L’economia dell’idrogeno? Sì, ma non a partire dall’auto

Condividi questo articolo


Regione Puglia e Provincia di Modena vagheggiano la Hydrogen Valley. Quella dell’economia a idrogeno è una fissazione che ogni tanto emerge. Nei tempi più recenti emerse per iniziativa di tale Jeremy Rifkin, un economista le cui dubbie conoscenze di fisica non gl’impedirono di scrivere un libro titolato Entropia, purtroppo e inevitabilmente infarcito di strafalcioni di fisica. Né gl’impedirono di scrivere un altro saggio, ove magnificava quella dell’idrogeno come l’economia del futuro.

Il presidente degli Stati Uniti G.W. Bush fece proprie quelle idee, e nel 2003 lanciò la Freedom Car Initiative, ove prometteva l’idrogeno quale carburante che avrebbe dovuto liberare l’America dalla dipendenza dal petrolio arabo, oltre che risolvere il problema – poteva mancare? – del riscaldamento globale. Entro 10-15 anni, a dire di Bush, il parco auto americano sarebbe stato rimpolpato di auto a idrogeno. E il 28 gennaio 2003 ci staccò un primo assegno da $720 milioni. L’iniziativa di Bush non era una novità: simile iniziativa l’aveva annunciata nel 1993 il Presidente Clinton. Bush estendeva di 10-15 anni la promessa (non mantenuta) di Clinton. La novità di Bush era che l’auto della libertà sarebbe stata a idrogeno.

Nello stesso 2003 spiegavamo sul Giornale (ci dovemmo spendere con tre o quattro articoli) l’utopia del progetto a idrogeno. Come fu come non fu, il fatto è che dell’auto a idrogeno neanche l’ombra. Obviously, per una mezza dozzina di motivi, il meno importante dei quali è: l’idrogeno non esiste sulla faccia della Terra. I cosiddetti esperti dovrebbero essere più determinati: la preoccupazione di esser certi di cadere in piedi li rende a volte criptici. Allora siamo palesi: dimenticatevi le auto a idrogeno (e, per quel che mi riguarda, anche le auto elettriche – full-eletric, dico, ché le ibride sono ottime).

Tornando all’idrogeno, il Paese guida fu l’Islanda. Nel 2000 i due terzi dell’energia prodotta in Islanda era rinnovabile (idroelettrica e geotermica). Non contenti, i governanti decisero di utilizzare il surplus elettrico per generare idrogeno dall’elettròlisi dell’acqua. L’idrogeno sarebbe stato utilizzato per la riconversione dei bus esistenti nell’isola e subito dopo per la flotta dei pescherecci, protagonisti del 70% della ricchezza nazionale. In prospettiva, l’Islanda si sarebbe resa totalmente indipendente dai combustibili fossili per i mezzi di trasporto terrestri e navali. I primi autobus entrarono in servizio nell’agosto del 2003 dopo la realizzazione in aprile del primo distributore pubblico d’idrogeno (ad opera della Shell). I primi tre autobus navetta furono messi in servizio all’aeroporto di Reykjavik. Poi si sarebbe passati ai veicoli privati (180.000) e alla flotta da pesca (2.500 unità). Nel 2005 gli autobus avrebbero dovuto essere 30.

Il secondo obiettivo, entro il 2007, era creare un mercato di auto ad idrogeno, sostituendo l’intero parco auto. Il terzo obiettivo, entro il 2015, era quello di alimentare con l’idrogeno l’intera flotta dei pescherecci. Il quarto obiettivo, entro il 2030, era vendere all’Europa l’idrogeno prodotto in Islanda. L’idrogeno doveva essere utilizzato anche per produrre energia per tutti i servizi cittadini. Poi, tra il 2008 e il 2011, l’Islanda ha subito un crack finanziario senza precedenti che ha ridotto il paese sul lastrico, anche a causa della disinvoltura con cui la classe politica aveva deciso di investire sull’idrogeno. Inutile dire che nessuno degli obiettivi è stato raggiunto.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche


Condividi questo articolo


28 Commenti

Scrivi un commento
  1. Il problema maggiore da risolvere consta nella mente dei politici che ne dettano gli indirizzi.

