L’energia costerebbe 32 euro, noi la paghiamo 110. Sapete perché? Tante grazie tassa verde

Le famigerate politiche UE sulle emissioni spingono i costi energetici e mettono sotto pressione imprese e famiglie

4.4k 12
L'energia costa 32 euro,noi la paghiamo 110.Sapete perche'?Tante grazie tassa verde

Lo sappiamo bene, purtroppo: per l’Unione Europea di Ursula von der Leyen il “green” è una religione. E in queste settimane di crisi energetica si parla spesso del famigerato protocollo ETS, lo strumento attivo in Europa dal 2005 utile a ridurre le emissioni di gas serra. Ma cos’è esattamente? E, soprattutto, per quale oscura ragione, in determinati momenti di crisi energetica e geopolitica (mentre il resto del mondo continua a inquinare senza freni), per l’Europa questo meccanismo risulta impossibile da sospendere?

L’ETS è il primo e più grande mercato di scambio di quote di CO₂ al mondo. Si basa sul principio “cap and trade”: l’Unione Europea fissa un tetto massimo (cap) alle emissioni di CO₂ e altri gas serra per i settori interessati (principalmente produzione di energia elettrica, industrie come quelle dell’acciaio, del cemento e chimiche, e più recentemente trasporti marittimi), che rappresentano circa il 40% delle emissioni totali di gas serra dell’UE. Questo tetto si riduce progressivamente ogni anno per allinearsi agli obiettivi climatici ambiziosi dell’Europa, come la riduzione del 55% entro il 2030 rispetto al 1990 e la neutralità climatica entro il 2050.

Le industrie, per emettere CO₂, devono dunque acquistare o ricevere quote di emissione, ciascuna corrispondente a una tonnellata di CO₂ equivalente. Al termine dell’anno, devono restituire un numero di quote pari alle loro emissioni reali. Le quote possono essere scambiate sul mercato. Attualmente, il prezzo oscilla intorno ai 74-75 euro per quota, cioè per tonnellata di CO₂.

Questo sistema mira a rendere economicamente conveniente ridurre le emissioni: chi inquina di più paga di più. Tuttavia, l’impatto sui costi energetici è significativo. Per rendere l’idea: produrre un megawattora con il carbone costa circa 36 €, mentre per produrlo con il gas si arriva intorno agli 82 €. Ma con l’ETS entra in gioco il costo delle quote relative all’inquinamento. Aggiungendo al costo dell’energia il prezzo attuale dell’ETS, pari a circa 75 €, il costo finale di un MWh prodotto con il carbone arriva a circa 111 €. Per il gas, l’aggiunta è minore (intorno ai 30 €), arrivando a più o meno 113 €. I due costi si allineano, ma il risultato è un aumento generale del prezzo dell’energia.

L’harakiri europeo si palesa chiaramente con tutta la sua forza in momenti di crisi come quello attuale, in cui tra Ucraina e Medio Oriente questo meccanismo diventa particolarmente gravoso. Mentre paesi come Cina e India continuano a costruire centrali a carbone, puntando al proprio sviluppo economico, l’Europa impone a sé stessa un costo aggiuntivo che erode la competitività delle sue industrie. L’assurdo, peraltro, è che questo fenomeno porta alla delocalizzazione della produzione verso paesi con normative ambientali più morbide. E quindi le emissioni globali non diminuiscono; semplicemente si spostano altrove. Così, gli europei si trovano di fronte a bollette sempre più elevate mentre il resto del mondo continua a inquinare

In questo contesto complicato, il governo italiano sta provando a chiedere con forza la sospensione del sistema ETS per la produzione di elettricità da fonti termiche, così da alleggerire il peso sulle bollette e sulle imprese in un momento di crisi.a premier Giorgia Meloni e i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto hanno avanzato la richiesta a Bruxelles, sottolineando come l’ETS agisca oggi come una tassa aggiuntiva. Tuttavia, l’Unione Europea ha risposto negativamente, ribadendo l’importanza del sistema per il raggiungimento degli obiettivi climatici.

E così, anche in tempi di crisi, l’Europa mantiene invariato il meccanismo, accettando il rischio di sacrificare competitività e crescita senza una riduzione proporzionata delle emissioni a livello globale.

Alessandro Bonelli, 23 aprile 2026

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version