Cronaca

La sinistra difende la “base logistica” dei violenti di Askatasuna

Il Comune di Torino ha avviato un processo di "legalizzazione" del centro sociale. Dopo le violenze, Lega e FdI chiedono di bloccare tutto

Assalto Pro Pal alla stampa
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il 29 novembre 2025, un gruppo di manifestanti pro Palestina ha compiuto un’irruzione nella sede centrale del quotidiano La Stampa, a Torino, in via Lugaro. Durante lo sciopero, a cui avevano partecipato anche dai giornalisti della testata, un centinaio di persone hanno devastato la redazione, lasciando scritte sui muri, distruggendo documenti, e danneggiando scrivanie e archivi. Filmati del blitz, pubblicati sui social, mostrano i manifestanti intonare slogan come “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”.

Il prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha definito il gesto un attacco pianificato e parte di un’escalation di violenza che dura da mesi. Tra gli episodi menzionati, blocchi ferroviari nelle stazioni cittadine e un assalto alle OGR.

Reazioni politiche

Numerose figure politiche hanno condannato l’episodio. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso solidarietà al direttore Andrea Malaguti e alla redazione, definendo l’assalto un attacco alla libertà di stampa. Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha criticato aspramente quanto accaduto, ribadendo che la stampa è un pilastro fondamentale della democrazia.

In visita nella redazione devastata, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha definito “inaccettabili” gesti di questo tipo. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha descritto Torino come “la capitale italiana della violenza antagonista”, chiedendo un’azione decisa contro le frange più violente dei movimenti.

Il ruolo del centro sociale Askatasuna

Secondo le indagini, l’irruzione sarebbe collegata al centro sociale Askatasuna. Questo spazio occupato, situato in corso Regina Margherita 46 a Torino, è già al centro del dibattito cittadino e nazionale. Diverse forze politiche accusano Askatasuna di essere una base operativa per atti di violenza organizzata, non solo a Torino ma anche in altre città italiane. Maurizio Marrone, assessore regionale e membro di Fratelli d’Italia, ha chiesto l’immediato sgombero del centro sociale, accusandolo di orchestrare un’escalation strategica di violenza. Dichiarazioni simili arrivano dalla Lega e da Forza Italia, che da tempo denunciano la pericolosità di Askatasuna.

Come noto infatti, il Comune ha avviato un processo di “dialogo” con il centro sociale già da tempo al centro di processi, accuse e soprattutto proteste violente a Torino, in Val di Susa e in giro per l’Italia. Il centrodestra chiede al sindaco Lo Russo di fermare tutto. Ma il “Comitato dei garanti” che supervisiona il progetto non intende fare passi indietro. “L’attacco alla Stampa è stato un atto esecrabile, violento, e se sono stati commessi reati verranno perseguiti come è giusto che sia. Ma l’accostamento fra quanto è successo e l’operazione ‘bene comune’ che coinvolge il Comune e Askatasuna è strumentale”, dice Alessandra Algostino, docente ordinaria di diritto costituzionale all’Università di Torino e membro del comitato. “Nessuno intende coprire o nascondere le responsabilità. Però si tratta di responsabilità individuali e, se ce ne sono, le accerteranno i processi. Io non vorrei che si tornasse, in maniera strumentale, all’idea che Askatasuna, come centro sociale, sia il cardine di un’associazione per delinquere: è un’idea che è già stata sconfessata dal tribunale, tanto è vero che da questo capo d’accusa tutti gli imputati sono stati assolti”. Il riferimento è al maxi-processo che ha coinvolto decine di attivisti e che, pur avendo portato a ben diciotto condanne per reati quali violenza e resistenza, ha visto l’assoluzione dall’accusa di associazione per delinquere.

Chiaro? I membri di Askatasuna vengono segnalati, denunciati, arrestati. Si riuniscono lì. Si riconoscono in quella sigla. Ma certo mica la colpa è del centro sociale. Senza contare che questi signori sono gli stessi che in Val di Susa attaccano la polizia, gli stessi che espongono striscioni choc contro Ramelli, gli stessi che hanno scatenato la guerriglia urbana in solidarietà all’anarchico Cospito, delle manifestazioni Pro Pal e durante i tentativi di irruzione in sedi istituzionali come il Salone del Libro. 

Il sindaco Stefano Lo Russo si è detto critico verso i responsabili della violenza, ma ha sottolineato che “non è l’immobile di corso Regina Margherita a compiere i gesti, bensì persone organizzate”. “Se l’autorità giudiziaria dimostra la causa effetto tra l’immobile di corso Regina e i fatti, perché io non ho gli elementi, non abbiamo alcuna difficoltà” a collaborare. “Ma ieri in via Lugaro sono entrate poche decine di antagonisti che hanno devastato la redazione”.

Misure di sicurezza

Dopo i disordini, sono stati annunciati presidi rafforzati presso le sedi di stampa e altre istituzioni pubbliche a Torino. Le forze dell’ordine hanno identificato numerosi partecipanti all’assalto, e le indagini sono in corso per attribuire piena responsabilità ai colpevoli.

Il questore Paolo Sirna ha parlato di “un salto di qualità nella contestazione da parte di questi gruppi”, facendo emergere la necessità di strategie che possano arginare episodi simili in futuro.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Lui conserva tutto - Vignetta del 16/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lui conserva tutto

Vignetta del 16/05/2026