Qui al bar ci sentiamo un po’ tecno-catastrofisti. Bill Gates ha lanciato un allarme: l’intelligenza artificiale potrebbe presto essere in grado di “progettare un’arma bioterroristica”. Secondo l’uomo-vaccino, che aveva dispensato al mondo la sua saggezza scientifica durante il Covid, l’Ia può essere più pericolosa di una pandemia.
Immaginiamo che, mentre il supercomputer progetta l’arma biologica, il fondatore di Microsoft stia progettando di ricalibrare i suoi interessi e, soprattutto, i suoi affari: dai virus alla governance di uno degli strumenti più promettenti, ma anche più insidiosi, del futuro. Noi che, al massimo, progettiamo caffè, non sappiamo più cosa pensare: verso che mondo andiamo? Se il paragone deve proprio essere la pandemia, diciamo che per progettare armi bioterroristiche non serviva l’intelligenza artificiale: bastavano i cinesi. E il loro segreto di Pulcinella, per cui il coronavirus è “scappato” dal laboratorio di Wuhan, probabilmente per errore, mentre gli scienziati erano intenti a studiare come si poteva rendere quel ceppo più contagioso e aggressivo per l’uomo. Chissà a che scopo, eh…
Insomma, Bill Gates è bravissimo a guadagnare soldi, anche orientando le previsioni economiche e magari le politiche dei governi, mentre noi siamo bravissimi a farci del male da soli. Anche senza l’Ia. L’unica certezza sono i soldi di Bill Gates, appunto: con i virus o con i cervelli artificiali, lui trova sempre il modo di farli.
Il Barista, 14 gennaio 2026
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