Qui al bar pensiamo che il ministro degli Esteri spagnolo abbia ragione: a Lampedusa sbarcano troppi migranti e nessuno li rimanda indietro di forza, caricandoli loro malgrado sui furgoni, come fanno le autorità iberiche. Soltanto che, anziché con il governo di Giorgia Meloni, José Manuel Albares (della crisi di Ceuta ha parlato lui, ieri, visto che Pedro Sanchez, il premier, è troppo impegnato a farsi i bagni alle Canarietroppo impegnato a farsi i bagni alle Canarie) dovrebbe prendersela con i nostri magistrati. Perché sono loro che fanno di tutto per impedirci di fermare gli sbarchi e di rimpatriare in fretta gli irregolari. Oltre a dover soccorrere quelli che i nostri vicini, tipo Malta, ignorano, oltre a dover concedere un porto a quelli che ci consegnano le Ong, inclusa la spagnola Open Arms di Oscar Camps, noi non possiamo nemmeno respingere né trasbordare chi non ha diritto alla protezione internazionale nel Centro per i rimpatri dell’Albania.
Nel giro di quattro anni, le toghe si sono attaccate a qualunque cavillo, hanno fatto ricorsi multipli alla Corte europea e sono riuscite a bloccare le soluzioni degli hub nei Paesi terzi che, adesso, tornano all’ordine del giorno nell’Ue. Ecco perché il ministro degli Esteri di Madrid, paradossalmente, ha ragione; soltanto che punta il dito sui responsabili sbagliati. E senza rendersene conto, la dà vinta a noi, che a costo di apparire razzisti, suprematisti, cattivisti, chiediamo la stretta ai confini. Quando certe cose finiscono sulla bocca dei progressisti, vengono automaticamente ripulite, tanto che Elly Schlein e Giuseppe Conte ormai inneggiano all’equivalente della remigrazione. Tutto sommato, è un buon segno: se lo hanno capito persino i loro idoli spagnoli, può darsi che ci arrivino pure quelli del campo largo.
Il Barista, 4 agosto 2026
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