Caro Stefano Massini, non ti sembra di spingere a odiare? Con il tuo monologo dico, “Ipse Dixit”. Quello andato in onda sere fa su La7, a Piazza Pulita. Dove hai interpretato presunte frasi di Charlie Kirk, facendo credere che l’attivista americano pensasse in quel modo, parlasse a quel modo. Mentre invece recitavi parole decontestualizzate, rimasticate. In alcuni casi persino mai pronunciate. Dici vuoi un esempio? Va bene, va bene. Ti faccio un esempio.
“Ci vorrebbe un grande processo come a Norimberga – hai detto – contro tutti quelli che parlano di gender”. Una proposta autoritaria questa sembra. Dove Kirk forse auspica la condanna di chi esprime idee su identità di genere o diritti LGBT. In spregio a quel principio di free speech che l’attivista americano ha sempre difeso: evidentemente solo per sé, avrà pensato qualche telespettatore ascoltandoti. Ma Kirk non ha mai detto questo. In realtà criticava i dottori delle gender-affirming clinics. Quelli che, a suo parere con leggerezza e fare più ideologico che scientifico, sentenziano che un bambino debba sottoporsi a “cure” ormonali o a operazioni chirurgiche, magari rovinandogli la vita. È contro questi medici che Kirk, una volta, ha polemicamente evocato un processo “stile Norimberga”. Cambiare quel discorso come se Kirk volesse perseguire o, chissà, anche giustiziare chi semplicemente parla, caro Massini, non ti sembra sia spingere a odiare?
Mi dirai “vabè: per una frase che vuoi che sia”. Vuoi quindi un altro esempio. Va bene, va bene: allora ti faccio un altro esempio. “Non mi sembra di esagerare – hai recitato – se dico che Michelle Obama ha il cervello più piccolo di una donna bianca”. Questa è gravissima. Sembra la prova delle prove che Kirk fosse un razzista. E invece è forse la prova delle prove che qualcosa non va. È una frase semplicemente inventata. Che seleziona parti di un discorso più ampio (le capacità cognitive, il nome di Michelle Obama) sulle così dette “affirmative actions”, e che mette tutto assieme in modo mistificatorio, aggiungendo un paragone mai fatto con “una donna bianca”. Tra l’altro era già stato appurato come questa presunta frase di Kirk fosse falsa. Utilizzarla per far credere che Kirk fosse razzista, caro Massini, non ti sembra sia spingere a odiare?
Ecco, adesso mi pare tu ci stia un po’ riflettendo. Colgo allora l’occasione per dirti che nel tuo monologo ci sono anche frasi che hai distorto tu stesso. Vuoi un esempio? Va bene, va bene: però non ti arrabbiare. Ti faccio un esempio.
“Se mi trovi uno qua davanti che brucia una bandiera arcobaleno – hai recitato – o la bandiera di qualche associazione per i diritti dei neri, gli dico bravo: bravissimo anzi”.
È un’altra frase decontestualizzata che, in questa forma, Kirk non ha mai pronunciato. In quella originale, l’attivista americano diceva che dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o Black Lives Matter. Ma non perché auspicasse di farlo davvero. La frase si inseriva nel dibattito sulla libertà di espressione in America e il suo intento era far notare una contraddizione logica, morale e giuridica. “È assurdo – ti cito parole di Kirk a riguardo – che bruciare uno striscione BLM possa condurre a un’incriminazione per ‘hate crime’ mentre al contrario bruciare la bandiera americana sarebbe del tutto accettabile”.
Decontestualizzare la frase originale, recitarla come se il significato fosse aizzare alla violenza, addirittura, ed è una cosa che evidentemente hai scelto tu, far dire a Kirk “bravissimo” a chi bruciasse bandiere delle comunità LGBT o nera, non ti sembra, caro Massini, che sia spingere a odiare?
Vuoi ancora un altro esempio. Guarda, brevemente: ti faccio una serie esempi. Hai fatto dire alla tua brutta copia di Kirk, è il caso di descriverla così, che “la Chiesa dovrebbe essere tutt’uno con lo Stato”, mentre lui non hai mai auspicato una teocrazia. Gli hai messo in bocca espressioni come “lesbica di merda”, ovviamente da lui mai pronunciate. O ancora, gli hai fatto cinicamente affermare che se sua figlia rimanesse incinta dopo uno stupro le imporrebbe di tenere il figlio perché è “legge di Dio”. Mentre Kirk ad esempio sosteneva che il male non possa mai essere sanato con altro male, nella sua visione cristiana l’aborto, ma solo con il bene. E che in una situazione tragica come quella, per lui il bene sarebbe scegliere di tenere il bambino, che non avrebbe colpa del male subito dalla figlia.
Tutte queste tue semplificazioni e rimasticature. Queste tue aggiunte arbitrarie, volgarizzanti, abbruttenti, caro Massini, non ti sembra siano spingere a odiare?
Vedo che gli occhi ti stanno diventando come quelli nel monologo. Mi dici di farti un ultimo esempio. Va bene, va bene. Se non ti alteri ti faccio quest’ultimo esempio.
L’alterazione peggiore che hai fatto a Kirk nel tuo monologo, non è stata nemmeno nelle sue parole ma direttamente nella sua “anima”. Non solo infatti hai citato frasi decontestualizzate o false, ma le hai interpretate con aggressività inquietante. Un’aggressività che non ti appartiene, credo, che non apparteneva a Kirk come persona, e che non avevano le sue parole: né quelle vere né quelle false. Restituire a chi ti ascoltava una versione di Kirk così deumanizzata, incattivita, folle, attraverso un programma, Piazza Pulita, che dovrebbe fare informazione, caro Massini, non ti sembra sia spingere a odiare?
Per chiudere il sipario, ti suggerisco adesso, dopo questa analisi, di provare a rileggere la cornice giornalistica con cui il tuo monologo è stato presentato sul sito di La7 ai lettori. Ma anche a quelli di Repubblica, o di La Stampa ad esempio. “Agghiaccianti affermazioni” di Kirk si legge. Oppure “campionario di razzismo”, “culto della violenza”. Ma da nessuna delle frasi da te interpretate, a maggior ragione una volta verificate, emerge qualcosa di simile. Perché quindi utilizzare simili espressioni, tanto forti quanto lontane dai fatti? Non ti sembra, caro Massini, che tutto questo sia stato esattamente spingere a odiare?
Andrea Giustini, 22 settembre 20025
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