Ladro ucciso, i rom fanno paura: “Adesso ci prepariamo”

Bandito ucciso nel Varesotto: Jonathan Rivolta non è indagato. La famiglia ringrazia la solidarietà, ma teme che non sia finita

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adamo massa lonate pozzola

La notizia è nota in tutta Italia. A Lonate Pozzolo una mattina qualunque è diventata l’ennesimo capitolo della grande questione italiana: la sicurezza in casa propria. Una storia che abbiamo già sentito, certo. Ma ogni volta va allo stesso modo: un cittadino che dorme, un gruppo di banditi che entra, una colluttazione, un morto. E poi la solita domanda che rimbalza ovunque: si è difeso o è colpevole?

Questa volta la procura di Busto Arsizio pare avere pochi dubbi: l’ipotesi è la legittima difesa. E non è una parola che si usa con leggerezza. Jonathan Rivolta, 33 anni, secondo gli inquirenti, avrebbe reagito com’è naturale che faccia chi si trova un estraneo in casa all’alba, con il vetro della portafinestra che esplode sotto i colpi di chi vuole entrare. E infatti il fascicolo aperto è per tentata rapina, contro ignoti, e lui risulta parte offesa. Non indagato.

Gli investigatori hanno già messo in fila un po’ di riscontri: due coltellate all’addome del rapinatore, il sinti torinese Adamo Massa, 37 anni, abbandonato agonizzante davanti all’ospedale di Magenta dai suoi stessi complici; ferite compatibili con la versione del giovane; sangue in casa che confermerebbe dinamica e posizioni. Durante l’autopsia, ancora da calendarizzare, il pubblico ministero Nadia Calcaterra vuole chiarire gli ultimi tasselli.

Ma dai racconti che filtrano, la scena è abbastanza chiara. Jonathan scende le scale dopo aver sentito il campanello – i banditi lo suonano per capire se la casa è vuota, è prassi – e un attimo dopo il vetro va in frantumi. Prende il coltello che aveva nello zaino da trekking, si trova davanti l’intruso che rovista nella cassapanca. Parte un pugno, lui sbatte la testa contro lo stipite, alza la mano sinistra per allontanare l’aggressore. Una sola volta, racconta. E in quella manciata di secondi cambiano le vite di tutti.

Mentre gli investigatori fanno il loro lavoro, il clima nel quartiere si surriscalda. In via Montello 8 il viavai delle pattuglie è diventato la normalità. Le ronde aumentano, e non solo per forma: lo dicono anche i vicini, la tensione si percepisce nell’aria. Dentro la casa della famiglia Rivolta, poi, la parola che rimbalza più spesso è “paura”. Paura delle ritorsioni.

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Lo racconta senza giri di parole Gaetano Lupia, lo zio di Jonathan, che cerca di proteggere la famiglia come può: “E’ stato aggredito mentre dormiva. Aveva un coltello e lo ha usato per difendersi. E ferito alla testa e al volto, cos’altro avrebbe potuto fare?”. E ancora, riporta il QN, ricostruisce la scena: “Jonathan era su al primo piano a dormire, ha sentito un rumore ed è sceso. C’è stata una colluttazione. È andato in ospedale, ha preso una botta in mezzo alla fronte. Ha un taglio profondo in testa”. Poi la frase che fotografa perfettamente lo stato d’animo di chi vive in certe zone: “Adesso ci prepareremo ancora meglio, perché non se ne può più”.

E come biasimarli? La frazione di Sant’Antonino Ticino non è nuova ai furti. Lupia lo dice apertamente: qui è da tempo che la gente vive con il fiato sospeso. “Non è la prima volta che succede qui a Sant’Antonino. Ci sono stati altri furti. Siamo tutti preoccupatissimi”. Intanto Jonathan è chiuso in casa, bendato in testa, sotto shock. “Ha la testa bendata, è sotto choc. Ricorda tutto ciò che è accaduto. Abbiamo molta paura“, spiega la madre. Quando gli hanno detto che il rapinatore non ce l’aveva fatta, si è messo a piangere.

Anche il sindaco Elena Carraro ha fatto visita alla famiglia, trovandola provata e grata per la solidarietà ricevuta. E tra i ringraziamenti, arriva anche quello al vicepremier Matteo Salvini, che ha espresso vicinanza. Tutto mentre la comunità si interroga sulla cosa più semplice del mondo: chi dorme in casa propria, e si sveglia con dei banditi in soggiorno, che deve fare? Domanda scomoda, direbbe qualcuno. Domanda inevitabile, direbbe chiunque viva fuori dai palazzi romani.

Franco Lodige, 16 gennaio 2026

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