La strategia Ue per stroncare la flotta fantasma di Putin

1.400 navi sotto bandiere di comodo eludono le sanzioni. Bruxelles verso nuove misure su gas e fondi russi congelati

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putin petroliera ue

Ci sono in giro per il Mediterraneo, e non solo, circa 1.400 vecchie petroliere, registrate sotto bandiere di comodo (Panama, Gabon), che aggirano le sanzioni sul petrolio russo. Queste navi, spesso in cattive condizioni, disattivano i sistemi di identificazione automatica (AIS), cambiano nome frequentemente e trasferiscono petrolio in mare aperto, violando stringenti norme internazionali. Secondo il Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS), finanziano il 30-40% della guerra russa in Ucraina, generano profitti che Mosca usa per sostenere il conflitto. Inoltre, aumentano i rischi di disastri ambientali. Sono anche sospettate di attacchi ibridi, come il lancio di droni su aeroporti europei o danni a cavi sottomarini nel Baltico.

Il contrasto della Ue

Bruxelles propone ispezioni in mare aperto per fermare e controllare queste navi prima che entrino nelle acque territoriali europee. La proposta, discussa lunedì scorso, dai ministri degli Esteri UE, prevede di ottenere il consenso degli stati di bandiera, necessario per rispettare il diritto internazionale. Esempi recenti includono il sequestro della petroliera Boracay da parte della Francia (ottobre 2025) per sospetti droni in Danimarca e il fermo di altre navi da Estonia, Germania e Finlandia.

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Nuove sanzioni

Con il 19° pacchetto di sanzioni, atteso entro le prossime due settimane l’UE aumenterà le navi sanzionate da 400 a 560. Parallelamente, Bruxelles anticipa il divieto di importazione di gas naturale liquefatto (GNL) russo al 2027 e vieterà completamente l’acquisto di gas russo, anche via gasdotto, dal 2028. I contratti a breve termine saranno validi fino a giugno 2026, quelli a lungo termine fino al gennaio 2028.

Il punto più importante

La UE valuta l’uso di 300 miliardi di euro di beni russi congelati, presso Euroclear in Belgio, per finanziare un prestito a Kyiv, rimborsabile successivamente, solo se la Russia pagherà i danni di guerra.

Giulio Galetti, 22 ottobre 2025

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