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La storia del premier e del bodyguard

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C’era una volta un certo Giuseppe Conte che era convinto di essere capo del governo italiano. Questi, non fidandosi della sicurezza a lui garantita dai corpi dello Stato, si porta a Palazzo Chigi un piccolo team ultra specializzato di bodyguard, guidato da un ventiseienne francese di origini marocchine, A. B. Nomina costui suo aiutante di campo, affinché si dedichi, a tempo pieno, alla sicurezza sua e dei suoi famigli, e lo segua anche nei viaggi pubblici e privati.

Un giorno, inopinatamente, esce un video, impressionante, che riporta una serie di pestaggi orrendi avvenuti in occasione delle manifestazioni di piazza del 1° maggio a Roma. Il video è uscito grazie al quotidiano Repubblica: si vede A.B. colpire selvaggiamente un uomo inerme a terra. L’aspetto curioso è che A.B. pur essendo vestito da poliziotto, poliziotto non è. Scoppia un piccolo scandalo, subito coperto da Palazzo Chigi (assente la stampa di regime) che sopisce e tace, tace e sopisce.

Via via si scoprono, con immenso stupore, i privilegi di cui godeva A.B., fino allora sconosciuto. Pensate, era stato promosso di colpo da bodyguard a tenente colonnello dei carabinieri, gli era stato assegnato uno stipendio mensile di 10.000 €, un auto blu con autista, un appartamento di stato da 200 mq al centro di Roma (dove un tempo aveva vissuto la figlia segreta di un Presidente della Repubblica ora defunto), e alla cui ristrutturazione Palazzo Chigi ha assegnato un budget di 180.000 €.

Interviene il Parlamento che convoca d’urgenza il Ministro dell’Interno Matteo Salvini per spiegazioni. Questi, con il suo solito fare strafottente, inizia il suo intervento dicendo, ironico: “Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità”, poi farfuglia delle spiegazioni e chiude incolpando di tutto il Prefetto di Roma. Insomma fa una figura barbina. Viene convocato il Prefetto che smentisce il Ministro Salvini, parlando di “nepotismo malsano” e passa il cerino della colpa al capo di gabinetto di Conte. Alcuni deputati della sinistra propongono allora di sentire il Presidente Conte e, in via subordinata, la moglie.

Il Presidente Conte si nasconde dietro le sue guarentigie, costituzionalisti di regime lo supportano in modo determinato, lui non si schioda da una sola e secca dichiarazione “Sono atti inaccettabili, nessuno è al di sopra delle regole”. E che fa A.B.? Emette un comunicato che pare scritto da Palazzo Chigi: “È stata un’iniziativa personale, denuncio l’inaccettabile uso politico e mediatico per colpire il Presidente Conte”.

Tranquilli, questo è un Cameo estivo, quando la politica, per farsi sopportare deve farsi divertissement. C’è però un punto fermo: la storia raccontata è assolutamente vera in tutti i suoi dettagli, il luogo dove la storia si è snodata invece è assolutamente falso, come sono falsi i nomi dei personaggi.

Per aiutare i lettori nella decrittazione, qualora volessimo conoscere la verità, sostituiamo semplicemente: Parigi a Roma, L’Eliseo a Palazzo Chigi, Emmanuel Macron a Giuseppe Conte, Gérard Collomb a Matteo Salvini, il Prefetto di Parigi a quello di Roma, Brigitte alla moglie di Conte, François Mitterand a un Presidente italiano defunto, Le Monde a Repubblica, la Gendarmerie ai Carabinieri. L’unico fisso che non cambia nome e ruolo in questo divertissement resta il marocchino A.B. l’ormai mitico Alexandre Benalla.

Immaginiamo cosa sarebbe successo in Italia a Conte e a Salvini per uno scandalo di queste caratteristiche. E il conseguente sputtanamento a livello internazionale al quale sarebbero andati incontro i nostri due, con la solita sentenza definitiva di Economist: “Why Conte&Salvini are unfit to lead Italy”.  D’altro canto Napoleone Bonaparte (quello vero, non quello in sedicesimo attuale) per ricostruire il tessuto di potere in Europa, che lui aveva distrutto, creò nuovi principi, secondo un criterio innovativo: erano tutti o suoi generali o suoi famigli. Con lui nacque il nepotismo laico e liberale, che curiosamente oggi chiamiamo democrazia. Prosit.

Post scriptum. Messo con le spalle al muro Macron, ha fatto outing, come al solito eccessivo e da sprovveduto, entrando nel proprio privato: nelle smentite mai usare la negazione, il subconscio dei ceti popolari è portato a trascurare il “non”.

Una tipica sceneggiata da leader-bullo: “Volete un responsabile? Eccomi qua. Io però rispondo solo al popolo sovrano”. E così abbiamo un altro sovranista d’accatto, e pure travestito da cosmopolita. Mala tempora currunt sed peiora parantur.

Riccardo Ruggeri, 26 luglio 2018