Cronaca

Le truppe di Garlasco

La ridotta schiera di irriducibili colpevolisti che si comportano come quei soldati giapponesi che restarono nella giungla per anni

garlasco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Sul caso di Garlasco, nel quale gran parte dell’informazione sta svolgendo il suo ruolo, contrariamente a ciò che è accaduto in passato, quando l’attuale condannato è stato giornalisticamente lapidato, c’è una ridotta schiera di irriducibili colpevolisti che si comportano come quei soldati giapponesi che restarono nella giungla per anni, piuttosto che arrendersi agli Alleati.

Tra questi spicca Stefano Zurlo, spesso presente nei salotti televisivi, che martedì sera, durante una interessante puntata di Zona bianca, ha ribadito una storiella sulla condanna di Alberto Stasi – perché tale è dopo tutto quello che sta emergendo nella nuova inchiesta – che racconta ad ogni occasione. In sintesi, secondo il giornalista, malgrado le due prime assoluzioni consecutive di un ragazzo preso di mira dagli inquirenti sin dai primi momenti, la sua “granitica” condanna sarebbe sostenuta da una attenta rilettura degli elementi a suo carico che sia i giudici dell’Appello-bis e sia quelli della Cassazione avrebbero, di conseguenza, effettuato in modo tale da superare ogni ragionevole dubbio.

Ora, per chi si è letto la sentenza del citato Appello-bis, così come il sottoscritto, non credo che sia facile, se non impossibile, trovare un senso logico in una ricostruzione dei fatti che un numero crescente di italiani considera un vero e proprio insulto all’intelligenza umana. Una ricostruzione che, a parere di tanti esperti, rappresenta il frutto di una visione teorematica della giustizia, nella quale prima si trova il colpevole e poi si vanno a cercare le prove. Una impostazione che è stata così duramente stigmatizzata dalla criminologa Simona Ruffini, presente in video, nel descrivere la prima indagine: “Ci sono l’errore della visione a tunnel, ovvero sposare sin dall’inizio un’indagine investigativa e non spostarsi più da quello. Da questo deriva il bias della conferma, ovvero cercare solo elementi che portano conferma alla propria ipotesi. A questo si aggiunge la dissonanza cognitiva, ogni volta che ci si trova davanti a un elemento che smentisce le nostre convinzioni pur di non ammettere di essersi sbagliati si distorce la realtà. E questo è quello che è successo solo all’inizio.”

Un ragionamento assolutamente sensato da parte di questa professionista che, tuttavia, è stata recentemente attaccata per le sue idee sul caso nientepopodimeno che da Selvaggia Lucarelli, la quale rientra nel novero dei citati, irriducibili “giapponesi” colpevolisti. Inoltre, a portare un altro poderoso colpo alle incrollabili certezze del kamikaze Zurlo ci ha pensato l’ex magistrato di lungo corso Simonetta Matone, un volto molto noto per chi segue questi approfondimenti televisiva, e lo ha fatto in modo lapidario: “L’errore più grave è stato scoprire che Alberto Stasi aveva una finestra temporale di 23 minuti libera, e su quella costruire il processo. Si è fatto l’esatto contrario di quello che andava fatto, ovvero trovare una serie di elementi per arrivare all’identificazione del responsabile. Tutti parlano della sentenza passata in giudicato – ha aggiunto la Matone – anch’io da ex magistrato dico che il colpevole è Alberto Stasi. Se la Cattaneo dovesse spostare di 30-40 minuti l’ora della morte cosa diciamo? Continuiamo a sostenere che è colpevole?”.

Ciononostante il buon Zurlo, al pari di tanti altri operatori dell’informazione – tra cui Ilenia Petracalvina, Ilaria Cavo, Francesca Carollo, Piero Colaprico, Roberta Bruzzone e Massimo Lugli – , rimane incrollabile all’interno della giungla di labili indizi, di suggestioni spacciate per prove e di leggende metropolitane che hanno condotto in galera un sempre più probabile innocente. E dato che siamo all’inizio di un nuovo anno, si spera che entro il 2026 i nostri simpatici “giapponesi” che si occupano del pasticciaccio brutto di Garlasco si decidano a tornare tra noi, ossia tra persone di media intelligenza che comunque sono in grado di affermare che due più due fa sempre quattro.

Claudio Romiti, 2 gennaio 2026

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