Lefebvriani verso la rottura: la Fraternità Sacerdotale San Pio X è pronta allo strappo definitivo con Roma. Salvo cambiamenti dell’ultimo momento, domani – mercoledì 1° luglio – nel seminario di Écône, in Svizzera, saranno consacrati quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio. Una decisione che la Santa Sede ha già definito un “atto scismatico” e alla quale seguirà la scomunica automatica sia per chi procederà alla consacrazione sia per i nuovi presuli. È il gesto più grave compiuto dal movimento tradizionalista dai fatti del 1988, quando monsignor Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa, consumando la rottura con Roma. Quasi quarant’anni dopo, la storia rischia dunque di ripetersi. E questa volta lo strappo potrebbe diventare definitivo.
I sacerdoti che riceveranno la consacrazione episcopale sono lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. L’obiettivo dichiarato è assicurare una successione apostolica alla Fraternità ed evitare che la scomparsa dei due vescovi ancora in vita, lo svizzero Bernard Fellay, già superiore del movimento, e lo spagnolo Alfonso de Galarreta, interrompa la continuità della corrente tradizionalista. Insieme alle consacrazioni episcopali sono previste anche nuove ordinazioni sacerdotali.
La Casa Generalizia, guidata dal superiore italiano don Davide Pagliarani, ha cercato di precisare il significato dell’iniziativa. La scelta, sostengono i lefebvriani, non nascerebbe dalla volontà di rivendicare un potere di giurisdizione autonomo né dall’intenzione di creare un’autorità parallela all’interno della Chiesa. Le consacrazioni, afferma la Fraternità, non costituiscono “una negazione, un rifiuto o una sfida al potere di giurisdizione supremo, pieno e immediato del Vicario di Cristo sulla Chiesa universale”. Il loro unico scopo sarebbe quello di garantire la continuità nell’amministrazione dei sacramenti dell’Ordine e della Confermazione secondo il rito tradizionale, in un momento storico segnato da quella che i vertici lefebvriani definiscono una “crisi della fede senza precedenti”.
La frattura affonda le sue radici negli anni del Concilio Vaticano II. Tra il 1962 e il 1965 Lefebvre contestò apertamente il nuovo corso della Chiesa, opponendosi in particolare al dialogo ecumenico. Il 30 giugno 1988 decise poi di ordinare quattro vescovi senza l’autorizzazione del Pontefice, sostenendo di voler garantire la successione e la sopravvivenza del proprio movimento. Quel gesto gli costò la scomunica e aprì una ferita che non si è mai completamente rimarginata. Negli anni successivi Benedetto XVI tentò il riavvicinamento. Nel 2009 il Papa revocò la scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, nella speranza di riportare la Fraternità alla piena comunione con Roma. I pontificati seguenti, tuttavia, hanno progressivamente richiuso ogni spiraglio e oggi i lefebvriani si trovano nuovamente davanti al punto di rottura.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X conta attualmente due vescovi, 733 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 fratelli e circa 250 suore. Numeri che raccontano una realtà ormai strutturata, radicata in diversi Paesi e determinata a difendere la liturgia tradizionale e la propria interpretazione della continuità della Chiesa. A tentare l’ultima mediazione è Papa Leone XIV. Il Pontefice vorrebbe evitare lo scisma e ha scelto di rivolgersi direttamente a don Davide Pagliarani. In una lettera-appello datata 29 giugno 2026, giorno in cui la Chiesa celebra i Santi Apostoli Pietro e Paolo, Leone XIV afferma di pregare e chiede “con tutto il cuore che torniate sui vostri passi”. “Desistete dal vostro intento”, chiede il Papa, “la Chiesa è ancora disponibile a un percorso di dialogo e di intesa”.
Il messaggio di Leone XIV è insieme fermo e paterno. Il Papa riconosce l’attaccamento dei lefebvriani alla liturgia, alla formazione sacerdotale e alla Tradizione, ma li invita a non trasformare questa sensibilità in una nuova lacerazione dell’unità ecclesiale: “Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro. La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato”.
È su questa disponibilità che il Pontefice prova a costruire l’ultimo tentativo di dialogo. Roma, almeno nelle parole di Leone XIV, non intende chiudere la porta. Al contrario, sostiene che esistano ancora spazi per un’intesa e che la Chiesa ami la Tradizione. Ma le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio rappresentano una linea che, per il Vaticano, non può essere superata: “Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. Chiedo invece un percorso di dialogo che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”.
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Le conseguenze, secondo il Pontefice, non riguarderebbero soltanto i vertici della Fraternità, ma ricadrebbero direttamente sui fedeli. In caso di scomunica del movimento, ogni celebrazione, dalle Messe ai battesimi, dai matrimoni alle confessioni, amministrata dai religiosi che vi aderiscono sarebbe automaticamente invalida per la Chiesa. Il Papa richiama quindi i lefebvriani alla responsabilità davanti all’intera comunità ecclesiale. Non è soltanto una questione disciplinare o canonica. In gioco, secondo Leone XIV, c’è l’unità stessa della Chiesa: “Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità”.
Il riferimento è alla veste “inconsutile”, dal latino inconsutilis, cioè “senza cuciture”, tessuta come un pezzo unico e indossata da Gesù durante la Passione. La tunica, citata nel Vangelo di Giovanni, è diventata nel corso dei secoli uno dei simboli più forti dell’unità della Chiesa. Lacerarla significa dividere ciò che, per sua natura, dovrebbe restare unito: “Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”.
L’ultimo appello è stato lanciato. Ora la decisione spetta a don Pagliarani e ai vertici della Fraternità. A Écône è già tutto pronto per le consacrazioni. Roma spera ancora in un ripensamento, ma il tempo per evitare la frattura sta per scadere. Dopo quasi quarant’anni di tensioni, tentativi di dialogo e riavvicinamenti mai portati a termine, i lefebvriani sembrano ormai decisi a imboccare la strada dello scisma.
Massimo Balsamo, 30 giugno 2026
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