Caffè avvelenato

Le spese pazze dell’Ue: +433% per gli “esperti” sul clima

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

ursula von der Leyen Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Qui al bar non vorremmo annoiarvi sempre con lo stesso argomento, ma ci sentiamo anche di dovervi segnalare quando succede che abbiamo ragione. Solo ieri notavamo: l’Europa, che blatera di permacrisi, che cosa aveva fatto per essere pronta a questa crisi energetica? Il nostro sospetto era che non avesse fatto niente, a parte iniziare una transizione ecologica ovvero transizione suicida.

Ce lo ha confermato nientepopodimeno che il Financial Times. Anzi, ha rincarato la dose. Perché l’Europa, qualcosa, effettivamente lo ha fatto: sì, sborsare milioni e milioni per pagare consulenti. In odore di conflitto d’interessi. La Commissione Ue, secondo il quotidiano britannico, ha aumentato del 400% le spese per gli esperti esterni ai quali chiedere pareri su politiche climatiche ed energetiche. Nel 2024, ultimo anno per il quale erano disponibili i dati, la somma erogata per i consulenti era arrivata a quasi 1 miliardo e mezzo; 127 milioni (+433% in dieci anni) nell’area, appunto, dedicata a clima ed energia. Risultato di tali autorevoli parere? Il Green deal? Quello che il commissario Dan Jorgensen, adesso, ci ripropone come panacea e che, anziché l’autonomia, ci consegnerebbe una nuova dipendenza strategica dalla Cina? Senza, peraltro, assicurarci la stessa resa del fossile?

E nessuno ci venga a rivendere il “modello Sanchez”: chi legge il sito di Nicola Porro sa di che bluff si tratta… Per noi, a quanto pare, i consigli degli esperti non sono stati un gran guadagno; di sicuro, non paragonabile a quello di grandi imprese come BlackRock, cui l’Ue ha chiesto suggerimenti su come regolamentare il settore finanziario. Per la serie: domando all’oste se il vino è buono. Le linee guida sui conflitti d’interessi nemmeno si occupavano del ruolo di questi strapagati consulenti: il problema, per gli eurocrati, semplicemente non esisteva. Alla faccia della trasparenza: ecco come a Bruxelles spendono i nostri soldi. L’importante è che ce ne rimangano un po’. Giusto per pagare le prossime bollette…

Il Barista, 6 maggio 2026

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