    Non essendo dei tecnici fondano le proprie conoscenze sulle notizie che apprendono dai “pseudo tecnici” – certamente non i migliori che hanno ben altre cose più interessanti da svolgere che essere al servizio “lecchino” di un politico – che ne seguono le “vestigia”.

    Per portare un esempio fattivo avendolo realizzato nel 1982 per una costruzione di circa 22.000 mc. consiste nella sostituzione in Italia del riscaldamento – che è una delle fonti del maggiore inquinamento invernale – con le pompe di calore acqua/acqua prelevando l’acqua del primario dalla falda superficiale da rimettere in falda a ciclo chiuso.

    A Roma esiste una falda a circa 20 metri di profondità con acqua alla temperatura di circa 16/19 °C.

    L’approvvigionamento elettrico dovrebbe provenire da centrali nucleari evitando di distruggere notevoli ricchezze economiche – a mafia, camorra, ndrangheta ed altri per mazzette – elargite a piene mani ai suddetti da una Nazione povera che oltre allo spreco creano notevoli difficoltà concorrenziali all’industria per l’aumento del costo dell’elettricità

  2. Anche l’eolico ed il solare sembravano essere fonti energetiche senza futuro 20 anni fa. Oggi invece sono già molto diffuse grazie ai miglioramenti tecnologici di chi ha avuto il coraggio d’investirci tempo e denaro. Con l’utilizzo dell’idrogeno per la mobilità avverrà probabilmente qualcosa di simile. Al momento i costi totali di gestione di un’ auto ad idrogeno (FCEV) sono molto più alti di una elettrica (BEV) e di quella a combustione interna ovviamente (ICE). Le cose cambieranno velocemente… anche per rendere l’impatto ambientale inferiore rispetto a quello con l’utilizzo di carburanti tradizionali. Alcuni studi prevedono che i costi di gestione delle auto ad idrogeno si abbatteranno notevolmente nei prossimi anni, grazie alla ricerca e agli sviluppi tecnologici correlati. Nel 2028 le auto ad idrogeno dovrebbero essere gestite con costi totali più bassi di quelle elettriche, aprendo la strada per la fabbricazione su più ampia scala. Paesi come Germania, Norvegia, Sud Corea e Giappone sono già un passo avanti con questa tecnologia avendo già una rete di stazioni di rifornimento idrogeno per auto, o almeno per camion, bus e treni. Quindi a breve l’ardua sentenza su questa “scommessa tecnologica”.

  3. l’unica fonte di energia del futuro dovrà (imperativo categorico) essere la fusione nucleare.

    Tutto il resto è fumo negli occhi.

  4. mentre da ingegnere chimico sono contento di leggere che qualcuno prova a spiegare che l’idrogeno è un vettore energetico e non una fonte energetica, rimango sconcertato quando perfino i vertici della SNAM ingenerano confusione… ma non dovrei essere sorpreso, è partita la caccia ai finanziamenti della green economy o presunta tale.

  5. Dovrebbe informarsi meglio. I progetti per gli impianti di produzione Idrogeno ci sono, a cura di fior di professionisti, ed hanno grande valenza economica ed ambientale, nonostante le deboli posizioni contrarie.

  6. Che si arrivi a concludere che non esiste una emergenza climatica evidenzia lo valenza scientifica dell’autore dell’articolo.

    Sono d’accordo che l’ibrido è la soluzione immediata per ridurre l’inquinamento atmosferico delle auto se lo si affianca al gol e soprattutto al metano.

    Ciò non toglie il fatto che l’idrogeno è il vettore energetico per eccellenza a impatto zero se prodotto con le rinnovabili.

  7. Leggo diversi commenti gretini che evidentemente si ostinano a non capire l’abc del problema: il petrolio è una fonte di energia, l’idrogeno no.

    E’ come una batteria.

    Ergo il problema di quale fonte di energia usare rimane del tutto intatto; vi si aggiungono solo altri difficoltà, come quella del trasporto e dello stoccaggio in modo sicuro (ma immagino che se dico “Zeppelin” pensino solo ai Led Zeppelin).

    Caro Battaglia, ma una citazione per Formigoni no?

