Ranucci non ci crede, alla versione di Lavitola. L’amico non crede all’amico. Non crede cioè che la motivazione dietro la “bomba per amore” sia la volontà di fargli aumentare la scorta viste le tante minacce che aveva avuto.
Il conduttore di Report l’ha fatto sapere a Repubblica e alla Stampa. Ma è in fondo la stessa versione fornita anche dall’avvocato del conduttore, Roberto De Vita, poco dopo la rivelazione del contenuto delle cinque ore di interrogatorio del faccendiere di fronte al Gip di Roma che ne ha disposto gli arresti. Secondo il legale di Ranucci, saremmo di fronte ad “un delirante teatro della follia, se il movente reale fosse effettivamente quello riportato”. Un po’ perché Sigfrido “ha la scorta ininterrotta dal 2021, confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno”. E un po’ perché – scrive La Stampa – “la scorta era stata chiesta prima dell’attentato” ed era forse già previsto anche un suo incremento.
In queste ore, dopo l’incredulità di fronte al fatto che a piazzare l’ordigno non sarebbe stata la Camorra o qualche altro nemico di Report, ma un amico del conduttore e fonte giornalistica del programma, si sta facendo avanti l’ipotesi – accreditata da alcuni – che Lavitola non stia dicendo tutta la verità. Anche gli inquirenti sembrano credergli poco. O non del tutto. In fondo le risultanze investigative, contenute nell’ordinanza del Gip, sembrano indicare nel movente il desiderio di accrescere la popolarità di Ranucci per lanciarlo nella corsa politica e così garantire a Lavitola un posto al sole come consigliere del prossimo (“tra due anni”) presidente del consiglio.
Staremo a vedere. Adesso la vera partita, per Ranucci, si gioca in Rai. Il Comitato Etico dovrebbe consegnare poco prima o poco dopo ferragosto la sua relazione all’Amministratore Delegato che poi prenderà le sue decisioni. Nel mirino ci sono non solo i rapporti con Lavitola (e altre fonti), ma anche il contenuto dell’ordinanza di arresto di Lavitola che svela di come il conduttore abbia girato all’amico faccendiere alcune mail interne. Le ipotesi in campo sono due: o la sostituzione, non si sa bene con chi; oppure un programma senza conduttore, fatto solo di servizi giornalistici. Il clima non è dei migliori. La redazione ribolle, come confermato dai retroscena. Molti colleghi lo criticano aspramente, soprattutto dopo il pazzesco post in cui sembrava paragonarsi a Falcone, Moro e Borsellino (“Non mi sono paragonato a nessuno, quello che ho pubblicato è solo un pezzo del libro che sto scrivendo”, dice lui oggi). Salvini ne chiede espressamente la sospensione (“La più grande character assassination della storia del giornalismo”, sussurra Ranucci agli amici che pare conservi gli oltre 300 articoli pubblicati in questi giorni contro di lui). Fdi si domanda se dietro i servizi contro il papà di Meloni, la sorella e la madre ci fosse il tentativo di azzoppare i possibili rivali in caso di candidatura (lui a chi gli è vicino assicura: “Non abbiamo mai fatto sconti a nessuno”). Ma a sorprendere è soprattuttolo sfogo rilanciato da Repubblica. Ranucci, scrive il quotidiano romano, non ha alcuna intenzione di fare passi indietro: “Se devo lasciare Report, decido io come e quando. Se proprio insistono, mi devono cacciare loro, così magari prendo pure un risarcimento da paura”.
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