Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’Iran conserva ancora una capacità militare tutt’altro che irrilevante, nonostante i duri colpi subiti durante il conflitto con Stati Uniti e Israele. Le valutazioni dell’intelligence americana indicano infatti che Teheran dispone ancora di migliaia di missili balistici, molti dei quali potrebbero essere riattivati recuperando lanciatori nascosti o sepolti in strutture sotterranee.
Il quadro emerge mentre Washington lavora per consolidare un cessate il fuoco che garantisca la piena riapertura dello stretto di Hormuz e riduca il rischio di nuovi attacchi nella regione. Tuttavia, tra i funzionari americani cresce la preoccupazione che l’Iran possa sfruttare la pausa nei combattimenti per ricostruire parte del proprio arsenale.
Le dichiarazioni ufficiali del Pentagono appaiono più ottimistiche: il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato di un programma missilistico “di fatto distrutto”. Ma le analisi interne delineano uno scenario più complesso. Oltre la metà dei lanciatori sarebbe stata neutralizzata, danneggiata o intrappolata sottoterra, ma una quota significativa potrebbe essere recuperata o riparata.
Anche le scorte di missili risultano ridotte di circa la metà rispetto all’inizio della guerra, pur restando nell’ordine delle migliaia, soprattutto per quelli a corto e medio raggio. Più contenuta, invece, la disponibilità di droni d’attacco, diminuita drasticamente sia per l’impiego sul campo sia per i raid contro i siti produttivi iraniani. Non si esclude però che Teheran possa rifornirsi dall’estero, in particolare dalla Russia.
L’Iran mantiene inoltre un numero limitato di missili da crociera, potenzialmente utilizzabili contro navi nel Golfo Persico o obiettivi militari statunitensi. Secondo diversi analisti, la capacità del Paese di adattarsi e ricostruire rapidamente le proprie forze resta uno degli elementi chiave del confronto strategico.
Dal punto di vista operativo, gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele hanno inflitto danni profondi all’industria della difesa iraniana. Il generale Dan Caine ha sottolineato come migliaia di munizioni abbiano colpito depositi, infrastrutture e capacità navali, con l’obiettivo di impedire a Teheran di proiettare potenza oltre i propri confini.
Nonostante ciò, l’efficacia delle operazioni non è stata totale. Le basi missilistiche scavate nelle montagne si sono rivelate difficili da distruggere completamente, costringendo Israele a puntare sulla chiusura dei tunnel di uscita più che sulla neutralizzazione delle strutture interne. Il risultato è stato un ridimensionamento significativo, ma non l’azzeramento della minaccia: durante il conflitto, la capacità di lancio iraniana è stata ridotta a poche decine di missili al giorno.
Le prospettive future dipenderanno da diversi fattori: il mantenimento delle sanzioni, il controllo delle esportazioni e l’eventuale supporto di alleati come Russia o Cina. In questo contesto, osservano gli analisti, anche con risorse ridotte l’Iran resta un attore in grado di influenzare gli equilibri di sicurezza nel Golfo, mantenendo un ruolo centrale nello scenario regionale.
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