Cronaca

Lavitola sgancia la bomba: “Con Ranucci avevamo fatto un sondaggio sulla sua candidatura”

La rivelazione del faccendiere. Il conduttore non smentisce: "Lo vidi, sapeva che non mi sarei candidato"

Lavitola Ranucci attentato
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L’ipotesi di una candidatura politica viene respinta con decisione. Ma il vero elemento nuovo emerso dalle dichiarazioni di Sigfrido Ranucci riguarda il sondaggio che Valter Lavitola stava preparando sulla sua popolarità: un’iniziativa che il conduttore di Report ammette di conoscere, pur sostenendo di non aver mai avuto alcuna intenzione di scendere in politica. È questo uno dei passaggi più delicati dell’intervista concessa al Corriere della Sera, perché si intreccia con le rivelazioni rese dallo stesso Lavitola a La Verità e con gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista.

Secondo quanto raccontato dall’ex editore, oggi indagato come presunto mandante dell’ordigno esploso davanti all’abitazione di Ranucci, il progetto era concreto. «A giugno ho commissionato un sondaggio», afferma Lavitola, spiegando che il lavoro sarebbe stato interrotto soltanto dopo gli arresti dei presunti esecutori dell’attentato. Ancora più significativa è la ricostruzione sulle modalità di preparazione del questionario: «Le domande sono state preparate da me, da Sigfrido e da due importantissimi giornalisti».

Una versione che Ranucci smentisce solo in parte. Il conduttore nega categoricamente di aver mai pensato a una candidatura politica, ma conferma di aver ricevuto da Lavitola lo schema delle domande del sondaggio. «Non ho mai voluto entrare in politica», dice al Corriere. E alla domanda sul perché non abbia scoraggiato l’iniziativa dell’amico replica: «Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato». Una risposta che lascia però aperto un interrogativo: se la candidatura non è mai stata presa in considerazione, perché partecipare almeno alla fase preliminare di un’indagine demoscopica sulla propria popolarità? Per Ranucci la spiegazione è un’altra. A suo giudizio Lavitola avrebbe utilizzato quel sondaggio per «accreditarsi verso altri», senza che vi fosse un reale progetto politico condiviso. Una ricostruzione che punta a ridimensionare il significato dell’iniziativa, pur senza negarne l’esistenza.

Alla Verità la versione di Lavitola è leggermente differente. Il faccendiere è infatti molto convinto che Ranucci sarebbe la carta vincente del centrosinistra. «Non fac­cio nomi, ma non lo penso solo io. Sono state fatte ricer­che, e non da me e Sig­frido, secondo cui farebbe gua­da­gnare alla coa­li­zione di cen­tro­si­ni­stra molti punti». E ancora: «Io ho visto dei son­daggi fatti da per­sone di asso­luta cre­di­bi­lità dove i numeri erano del tutto incre­di­bili. Mi ha chia­mato un amico impor­tante e mi ha mostrato i risul­tati». I sondaggi Lavitola li avrebbe fatti vedere a Ranucci a Natale. Poi a giugno è tornato alla carica per chiedergli aiuto in questo famoso sondaggio. «Ho detto: “Sto cer­cando di far fare un son­dag­gio”. Sig­frido mi ha rispo­sto: “Siete una massa di pazzi. Che cavolo me ne frega di fare que­sta cosa. Per me Report vale di più della pre­si­denza del Con­si­glio”. Sue testuali parole. Per­ché per lui Report è tutto». Poi uno strano aneddoto: «Una sera Sig­frido ha cenato con due magi­strati di altis­simo livello, impor­tan­tis­simi, mega top, ma non fac­cio nomi. Dopo mi ha detto: “Val­ter, non ti sei messo solo tu a rom­permi il cazzo. Siamo andati a cena l’altra sera con Tizio e Caio e ci siamo pure diver­titi a fare la squa­dra di governo”».

