C’è un passaggio paradossale nell’intervista rilasciata da una delle mamme rom dei bimbi accusati della morte (il figlio lo chiama “omicidio”) di Cecilia De Astis. Anzi, forse più di uno. Perché ci sono tante, troppe cose che non tornano in questa vicenda. È strano che quattro bambini di 11-13 anni si mettano alla guida di un’auto per adulti. È assurdo che vadano talmente veloci da investire una signora. È terribile che la lascino lì, agonizzante, morire di stenti sull’asfalto di via Saponaro. È incredibile che non raccontino nulla ai genitori, che lo facciano solo poche ore prima che la polizia faccia irruzione nel campo nomadi. Ed è senza senso alcuno che una delle loro mamme consideri tutto sommato normale che quei bimbi con poco più di 10 anni rubino una macchina.
La donna ha parlato con il Corriere della Sera e con Repubblica fuori dalla caserma della polizia municipale all’interno della quale c’è suo figlio di 11 anni, uno di quelli vestiti con la maglietta dei Pokemon che li ha incastrati. Si può capire la disperazione, sia chiaro. “È da stamattina all’alba che piango. Per mio figlio e per la signora che è morta – sussurra – Cosa posso dire… non so davvero. Sono sotto choc. Vediamo cosa gli fanno… ha solo undici anni. Quello che hanno fatto… sono bambini, non sono adulti, che capiscono”. Vita non semplice, magari: “La mia famiglia è a Milano da sette o otto mesi — racconta —. Veniamo da Roma, da Bologna, ci spostiamo spesso”. Al campo, oltre ai bambini, sono tutte donne perché i mariti sono quasi tutti in galera “per vecchi reati”.
Eppure qualcosa stride, nel racconto della donna. Intanto dice di aver scoperto dell’incidente solo poche ore prima dell’arrivo delle pattuglie (“Mio figlio me l’ha raccontato stanotte. Erano usciti al mattino insieme, a piedi. E sono tornati tardi. Eravamo preoccupati, vedevamo la polizia passare tante volte nella strada: non capivamo, non sapevamo cosa pensare. Ma all’inizio lui e gli altri non hanno detto niente. Poi stanotte si sono messi a piangere. Ci hanno raccontato di questa tragedia, dell’incidente, di quello che era successo”). Ma soprattutto dà quasi per scontato che insomma, se i bimbi di 11 anni trovano un’auto con le chiavi dentro o c’è l’occasione per prenderla insomma, perché no? “L’hanno trovata abbandonata con le chiavi dentro, o l’avranno rubata, ma non ci hanno detto niente. Li avessimo visti in macchina, li avremmo fermati, avremmo detto qualcosa”.
L’avranno rubata. Così. Come se fosse normale. A 10 anni. E poi c’è qualcosa che non quadra. Il Corriere spiega infatti, citando l’avanzamento delle indagini, che secondo quanto trapela pare che “domenica sera i ragazzini avessero già adocchiato quella Ds4, con targa francese, carica di bagagli e lasciata davanti a un b&b della vicina via Fratelli Fraschini da quattro turisti di Strasburgo in visita in città. L’hanno aperta, e si sono portati via le valige. Con cui sono poi tornati al campo per far sparire qualsiasi cosa avesse un valore, a partire dai device tecnologici: tablet e pc”. Non solo. “La scoperta della copia di scorta delle chiavi dell’auto” ha poi “suggerito ai quattro minorenni l’idea di tornare indietro a far visita alla macchina. E avvicinarla al campo di via Selvanesco, pronta per un giro la mattina dopo”. Domanda, lecita: i genitori non si sono accorti che i loro figli avevano rubato le valigie dall’auto dei turisti? Hanno detto loro niente? Nessuno degli adulti ha visto che questi bimbi di 11 anni avvicinavano il mezzo all’accampamento per poi farci un giro il giorno dopo?
Intanto, dopo aver ammesso tutto di fronte ai vigili, i quattro ragazzini sono usciti dagli uffici della municipale insieme alle madri. E sono stati riaffidati alle loro famiglie.
di Franco Lodige
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