Maduro e di sua moglie, potrebbe risultare riduttivo alla luce di queste informazioni relative al rapporto con Teheran e il mondo dell’estremismo islamico.

Bruno Dardani, 7 gennaio 2026

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