Ma Lavitola alla Verità ha detto anche altro. Tipo: «Che fos­simo d’accordo lo pen­sano e dicono in molti, ma non lo scrive nes­suno. Forse per­ché così si costrin­ge­reb­bero i pm a iscri­vere sul regi­stro degli inda­gati anche Ranucci. Tanti pen­sano che se la bomba l’ho messa io e Ranucci mi difende, allora l’abbiamo fatto insieme. È indi­scu­ti­bile, ok? L’ho detto pure ai Cara­bi­nieri: “Mo’ lo devono inda­gare”. Ma voglio vedere chi cazzo ha il corag­gio di farlo». Nega poi che Tavares, quello che avrebbe fatto con lui i sopralluoghi, sia un suo dipendente: «Non è mai stato dipen­dente della Cefalù Srl da me fon­data, con­tra­ria­mente a quanto si legge nel decreto di per­qui­si­zione. Lui è il mio fac­to­tum e lavora con me per la que­stione dei car­bon cre­dits». E ancora: «Se io e Sig­frido abbiamo pia­ni­fi­cato l’atten­tato assieme e se Sig­frido e Gomes si cono­scono, ma che cazzo di biso­gno c’era che io por­tassi Gomes a fare il sopral­luogo?».

Nell’intervista al Corsera, il giornalista torna anche sull’attentato subito nell’ottobre scorso e ribadisce di ritenere plausibile un movente diverso da quello politico. Secondo Ranucci, la pista «più sensata» resta quella legata all’inchiesta di Report sul Cantiere Navale Vittoria, mentre continua a escludere qualsiasi collegamento con una sua presunta discesa in campo. «Non ho ceduto alle lusinghe di tutti gli schieramenti», sostiene, raccontando di aver ricevuto proposte provenienti dal centrosinistra, dal centrodestra e da altri movimenti politici, tutte respinte.

Respinge anche un’altra delle accuse circolate negli ultimi giorni: quella secondo cui l’amicizia con Lavitola avrebbe potuto garantire un trattamento di favore da parte di Report. «È l’illazione che più mi fa male. Ranucci può avere degli amici. Report no», afferma, invitando a giudicare il lavoro della trasmissione attraverso le sue inchieste. Sul rapporto personale con Lavitola, invece, il conduttore offre una ricostruzione articolata. Spiega di aver coltivato quell’amicizia per tre ragioni: la possibilità di ottenere un’intervista con Marcello Dell’Utri, l’attenzione verso la vicenda familiare dell’ex editore, padre di un figlio con autismo, e alcuni interessi giornalistici comuni. Rivela inoltre che proprio Lavitola avrebbe collaborato alla realizzazione della puntata dedicata ai cantieri navali indicata oggi come possibile movente dell’attentato.

Ranucci difende infine la scelta di frequentarlo ricordando come, a suo dire, Lavitola fosse presente «nelle agendine di gran parte dei direttori di giornali italiani» e raccontando di essergli stato presentato dal giornalista Guido Ruotolo. «Tutti vanno in quel ristorante», osserva, sostenendo che il rapporto con l’ex editore non fosse un’eccezione nel panorama dell’informazione italiana.

Sullo sfondo resta però anche un altro elemento destinato ad alimentare il dibattito. Nei giorni scorsi Domani ha pubblicato il contenuto di un sms attribuito a Lavitola, interpretato da alcuni come il riferimento a un presunto favore ottenuto per il conduttore di Report. “Mi dicono che hanno elementi inconfutabili per i quali io sarei il mandante del tuo attentato e che non sarebbe stato fatto per farti realmente del male, sostanzialmente lo avrei fatto per aiutarti”, ha scritto in questo sms Lavitola mentre i carabinieri lo stavano perquisendo. Ranucci ha respinto con decisione ogni ricostruzione di questo tipo e, secondo quanto riportato, ha negato ai magistrati qualsiasi beneficio ricevuto attraverso l’amico.

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