    Formigoni è un altro che 15 anni fa nelle sue crociate gretine blaterava di vendere solo auto ad idrogeno entro il 2008, e cose del genere.

    Finchè il cdx non si sveglia, abiurando tutte queste porcherie, non si va da nessuna parte.

      • Lo scopo è distruggere il benessere occidentale (l’occidente è brutto e cattivo), privandolo dell’energia che lo ha reso ricco dalla rivoluzione industriale, capitalista e liberista, in poi.

  8. cari fratèli e care sorèle

    il buon Padreterno, scrivendo le regole che governano l’Universo, ha voluto lasciare un po’ di spazio al caso.

    Nella sua infinita bontà pensò: “Se non perturbo il sistema con qualche causa casuale, l’esistenza dell’uomo sarà troppo noiosa. Si ammoscerebbe come un puparulo ammuffito, si lascerebbe andare all’ozio ed al vizio di arrampicarsi a raccogliere i frutti femminili dell’albero di fico, sarebbe stato inutile farlo a nostra (ricordo che all’epoca il Dio unico erano tanti elohim!) immagine se poi non fa differenza con un bonobo. Ad esempio invento la rottura spontanea di simmetria, così si troverà difronte alle risposte emotive di buono e di cattivo.

    E per complicargli la situazione gli invento anche le equazioni differenziali, così non potrà prevedere il futuro e non gli verrà la depressione per sapere già come gli andrà a finire (sotto tre metri di terra, non ci scappa, la vita eterna è troppo!!!) con la complicazione che gli nascondo le condizioni iniziali e o lascio nell’indeterminazione quantistica.

    E così rimarra contento chè tutto ciò che accada è opera mia e per il suo bene.”

    Ma un giorno, degli universitari che cercavano di trascendere la fisica a piccole dosi di mescalina per unirsi al progetto divino vollero sostituirsi al Creatore con lo scopo di migliorare la Creazione per renderla adatta ai loro bisogni e folli sogni.

    “Dall’energia venite, all’energia ritornerete” è scritto nei libri sacri universitari.

    E quanta più energia è in gioco, tanta più massa si trasforma.

    E dal primevo pezzettino di lego ideato dal Creatore, il quasieterno PROTONE, con la mediazione di fluidi mistici di gluoni e di un brodo primordiale di quark, esso si moltiplica in infinite forme bellissime.

    Un protone s’accoppia con un altro protone (si, il Supremo ha concepito l’unico possibile modo di procreazione omologa ) per dar vita ad un’unica doppia coppia di discendenza nucleare con un’immenso spettacolo di fuochi d’artificio.

    E questa l’unica vera forma di energia derivante dall’idrogeno (un PROTONE!), degna di essere tale perchè proveniente direttamente dal Progetto del Creatore, che può essere sfruttata proficuamente dai figli del Signore Supremo.

    Se ci riusciremo, bene, continueremo ad usare internet per postare i selfie ed i piatti di pasta e fagioli con le cotiche, altrimenti…. il Creatore, nella sua infinità Bontà ha pensato a tutto il suo creato e non sono a noi: nelle sue regole ci ha inserito anche la Curva Logistica e dopo… l’apoptosi!

    Cari figlioli, non essendo libero in natura (perchè anche l’elettrone del protone non vede l’ora di accoppiarsi per dar vita a discendenze molecolari) vi siete chiesti da dove i miscredenti santoni dell’ambiente (che l’Altissimo gli possa far la grazia di ascendere al Paradiso per evitare il prolungare delle sofferenze terrene) vorrebbero estrarre l’idrogeno?

    Cari Fratèli e care sorèle.

    la predica di oggi è stata lunga e sofferta, Il Signore è dispiaciuto nel vedere come il suo figlio prediletto utilizza l’idrogeno per deviare dalla retta via spirituale per dedicarsi alla via digitale del demonio.

    E consumeremo le sterminate riserve di carbone per estrarre l’idrogeno da liquefare, bruciare e esser felici per aver Alexa in casa che si sotituisce alla personale ricerca spirituale della conoscenza del mondo.

    La morale: “Felix qui potuit rerum cognoscere causas”

    Buona notte e buone conversazioni sui vostri preferiti social network… a idrogeno.

