Giustizia

L’assist dei giudici alle Ong: così le toghe decidono le politiche migratorie

Consegnare migranti alla Libia è reato. Ma allora qual è il ruolo della politica?

migranti magistratura © sergeitokmakov tramite Canva.com

Nel 2024 ha ancora senso vincere le elezioni? Una provocazione fino a un certo punto, considerando ciò a cui assistiamo quotidianamente. Sì, perché sembra avere poco, pochissimo senso fare delle leggi e mettere in atto delle strategie se poi basta una sentenza per mandare tutto in fumo. Emblematico quanto accaduto nella giornata di ieri, con l’assist di giudici alle ong: per la Corte di Cassazione la Libia non è un porto sicuro e affidare i migranti alla guardia costiera di Tripoli è un reato. In altri termini, a decidere le politiche migratorie di un Paese non è più il governo, ma una toga.

Riportare i migranti in Libia è una condotta che infrange il Codice di navigazione e le convenzioni internazionali e configura “l’abbandono in stato di pericolo di persone minori o incapaci e di sbarco e abbandono arbitrario di persone”, il parere dei giudici della quinta sezione che hanno reso definitiva la condanna nei confronti del comandante del rimorchiatore Asso28 che il 30 luglio del 2018 soccorse 101 persone in pericolo nel Mediterraneo centrale e le riportò in Libia, da dove stavano scappando, consegnandole così alla guardia costiera di Tripoli. Una sentenza che mina il potere del governo – alla faccia delle lamentele della sinistra – e che ha dato nuova linfa alle ong rosse, pronte persino a una class action “contro il governo e il ministro dell’Interno e il memorandum Italia-Libia”.

Le uniche gioie per la sinistra del resto arrivano dai giudici, considerando sondaggi e gradimento degli elettori. Basti pensare a Nicola Fratoianni, che ha colto la palla al balzo per attaccare il governo e parlare di “propaganda tossica” sulla “tragedia dei migranti”. Lui, lo stesso che ha costruito una campagna elettorale sulla candidatura del sindacalista con gli stivali Aboubakar Soumahoro per poi fare finta di non conoscerlo una volta scoppiato il caso delle presunte irregolarità delle coop dei suoi familiari. A stappare lo champagne anche gli attivisti rossi, a partire da Luca Casarini: “Proporremo a migliaia di cittadini italiani, ad associazioni e ong, di sottoscrivere la class action, e chiederemo a un tribunale della Repubblica di portare in giudizio i responsabili politici di questi gravi crimini”.

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Sea Watch Italia ha evidenziato che la sentenza dei supremi giudici fa crollare il castello di carte costruito dalle politiche italiane ed europee che hanno istituzionalizzato la pratica dei respingimenti collettivi con l’accordo con la Libia del 2017 e non ha tutti i torti. La decisione della Cassazione avrà ripercussioni significative sulla politica migratoria italiana e non. Potrebbe infatti sconfessare il decreto Piantedosi e le sue sanzioni a proposito del possibili coordinamento con la Guardia costiera di Tripoli: tradotto, addio multe e sequestri delle navi umanitarie motivate dal mancato coordinamento con i libici, senza dimenticare le conseguenze sugli accordi in atto tra Italia e Libia. Non è un caso che Open Arms abbia già chiesto il ritorno in mare della nave fermata per aver “intralciato un presunto soccorso da parte dei libici”. Una cosa è certa: l’unica vera opposizione al governo Meloni è quella delle toghe.

Massimo Balsamo, 18 febbraio 2024

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