Michele Serra, che cura la copertina del programma domenicale condotto da Fabio Fazio, in onda su Nove tv, ha spiegato perché secondo il suo illuminato parere la Corte dei Conti avrebbe bocciato il Ponte sullo Stretto. E lo ha fatto iniziando a sparare cifre un po’ a casaccio, visto che il governo stima di investire 13,5 miliardi di euro, mentre il nostro eclettico personaggio, bontà sua, ha già aumentato l’esborso a ben 20 miliardi di euro.
Per questo motivo, sempre a parere di un personaggio molto in voga tra i cosiddetti radical chic, la Corte dei Conti avrebbe deciso di non autorizzare il progetto, ritenendolo sostanzialmente antieconomico. A questo punto ahinoi, mi perdonerà l’illustre umorista, giornalista, scrittore ed autore televisivo, casca fragorosamente l’asino. Infatti, Serra dice che la CdC ha ritenuto che, per quanti veicoli riusciranno a transitare nel futuro ponte, “non c’è pedaggio che possa ripagarne i costi”.
Ora, francamente ci sfugge da dove il fondatore del giornale satirico Cuore abbia attinto tale informazione, dato che le motivazioni del diniego non sono state ancora depositate. Tuttavia, ammesso e non concesso che la ragione della bocciatura sia quella descritta da Serra, il quale l’ha fatta chiaramente propria, personalmente la ritengo una sciocchezza sesquipedale.
Innanzitutto lo è perché appare piuttosto ridicolo considerare il ritorno in termini economici di questa colossale operazione infrastrutturale sulla base dei pedaggi, quando è evidente che gli enormi vantaggi di un tale investimento si andrebbero a riverberare sull’intero sistema Paese. Evidentemente anche al buon Serra sfugge la grande differenza che esiste tra spesa pubblica di parte corrente e spesa pubblica per investimenti di opere strategiche di carattere infrastrutturale.
Ora, può anche darsi che il gioco non valga la candela, come si suol dire, ma considerando che il Ponte renderebbe assai più rapido e meno costoso l’interscambio tra la Penisola ed la Sicilia, regione con quasi cinque milioni di abitanti, occorrerebbe ragionare in termini prospettici, evitando di analizzare la questione con i classici ragionamenti da bar dello sport.
D’altro canto, non sarà un caso che ancora oggi, quando in altri Paesi europei esistono ferrovie con quattro binari, da noi il binario unico copre ben il 56% dell’intera rete. E Berta filava, caro Serra.
Claudio Romiti, 3 novembre 2025
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