Mentre in Italia il governo Meloni celebra la sua longevità e raggiunge grandi traguardi come la riforma della giustizia, negli Stati Uniti il governo si è letteralmente fermato. Non per un tornado, un attacco hacker o una guerra, ma perché i politici usano il budget nazionale per far valere le proprie ripicche (d’altronde si sà, se non vinci ai voti in qualche modo bisognerà pur imporre il proprio volere).
Quindi il paese più potente del mondo viene bloccato da un gruppo di adulti che si comportano come bambini capricciosi in un supermercato: “O mi compri tutto quello che voglio, o mi butto per terra e urlo.” Dal primo ottobre, circa 900 mila dipendenti pubblici americani sono stati mandati a casa senza stipendio e altri milioni stanno lavorando senza paga. In pratica, una forma moderna di “volontariato patriottico forzato.”
E tutto questo perché? Perché i Democratici hanno deciso di trasformare la legge di bilancio in un manifesto ideologico progressista.
Per chi guarda da fuori, può sembrare una banale lite tra maggioranza ed opposizione ma in realtà, la posta in gioco è enorme e piuttosto surreale.
I Democratici rifiutano di riaprire il governo finché i Repubblicani di Trump non accettano una lista di richieste che sembra scritta da un gruppo di radical chic in crisi d’identità dopo una serata a base di tequila e sensi di colpa.
Tra le priorità irrinunciabili:
1) Estendere all’infinito i sussidi dell’Obamacare, cioè soldi pubblici per assicurazioni sanitarie che già oggi costano allo Stato centinaia di miliardi di dollari l’anno.
2) Ampliare il Medicaid, un programma sanitario per i meno abbienti che molti Stati denunciano come inefficiente e fonte di sprechi.
3) Ripristinare i programmi internazionali finanziati da USAID, tagliata dal gruppo di Musk, come ad esempio i programmi “gender equity” in Afghanistan, perché se c’è una cosa che i talebani adorano, è un workshop sulla leadership femminile sponsorizzato da Washington.
4) Condonare i debiti universitari: in pratica, far pagare a chi lavora, e magari non ha mai potuto studiare, i prestiti degli ex studenti di università private come Harvard e Yale.
5) Finanziare nuovi programmi “green”, spesso inutili.
6) Aumentare i fondi per i migranti irregolari, offrendo loro assistenza sanitaria e benefici che molti cittadini americani non hanno nemmeno più… agli irregolari… i clandestini insomma.
In sintesi: i Democratici vogliono spendere di più, su tutto, subito! E se per ottenere questo serve tenere in ostaggio il Paese, pazienza.
Naturalmente, per giustificare l’assurdo, usano le solite parole d’ordine: “inclusione”, “giustizia sociale”, “salute per tutti”. Ma dietro la retorica morale c’è una vecchia abitudine politica: comprare consenso a colpi di spesa pubblica.
E così, mentre i Democratici si autoproclamano “difensori dei più deboli”, le uniche persone che soffrono davvero sono… i più deboli: gli impiegati pubblici senza paga, le famiglie in difficoltà che attendono sussidi sospesi, gli imprenditori che non possono lavorare perché le agenzie federali sono chiuse.
Il paradosso è che i progressisti americani, nel tentativo di “salvare il popolo”, hanno finito per penalizzare proprio quest’ultimo.
E poi c’è Donald Trump, che, nonostante tutto, esce da questo disastro più forte.
I sondaggi, persino quelli di reti notoriamente ostili come CNN, mostrano che la fiducia in Trump sta salendo. Sì, proprio durante lo shutdown. Sembra l’equivalente a stelle e strisce di Parenzo a La7 che è costretto a comunicare ad un popolo che ha evidentemente sbagliato voto, che “forse sull’onda dell’emotività” (cit.) il 70% degli italiani è d’accordo con la riforma della giustizia. Intanto i titoli di borsa del Malox volano. Perché molti americani, davanti a un governo paralizzato dai buoni propositi (e come si dice… le strade dell’inferno sono lastricate di buoni propositi), hanno visto oltre i castelli di carte eretti dei democratici e tifano per un leader che faccia quello per cui è stato votato.
Trump parla un linguaggio che la gente capisce: meno tasse, meno burocrazia, meno sprechi, e soprattutto BASTA WOKE e nonsense.
E mentre il partito dell’asinello (animale simbolo del partito democratico) predica il neo-marxismo come se fosse una nuova religione, lui parla di lavoro, di sicurezza, di confini. Argomenti che gli hanno portato una fetta crescente di voti anche tra gli immigrati regolari, stanchi di essere ignorati da chi pensa solo ai clandestini.
Puoi amarlo o odiarlo, ma almeno non addebita ai contribuenti uno studio sul livello di ansia delle anatre nel Midwest (e sì, quel tipo di ricerche esistono davvero). Mi ricorda un po’ i paladini delle nutrie nostrani che le preferiscono ai bacini di espansione per evitare le inondazioni. In un’America dove la politica progressista è diventata una caricatura di se stessa, Trump finisce per sembrare il più normale del gruppo. Il che, se ci si pensa, è già di per sé una condanna per l’intera classe dirigente democratica.
Lo shutdown in atto non è solo una crisi amministrativa. È la dimostrazione che la sinistra americana preferisce perdere tutto piuttosto che rinunciare a una virgola del proprio dogma. È il trionfo dell’ideologia sul buon senso. E nel frattempo, chi paga? Sempre loro: i cittadini.
L’America non è ferma perché mancano i soldi. È ferma perché i democratici hanno perso ma vogliono comandare ugualmente, con qualsiasi mezzo, costi quel che costi. E finché la politica resterà una gara di virtù apparenti (virtue signaling), ci sarà sempre qualcuno pronto a chiudere il Paese… in nome del progresso.
Cesare Rascel, 1 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


