
Ricordate l’attentato multiplo alla stazione madrilena di Atocha (2004) che fece più di cento morti? Fu vincente, perché il governo Aznar si affrettò a ritirare il contingente spagnolo dalla coalizione a guida americana in Afghanistan. La quale era partita per fare la guerra al terrorismo dopo l’attacco alle Twin Towers. Gli americani in Afghanistan rimasero ben vent’anni, dopo i quali Biden gettò la spugna, lasciando il Paese ai talebani. E noi all’oscuro, perché gli americani non sono soliti gettare miliardi al vento: sul dollaro (unica moneta al mondo mai variata) hanno scritto: “In God we trust”, e qualcuno sospetta che il “God” per loro sia proprio quello.
Tornando ai talebani, questi si sono dimostrarti molto più efficaci, almeno, nell’intervento sull’oppio afghano, la cui produzione è crollata da quando comandano loro. Ma, in tutto questo, qual è il bilancio? Eccolo: il terrorismo (islamico, va sans dire) è sempre ben vivo e lotta con(tro di) noi. E, partito lo Zio Sam, i riflettori sui talebani si sono spenti. Per puntarsi su Gaza. Viene da chiedersi, però: donde tutta questa ondata mondiale di simpatia per Hamas?
A mio sommesso parere, più che di simpatia parlerei di paura. Paura che, dovesse Israele riuscire a debellare i terroristi, questi sposterebbero la loro sanguinaria attenzione su quei Paesi che avessero mostrato vicinanza o almeno si fossero dissociati dalla condanna a Israele. Detti Paesi (tutti europei, più i soliti dem americani), in fondo, vanno a parole, cortei, al massimo qualche barchetta gretina, bandiere, kefiah. Che non costano nulla. Molto di più costerebbe blindarsi in vista di attentati, che non sai mai dove, quando, come e chi colpiranno. E costerebbe anche, o soprattutto, in termini di voti. Non sia mai che, sulla scia del malcontento popolare, le destre avessero a prevalere dopo tanti sforzi per tenerle fuori dai governi. Anche gli affari con Israele non ne soffrirebbero, perché Israele è troppo dipendente dalle importazioni.
Leggi anche:
Insomma il 7 ottobre è stato il capolavoro di Hamas. Del quale, spiace dirlo, anche il cardinal Pizzaballa ha paura, più che di Israele. Paradossalmente, l’unico ad aver paura di Israele è proprio Hamas, i cui eroici guerrieri sono sempre a volto coperto, mentre i soldati dell’Idf no. Detti eroici sanno bene che il Mossad verrebbe a cercarli uno per uno, dovunque, e anche dopo trent’anni.
A quanto pare, insomma, il “lodo Moro” ha fatto scuola (anche se nel caso di Bologna, a detta di Cossiga, fece cilecca). Del resto, dire che Israele ha ragione, sì, ma adesso esagera col “genocidio”, che la soluzione è “due popoli, due stati” (cerchio) però Hamas deve liberare gli ostaggi (botte) salva la faccia nelle interviste, ma nient’altro, perché chi fa queste affermazioni da microfono sa perfettamente che si tratta di due cose impossibili (a: lo stato lo avevano e se l’è preso Hamas; b: ce lo vedete Hamas privarsi della sua unica risorsa?). Ma che volete farci, così è quando si è governati da figure risultanti da accordi tra partiti e non da statisti.
Rino Cammilleri, 7 settembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).