  9. Questo articolo non è affatto ben documentato e finisce dicendo che il problema del clima non esiste, mentre la scienza ufficiale non passa giorno senza che lanci un allarme. Sulla efficacia o meno dell’idrogeno possono esserci dei dubbi, personalmente ci credo ed esistono auto e treni che già oggi funzionano con questa tecnologia. Così come al tempo delle leggi sul tabacco uscivano gli esperti a spiegare che il fumo non faceva male, oggi abbiamo altri esperti che ci spiegano che il petrolio è cosa buona anche per il futuro. Il gioco di parole sui ‘gretini’ poi è degno delle scuole elementari.

  10. Scrivere articoli di giornale, specie se si è giornalisti politici schierati non rende edotti in scienze e tecnologia.

    L’idrogeno non è una fonte di energia ma è solo un possibile vettore di energia, una forma di immagazzinamento dell’energia come lo sono gli idrocarburi.

    L’idrogeno è solo la forma più semplice ed elementare per immagazzinare energia.

    Ogni trasformazione ha un costo quindi una parte dell’energia viene sprecata in questo passaggio. Cosa ovvia e naturale.

    La produzione di idrogeno classica è quella dall’idrolisi dall’acqua da corrente elettrica magari prodotta da celle fotovoltaiche.

    In costo aggiuntivo di energia è anche nella concentrazione, compressione dell’idrogeno.

    Questi sono gli unici aspetti negativi.

    Dal processo inverso si rigenera energia elettrica ed acqua. Per cui sia nella produzione, nell’accumulo e nella rigenerazione di energia il ciclo è perfettamente ecologico. Per sua informazione esistono anche in produzione e non solo prototipi di auto ad idrogeno perfettamente funzionanti e circolanti nel mondo mentre sono pochissimi i distributori

    In Italia ne esiste uno solo a Bolzano.

    Ovviamente.le auto ad idrogeno hanno normali motori elettrici ed una modesta batteria tampone. Si riforniscono in tempi simili le vecchie auto a combustibile fossile e non hanno i problemi di autonomia e di deterioramento delle batterie. Tutti i nostri sommergibili militari di ultima generazione sono già attualmente alimentati ad idrogeno (anche se sarebbe meglio dire elettrici con accumulo di energia ad idrogeno).

    Inoltre da poco sono entrati in servizio in Germania i primi treni ad idrogeno per le tratte non elettrificate. La scarsa diffusione nasce solo da ragioni economiche proprio perchè accumulando energia in forma di idrogeno gassoso ha un costo in termini energetici.

    Ma per il resto, a livello di autonomia ed inquinamento è perfetto.

    Saluti

    • Ottimo commento. Esiste anche un’altra interessantissima possibilità, ancora in fase di studio, ma che potrebbe risolvere tutti i problemi logistici dell’idrogeno. In pratica “catturano” l’idrogeno in un liquido e lo liberano grazie a un catalizzatore mandandolo direttamente in una cella combustibile. Quando il liquido è esaurito, viene recuperato e immesso del nuovo, praticamente si svuota il serbatoio e lo si riempie. Il liquido recuperato viene poi nuovamente ricaricato di idrogeno, e così via.

      L’idea è bellissima, già in sperimentazione, poi vedremo, i problemi sono sempre tanti. Qui il link alla startup israelo-australiana (Italia? non pervenuta…):

      https://www.electriq.com/

      Spero questo commento venga pubblicato, non so perché non mi hanno MAI pubblicato un commento. Boh…

      • Forse una spiegazione posso dargliela io, sulle pubblicazioni: a volte l’inserimento dei link può di per sé attivare una o più protezioni antispam (può sembrare ridicolo, ma non ha idea cosa ci si inventa pur di scrivere pubblicità ovunque…).

    • “La scarsa diffusione nasce solo da ragioni economiche proprio perchè accumulando energia in forma di idrogeno gassoso ha un costo in termini energetici”. Ecco, e qui casca l’asino, a meno che l’energia necessaria non la si prenda dal nucleare, per non dire dei problemi di trasporto, immagazzinamento e sicurezza che l’utilizzazione dell’idrogeno comporta e che pure hanno un costo energetico.

