Politica

La crisi di governo

La sconfitta di Mattarella e la rivincita di Salvini

La crisi di governo e le dimissioni di Mario Draghi sono il frutto degli errori del Colle

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di Paolo Becchi

Oggi questo sarebbe il titolo di prima pagina di un giornale, ma è molto probabile che nessuno avrà il coraggio di farlo. Eppure il titolo sarebbe azzeccato. Per diverse ragioni. Vediamo. E cominciamo dal grande sconfitto.

Chi ha voluto Draghi è stato Mattarella che lo ha imposto concordando con lui persino la lista dei ministri. E quando ha visto che era entrato in difficoltà ha – diciamo così – sponsorizzato l’operazione Di Maio. Ma proprio qui ha commesso un grosso errore: quello di irritare Conte. Un personaggio evanescente che nel giro di poco più di un anno è riuscito a disintegrare quello che in anni aveva costruito Gianroberto Casaleggio. Una impresa quasi impossibile, ma lui c’è riuscito. Risentito, però, Conte ha reagito e ha offerto a Draghi l’occasione per andarsene in modo elegante. Draghi aspirava al Colle ma Mattarella gli ha preso il posto e da allora non aspettava che una via d’uscita dignitosa. Ma Mattarella non glielo ha concesso e così abbiamo assistito ad uno spettacolo per lui – e non solo per lui – indegno. “Sono qui perché gli italiani mi vogliono”. “Ma va in mona“, avrebbe detto mio nonno Vittorio. Un livello così basso non si era mai raggiunto. E gli italiani rappresentati in parlamento gli hanno dato una fiducia tecnica di 95 voti. Una cosa mai vista prima. Una figuraccia che passerà alla storia. Una figuraccia che gli è stata imposta da Mattarella, che sino all’ ultimo ha lottato per impedire quello che è normale in una democrazia: il voto. E c’è la guerra, il virus, la siccità, l’ alluvione, lo spread… e anche il voto che ci sarà il 2 di ottobre o il 18 settembre. Il voto: l’ultima sconfitta di Mattarella e del partito da cui proviene, che dopo quello che è successo ha trasformato il „campo largo“ in un campo santo e che andrà incontro ad una sonora legnata.

Passiamo a Salvini. Tutti ricorderanno il Papeete dell’agosto 2019. Pochi però sanno che Salvini si era reso conto dell‘errore che aveva commesso e la crisi del governo giallo verde sarebbe rientrata se Mattarella non fosse intervenuto a gamba tesa per bloccare quel tentativo. Bisognava far fuori Salvini e il progetto della Lega sovranista. Matteo non ha dimenticato e ieri gli ha restituito il servizio. Salvini si è comportato in questa occasione in maniera impeccabile. La partita era molto difficile ( non far cadere su di sé la responsabilità della crisi ) ma non ha sbagliato una mossa e alla fine ha dato scacco matto. La vendetta è un piatto che si serve freddo.

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