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La vera storia di Lula, il compagno amato dalla sinistra italiana

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di Edoardo Pacelli

Per poter capire la situazione politica brasiliana, bisogna esaminare alcuni punti senza i quali non si è in grado di giudicare questo grande paese.

Il Supremo Tribunal Federal

Il primo punto fondamentale si chiama Supremo Tribunal Federal, che è il massimo organo giudiziario. La sua principale attribuzione è giudicare se le leggi e gli atti dei governanti sono conformi alle regole e ai principi previsti dalla Costituzione federale. Il tribunale è composto da 11 ministri, tutti nominati dal Presidente della Repubblica tra cittadini di età superiore ai 35 anni e di “notevole conoscenza giuridica”, secondo la norma prevista dalla Costituzione. I candidati dal presidente devono far approvare il loro nome al Senato, con il voto di almeno 41 degli 81 senatori. L’attuale composizione di questa Corte è rappresentata da:

Gilberto Mendes, indicato da Fernando Henrique Cardoso (centro-sinistra) (2002)
Ricardo Lewandowski, indicato da Lula (2006)
Carmen Lucia, indicata da Lula (2006)
Dias Toffoli, indicato da Lula (2009)
Luiz Fux, indicato da Dilma (2011)
Rosa Weber, indicata da Dilma (2011)
Luis Roberto Barroso, indicato da Dilma (2013)
Edson Fachin, indicato da Dilma (2015)
Alexandre de Moraes, indicato da Michel Temer, ex Vicepresidente di Dilma (2017)
Nunes Marques, indicato da Bolsonaro (2020)
André Mendonça, indicato da Bolsonaro. (2021)

Ci siamo appena limitati ad indicare i nomi dei giudici e dei proponenti, e abbiamo volutamente tralasciato, per il momento, le loro attività prima delle rispettive nomine.

Il mito lulista

La storia dell’operaio, con la terza elementare, che ha perso il dito mignolo lavorando, fa parte della biografia che gli è valsa la creazione del mito lulista. Il suo partito, il Pt (Partido dos Trabalhadores), ha potuto usufruire della preziosa collaborazione della Cgil e del sindacato tedesco (come dichiaratomi da Antonio Baldassarre, il costituzionalista, ex presidente Rai, quando venne a Rio, nel 2002), che lo hanno aiutato ad entrare nel parlamento e, dal 1989, a partecipare alle competizioni presidenziali, riuscendo, nel 2002, a fare eleggere il proprio segretario nazionale alla carica di Presidente del Brasile.

Un fatto clamoroso, accolto con molta simpatia dal mondo politico internazionale. Lula presidente, si trovò però di fronte a un problema. Il Pt era fortemente minoritario, nel Parlamento, e dovette iniziare una serie di “consultazioni” con i vari partiti per poter governare dovendo assoggettarsi alla legge del do ut des, vale a dire all’acquisto dei parlamentari per creare una maggioranza stabile di governo. Il tutto avvenne attraverso uno schema di corruzione, iniziato nel 2002, ma che venne alla luce nel 2004.

Il sistema Lula

Tutto iniziò con la notizia in prima pagina della rivista Veja, che annunciava: l’acquisto del partito Ptb, da parte del Pt è costato 10 milioni di reali. Si trattò dello schema chiamato “Mensalão”, Mensalone. Dopo diverse delazioni premiate, uno degli accusati venne a patti con la giustizia e accusò il tesoriere del Pt, Delúbio Soares, di versare, mensilmente, la somma di trentamila reali ai congressisti che appoggiavano il governo Lula. Insieme al tesoriere venne anche accusato e condannato il ministro della Casa Civile (l’alter ego di Lula, José Dirceu), ma Lula stesso riuscì a farla franca dicendo che non ne sapeva nulla.

Nel 2012, il Stf, con una composizione diversa dall’attuale, concluse che “l’indennità mensile era un programma di finanziamento politico illegale organizzato dal Pt per corrompere i parlamentari e garantire il sostegno al governo Lula del Congresso, nel 2003 e 2004, poco dopo l’ascesa al potere del partito”, dal giornale Folha de São Paulo dell’8 maggio 2022. Lo schema si articolava secondo tre nuclei: politico, operazionale e finanziario. Nel primo nucleo avveniva una manipolazione politica affinché nuovi partiti si alleassero al Pt, attraverso il trasferimento di denaro. Il secondo nucleo provvedeva alla distribuzione dei fondi. Il nucleo finanziario era costituito dal ‘Banco Rural’, che elargiva prestiti illegali ai politici coinvolti nel Mensalão.

Il processo

Quando lo scandalo scoppiò fu istituita, nel 2005, una Commissione Parlamentare di Inchiesta. Alla fine dei lavori la relazione della Commissione non fu votata dal Parlamento per insufficienza di quorum. Successivamente, fu effettuata una votazione per definire la possibilità di continuare l’inchiesta, ma ci furono appena 148 voti a favore, sui 171 necessari. Però, nel 2007, il Stf riprese il caso, istituendo un’azione penale, la 470, che portò al processo dei quaranta nomi denunciati l’11 aprile 2006 dal Procuratore Generale della Repubblica, per reati quali associazione a delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio, corruzione attiva, gestione fraudolenta ed evasione valutaria. Il processo si è svolto nel 2012.

Tuttavia, è solo nel 2013 che sono avvenuti i primi arresti. Quattro persone hanno scontato la pena attraverso il servizio alla comunità. Altri 20 sono stati condannati al carcere, sette dei quali tenuti in regime aperto e altri cinque in regime semiaperto. Uno di questi detenuti – Henrique Pizzolato, che era il direttore marketing di Pt all’epoca della Mensalão – riuscì a fuggire in Italia per evitare l’arresto, ma fu ricondotto in Brasile, nel 2014. Nella presentazione dei memoriali, il procuratore generale della Repubblica Roberto Gurgel, successore del Procuratore denunciante, ha definito l’indennità mensile, il Mensalone, del Pt “il più audace e scandaloso schema di corruzione e appropriazione indebita di denaro pubblico flagrato in Brasile”.

Lula riuscì a salvarsi e non rimanere invischiato nelle indagini, dichiarando, durante una intervista, che tutto questo marciume avveniva a sua insaputa.