    • FACILONERIE!!!

      copia-incollare informazioni alla rinfusa, sperando di passare per informato, al contrario mostra la profonda non-conoscenza del problema:

      a) l’energia di dissociazione dei legami O-H dell’acqua è di 458,9 kJ/mol, quella dei legami C-H del metano è di 414 kJ/mol. Da quale fonte verrà estratto più convenientemente l’idrogeno?

      b) si fa presto a dire “con il fotovoltaico si produce l’energia per la scissione dell’acqua…”

      E di notte, quando ci sono le nuvole, quando c’è la neve, la nebbia? Non si useranno gruppi elettrogeni per continuare la produzione senza interruzione?

      quanti mq di pannelli servono, dove si installano, a che prezzo? quanto costerà l’idrogeno?

      c) l’inquinamento… tra 30 anni verrà fuori una nuova gretinetta che scaglierà anatemi contro la generazione precedente, che bla bla bla il piscitiello di cannuccia è in pericolo causa lìacqua troppo pura che esce dagli scappamenti delle auto a idrogeno….

      E ci sarà qualche scienziato facilone che proporrà di cavare energia dai gusci di cozze.

      L’inquinamento e l’ambientalismo sono lo specchietto per le allodole sistemato dall’economia globale per acchiappare l’immaginazione collettiva al fine di vendergli prodotti inutili, inefficienti e peggiorativi.

  11. Non so se le auto a idrogeno o elettriche possono fare bene all’ambiente.

    Ma certo fanno bene a imprenditori falliti tipo Musk

    • Le auto ibride e soprattutto elettriche sono una soluzione provvisoria ai problemi dell’inquinamento e sono un affare dal punto di vista ecologico. Più vi si renderà conto che è inevitabile dover utilizzare strumenti non inquinanti per accumulare energia per i nostri uso quotidiani più di diffonderà l’uso di auto elettriche.

      Ricordiamo sempre che parliamo sempre e solo di “vettori” in cui accumulare energia e non produttori di energia. L’idrogeno accumula energia come una batteria ricaricabile ma nessuna dei due PRODUCE energia!

      Infatti si sposta solo il problema finché la fonte di quella energia accumulata viene dal bruciare carbone o petrolio.

      Per non inquinare infatti occorre produrre energia elettrica da fonti naturali. Poiché questa energia in genere è discontinua: vento, sole, ecc. Si devono usare accumulatori come batterie od idrogeno per conservare quella energia per utilizzare secondo le nostre necessità.

      Saluti

      • Come alternativa al petrolio si potrebbe pensare al nucleare. Purtroppo da Fukushima in poi si è trasformato un errore (madornale, ma mai come Chernobyl, e non dimentichiamo che si trattò comunque di un terremoto di magnitudo > 9 con onde di decine di metri) umano a “niente funzionerà mai”, a scapito delle vittime del terremoto del Tohoku (o a vigliaccherie politiche come in Germania). Non sarà “cool”, ma usando design moderni, è sicuramente più sicuro di quelli vecchi e può benissimo fare da tampone per altre risorse che sono discontinue.

        Sul discorso idrogeno, la cosa secondo più difficile è la gestione della sua forma liquida, che sebbbene sia più semplice rispetto ad altri gas, presenta alcune difficoltà.

        Il mio sogno? Qualcosa che derivi dal deuterio e dal trizio (ovvero la fusione nucleare), ma serve molta più volontà di spingere.

    • E questo commento fa male all’intelligenza dell’uomo. Se c’è qualche fallito , quello sei tu che parli a vanvera.

      Elon musk è l’esatto contrario di te: ovvero un genio assoluto il cui nome tu sei nemmeno degno di pronunciarlo.

    • Purtroppo si tratta di disinformazione e di un modo di trattare la scienza e la tecnologia come una sorta di strumenti per stregoni da osservare con distanza e diffidenza. Ci sono le soluzioni all’inquinamento ed al disastro ambientale ma non si vogliono accettare per diffidenza ed ignoranza.

      Questo articolo ne è un esempio.

      Saluti

      • Il mio scetticismo su molte politiche poggia molto di più su quello che fa il legislatore che la cosiddetta “scienza” che i giornalisti propongono tutti i giorni (non parlo solo di clima, ma di tutto).

