Politica

La scuola del merito deve vincere contro i baroni

Portare avanti e concludere la battaglia per la garanzia piena del diritto alla libertà di scelta educativa dei genitori

suor monia atreju
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Sono rimasta piacevolmente colpita dall’esperienza vissuta ad Atreju e per questo ringrazio gli organizzatori che mi hanno invitata a partecipare ad un panel di confronto sul tema scuola con il ministro Valditara, il sottosegretario Frassinetti e il già ministro Bianchi. L’aspetto che più mi ha colpito è stata la presenza di tutte le forze politiche, oso dire che la presenza più numerosa era data dagli esponenti delle forze di opposizione. Sono rimasta colpita, altresì, dall’attenzione del pubblico e dal suo atteggiamento rispettoso nell’ascoltare le voci di tutti gli esponenti politici invitati, di maggioranza e di opposizione.

Questo vuol dire dare un segnale altamente positivo e fortemente educativo a tutti gli italiani: il rispetto, l’ascolto, l’attenzione che si deve a tutti sono atteggiamenti importanti che devono sempre caratterizzare il dibattito politico. La trasversalità che è necessaria per risolvere i problemi della nostra Italia si costruisce solo mettendo al centro le questioni e non gli interessi di parte. I risultati migliori, infatti, arrivano solo dalla capacità di costruire relazioni, nella condivisione delle idee. Questo è quello che la scuola deve trasmettere ai giovani. Alla giornalista che mi ha chiesto come riesco ad essere ascoltata da ministri e studenti, ognuno con una propria visione politica, e come si può costruire la trasversalità in politica per il bene dei cittadini, ho risposto che la scuola è un bene di tutti, della res pubblica, dei genitori, degli insegnanti, degli studenti.

Infatti ho partecipato ad un dibattito in cui l’ex ministro Patrizio Bianchi e l’attuale ministro Giuseppe Valditara si trovavano perfettamente allineati. Questo vuol dire guardare al bene dei cittadini e non alle divisioni politiche. Da qui bisogna partire per portare avanti e concludere la battaglia per la garanzia piena del diritto alla libertà di scelta educativa dei genitori. Il tema del dibattito cui ho preso parte è stato di grande interesse: la scuola del merito, educazione, formazione, rispetto. Bellissimo! La scuola del merito è la scuola che don Milani auspicava qualche decennio fa, ossia la scuola che è in grado di dare ad ogni studente la sua parte, fare parti uguali tra diseguali. Se vogliamo avere una reale scuola del merito e, quindi, di qualità, ciò significa che ogni studente, sentendosi protagonista del proprio percorso di apprendimento, deve essere posto nelle condizioni per poter sviluppare le proprie competenze e le proprie inclinazioni.

Chiaramente sentirsi protagonista del proprio percorso di studio da parte dello studente significa che impegno, serietà, attenzione devono essere profusi dai nostri giovani a qualsiasi livello di scuola e in qualsiasi indirizzo: dalla prima primaria alla classe 5^ della scuola secondaria di secondo grado. La scuola del merito implica inequivocabilmente le dimensioni della responsabilità e della corresponsabilità: responsabilità per se stessi, studente e docente, corresponsabilità, fra docente e studente. La scuola del merito coinvolge pienamente le persone, in una dimensione affettiva e relazionale senza la quale non può avvenire alcuna forma di reale apprendimento. Questa dimensione personalistica della scuola è il principio fondante di ogni dimensione educativa. La scuola forma le persone degli studenti, la scuola educa le persone degli studenti attraverso quello che ne costituisce il proprium, ossia i contenuti disciplinari.

Non a caso, in modo pienamente condivisibile, l’insegnamento dell’educazione civica è stato reintrodotto come insegnamento trasversale: tutte le discipline contribuiscono a pari titolo al raggiungimento degli obiettivi previsti per questo insegnamento. È importante questo passaggio, perché rappresenta una nuova assunzione di consapevolezza da parte della scuola di ciò che rappresenta per la società e di quali sono i suoi strumenti, del pari si tratta di una chiamata alla responsabilità per tutta la società.

Infatti la tendenza dei decenni scorsi di chiamare esperti di tutti i settori nel mondo della scuola era quasi un mezzo di deresponsabilizzazione per la società: c’è la scuola, a scuola ci sono gli esperti, tutto è a posto. No, non è giusto che sia così: la scuola adempie al proprio dovere con i propri mezzi, ma anche le altre Istituzioni devono adempiere al loro dovere e alla loro responsabilità. Pertanto la cultura del rispetto presuppone la chiara percezione e la chiara consapevolezza della dimensione personale dell’educazione, una dimensione che coinvolge le relazioni in un’ottica di responsabilità. E così il rispetto non sarà percepito come qualcosa che si apprende ma, come in realtà deve essere, la percezione di una dinamica connaturata in noi, anch’esso parte della legge naturale.

Dobbiamo andare avanti così, profondendo tutti gli sforzi, affinché la cultura del rispetto plasmi le menti dei nostri giovani preservando il nostro domani da ogni forma di violenza e sopraffazione.

Suor Anna Monia Alfieri, 14 dicembre 2025

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