Sul tema dell’ennesimo sciopero un po’ troppo politico indetto da Maurizio Landini, cambiando canale mi sono imbattuto in una scemenza galattica espressa da Daniela Preziosi, opinionista molto di sinistra in forza al Domani.
In breve, intervenendo su La7, la giornalista ha dichiarato che nei Paesi in cui il conflitto tra lavoratori e aziende è più marcato, i salari sarebbero assai più alti, questo probabilmente per giustificare il continuo ricorso del leader barricadero della Cgil allo sciopero, ricorso in gran parte dei casi ben poco attinente agli interessi dei suoi iscritti, tanto da suonare la campana della mobilitazione in favore dei palestinesi o contro la riforma della giustizia.
Ebbene, a questa a dir poco azzardata affermazione della Preziosi ha risposto Franco Bechis, sostanzialmente cercando di spiegare alla nostra nostalgica eroina della falce e martello qualcosa di simile, in economia, alla scoperta dell’acqua calda. Ovvero che i salari sono più elevati laddove maggiore è il tasso di produttività. Per essere più precisi, quando aumenta la produzione per ora lavorata si creano le condizioni affinché le imprese possano aumentare i salari senza perdere competitività.
In termini generali occorre sottolineare, sempre a beneficio dei landiniani che come quest’ultimo sono sempre con la bava alla bocca, che negli ultimi trent’anni il tasso di produttività del Bel Paese risulta assolutamente stagnante, con una media annua dello 0,2%, contro l’1,2% di quello europeo, che come è noto si attesta in coda nell’elenco dei grandi agglomerati economici del globo. D’altro canto, se fosse vero il teorema Preziosi, Landini e company, campioni nel paralizzare l’Italia ad ogni occasione, dovrebbero ambire al premio Nobel per il grande contributo economico offerto alla crescita e allo sviluppo del nostro disgraziato Paese.
Claudio Romiti, 11 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


