La quarantena avrà effetti psicologici devastanti sugli italiani

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Cosa lascerà agli italiani l’emergenza sanitaria? Quali saranno le conseguenze psicologiche del lockdown e delle limitazioni delle libertà cui sono stati sottoposti?

La risposta di Alessandro Meluzzi in questa clip, tratta dalla puntata di Quarta Repubblica del 13 aprile 2020.

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4 Commenti

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  1. rinserrare gli anziani in casa con la speranza che muoiano prima di quanto madre natura prevederebbe,
    i vantaggi ? gli anziani sono coloro che più seguono la politica e certamente capiscono più dei giovani
    i guasti che il sistema cattocomunista ha provocato e sta provocando al paese, avendo vissuto anni
    di democrazia e libertà ,importanti per aver arrecato ricchezza e importanza all’italia; vogliamo
    specificare che trattasi per lo più di ex democristiani a cui non mai andata giù l’abbraccio con compagni pentiti e convertiti ad un cristianesimo di comodo,del resto ben visto dalle “nuove e moderne” sfere ecclesiastiche e le cui preferenze elettorali sono rivolte a destra.
    Una domanda ci viene spontanea:nella clausura degli anziani è compresa quella dei numerosi politici e politicanti che battono la scena dalla notte dei tempi, quelli che amano tanto l’europa,
    quelli che si sono sottomessi alla merkel, quelli che ancora consigliano un popolo disorientato
    di affidarsi alle zanne della troika?

  2. Ill.mi Direttore
    Dr Nicola Porro

    Si sente ripetere con allarmante insistenza dai media che la fase 2 cioè il piano di rientro alla normalità limitata il Governo intenderebbe adottare lo stesso criterio informatore su cui sta lavorando il Governo di Israele : tale piano prevederebbe il rientro verso la normalità avendo come punti di riferimento idue parametri ; tipologia di lavoro ed età.
    In questo piano, ultimi a rientrare ad una normalità limitata (senza nemmeno una definizione temporale del ritardo rispetto alle altre categorie ) viene indicata la categoria degli “anziani” in quanto “soggetti fragili”.
    Sembra quindi che l’unico criterio informatore sia stato quello di qualche millennio addietro di Terenzio “Senectus ipsa morbus”

    In via preliminare resta da definire cosa debba intendersi per soggetti fragili.
    Soggetti non autosufficienti? O invece soggetti fragili solo perché in età avanzata sic et simpliciter ?

    E perchè non includere anche individui in giovane età con serie patologie cardiache, polmonari, generali neurologiche etc .?
    E perchè non includere anche soggetti in condizioni transitorie di depressione immunitaria per patologie transitorie ed ancora malati con malattie con immunodepressione ed anche pazienti neoplastici sotto chemioterapia?
    Si tratta di grossi numeri che riguardano una quota parte anche della popolazione lavorativa.

    Peraltro relativamente al solo fattore anagrafico, va ricordato che casi COVID gravi , spesso mortali, sono occorsi in giovani e in età matura in perfette condizioni fisiche o addirittura atleti attivi ( vedasi il paziente 1!)

    Torniamo invece alla ipotizzata procrastinazione del ritorno alla ” normalità limitata” per gli anziani , i quali continuerebbero una ingiustificata quarantena specie se non definita nel suo orizzonte temporale

    Un corpo di evidenze scientifiche in continua crescita alla base delle affermazioni di cui sotto rende inaccettabile la ipotesi di procrastinare la data di uscita dalla fase 2 dei soggetti anagraficamente definiti anziani e quindi soggetti fragili;

    1. anziani mantenuti in ambiente confinato e deprivati della possibilità di fare movimento, ( vale a dire , verosimilmente sedentarizzati di fronte allo schermo TV) vanno incontro ad un silenzioso ma progressivo aumento del rischio cardiaco e vascolare strettamente collegato alla persistente sedentarietà, con aumento di infarti ed ancor più ictus , oltre che peggioramento delle patologie metaboliche diabete etc.

    2. La mancanza di movimento fisico e di contatto sociale con altri individui ( che si realizzerebbe con la restrizione in casa) induce un deterioramento dei processi cognitivi degli anziani, come dimostrati solo dopo breve soggiorno in ambiente RSA ( demenza senile , Halzheimer etc)

    3. l’anziano per la stessa fragilità della condizione senile , ha già una certa tendenza alla depressione, che sarebbe aggravata dal rimanere isolati anche se nel proprio ambiente domestico

    4. condizione non meno importante nei tempi brevi resta la instabilità nella deambulazione che si sviluppa progressivamente ed ineluttabilmente in soggetti anziani rimasti a lungo in ambienti confinati , quando vengano nuovamente immessi in spazi aperti: questa condizione di instabilità deambulatoria acquisita, si traduce in facilità di cadute con conseguenti fratture di femore: evento spesso esiziale in quella età

    A latere vanno poi fatte altre considerazioni extramediche:

    – esiste una quota non trascurabile di anziani che, anche in tarda età , svolgono attività professionali intellettualmente impegnative e gratificanti
    (imprenditori, liberi professionisti etc): costoro ne sarebbero impediti con serio nocumento della salute fisica e mentale

    – gli anziani fanno parte spesso della organizzazione logistica familiare : accompagnare nipoti a scuola e sbrigare pratiche di figli impegnati al lavoro etc. Funzione preziosa che viene negata da questa costrizione domiciliare!

    Resta ben inteso che misure di protezione individuali (DPI) , sociali
    ( distanziamento) e proibizione dell’agglomeramento dovranno essere rigorosamente osservate.

    Con la presente intendo richiamare l’attenzione sulla prospettiva non inverosimile di una attuazione precipitosa ed approssimativa di una tale restrizione, nelle pieghe di un ennesimo decreto della Presidenza del consiglio, e pertanto invito chiunque abbia possibilità ad attivarsi presso Ordini Professionali , rappresentanti politici locali e nazionali di ogni orientamento e non ultimi i media per una efficace azione di pressione atta ad evitare una ingiusta ed ingiustificata limitazione della libertà personale

    Raffaele Numo
    Primario Reumatologo FR Policlinico di Bari
    raffaele.numo@alice.it

    PS. Anziani in casa sino a dicembre ( Van der Leyen)

  3. Perché parlare solo degli italiani? Perché agli altri no???… Perché non parlare in modo più scientifico e fare considerazioni che avvicinano i popoli in questo momento difficile?? Condividere un disagio è già un po’ saperlo affrontare….il problema dell’isolamento individuale è generale…. mondiale come la pandemia che ce lo impone!!!
    Condividere fa sentire meno pesante ogni cosa!!!…..le nazionalità servono ad altro….

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