        Alcune soluzioni fornite da “divulgatori” o peggio politici, che presuppongono di sapere la “scienza” ma magari non hanno letto nemmeno un rigo dei rapporti IPCC, puntano a imporre riduzione del tenore di vita per “evitare la catastrofe”. Problema: le classi sociali più ricche potranno permetterselo, quelle meno abbienti meno o per nulla (come farà l’operaio ad andare alla sua fabbrica fuori città e lontana dai mezzi pubblici se non può permettersi di cambiare l’auto ormai fuori legge?)

        In altre parole, molte di queste politiche hanno un costo sociale che può essere elevato (oltre che economico, naturalmente). E la maggior parte di queste persone “illuminate” fa finta che non esista. Poi ci si stupisce se movimenti eversivi come i gilet gialli emergono (ora la protesta è diversa, ma il motivo scatenante è stato proprio quello). E naturalmente, sollevare qualsiasi critica, indipendentemente dal fatto che questa sia forte o solo leggera, vuol dire essere un distruttore del pianeta.

  12. Battaglia,

    lei in pratica ha dimostrato con poche righe la totale incapacità di una classe politica la quale non riesce ad elaborare un pur minima visione del presente come del futuro.

    P.S. Ovviamente dopo la sua presenza alla trasmissione 8 e 1/2 non è stato più chiamato come non sono stati chiamati anche altri suoi colleghi universitari. Addirittura in una trasmissione televisiva in cui era ospiete Vittorio Feltri ho dovuto ascoltare una bestialità mostruosa. Infatti Feltri affermò di aver contattato Rubbia e la conduttrice, udite udite, disse: “Se Rubbia vuole mettersi in contatto con la trasmissione può farlo”. é superfluo dirle che ho subito cambiato canale.

    • La partecipazione di Battaglia a 8 e 1/2 è stata a dir poco imbarazzante e criticabile innanziztuto per la sua non competenza accademica in materia di climatologia tanto che all’attivo ha ZERO Pubblicazioni Scientifiche sull’argomento. Il secondo motivo di imbarazzo è la faziosità mostrata dalla Gruber nell’impostare una trasmissione su un tema così importante invitando solo un noto negazionista al quale ha dato in pasto una semplice attivista, quando in realtà avrebbe dovuto contrapporre a Battaglia uno scienziato competente di idee opposte (facile da trovae visto che la maggior parte del mondo scientifico la pensa in maniera diversa). Non a caso altri scienziati si sono preoccupati di analizzare la trasmissione evidenziando i numerosi errori del prof [https://www.climalteranti.it/2019/10/07/un-delirio-a-otto-e-mezzo-altri-record-per-il-prof-battaglia/]. Parlando di Feltri e Rubbia, faccio subito notare che il primo manco sa bene il nome del secondo, tanto che lo ha in diverse occasioni chiamato Rubia, con una sola B. Oltretutto, Feltri dimostra di non conoscere assolutamente il pensiero dello scienziato sul tema GWA dato che fa riferimento solo al famoso intervento in Senato del 2014 nel quale comunque Rubbia parlò della necessità di ridurre le emissioni. Ma a parte questo, dal 2014 di tempo ne è passato e Feltri, se fosse veramente stato interessato alla verità, si sarebbe informato su eventuali “evoluzioni” del pensiero di Rubbia il quale ha DATO IL SUO SOSTEGNO alla Dichiarazione di Mainau del 2015 (firmata da 35 Premi Nobel e alla quale poi hanno aderito altri premitai fino al numero di 75), dove si riconosce la causa antropica del GW [http://www.mainaudeclaration.org/] e nel Marzo 2017 in una intervista a Focus Extra ha detto (testualmente) “Non possiamo continuare a produrre CO2, RESPONSABILE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI” [https://issuu.com/mondadoriscienza/docs/focus_extra_edicola]. Tornando a Battaglia non credo alla sua buona fede, specialmente da quando rispondendo a un mio commenti definì come “la più importante Conferenza Europea sul clima” una conferenza di soli scettici organizzata da de think-thank scettici quali EIKE e Heartland Institute. PS. Se ci sono errori è perché ho scritto senza tempo di rileggere bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *