Qui al bar stiamo con chi si difende. Forse siamo cinici, ma della sorte dei delinquenti ci preoccupiamo poco. Comprendiamo l’esigenza che ha la magistratura di mandare un messaggio: non ci si fa giustizia da soli, le condanne si emettono nei tribunali. Ma quando uno si trova in casa un malvivente, non ce la sentiamo di metterci a calcolare su quale parte del corpo gli abbia sferrato il colpo decisivo per farlo fuori.
E invece è quello che hanno fatto, qualche giorno fa, i giudici di Reggio Calabria, che in Corte d’Assise hanno condannato a 15 anni e 6 mesi, tre mesi in più rispetto alla richiesta della Procura, un macellaio di 50 anni che aveva ucciso un ladro con una coltellata. Secondo le toghe, l’uomo aveva trafitto la “vittima” (sì, vittima tra virgolette!) mentre era di spalle, presumibilmente per fuggire. Da notare che i rapinatori erano armati. Ecco, ci sconcerta sempre questa severità nei confronti di cittadini che diventano loro malgrado assassini e che, se nessuno si fosse intrufolato nel luogo in cui vivono, non avrebbero certo usato violenza alcuna. Ma non riusciamo nemmeno a prendercela con il governo, né a capire chi proclama che “la difesa è sempre legittima”.
La verità, ci ha spiegato infatti il nostro Giurista, è che una norma troppo permissiva, in Italia, sarebbe impossibile. Probabilmente, incostituzionale. Ecco perché, forse, è già stato fatto il massimo: introdurre, tra le scriminanti, la condizione del “grave turbamento”. E allora si capisce dove sta l’intoppo: non tanto nella legge (che adopera una formula generica per consentire di valutare la condizione del soggetto che ha esercitato il diritto di difendersi), quanto nel modo in viene interpretata e applicata. Insomma, nei magistrati, che a volte si dimostrano inflessibili con i bravi cristiani e magari clementi con i criminali incalliti. Come risolvere il problema? Giorgia Meloni ha ribadito che la vittoria del No al referendum è stata un’occasione perduta. Vero, ma può darsi che nemmeno una riforma basti a cambiare certe teste. E intanto la gente resta legittimamente indifesa.
Il Barista, 10 aprile 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


