Cronaca

Leoncavallo, il dettagliuccio dimenticato da Bisio&co

La solita sceneggiata milanese tra bandiere rosse, vip impegnati e insulti ai “padroni”. E la sinistra giustifica tutto, anche l’illegalità.

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Milano, primo weekend di settembre. Nel capoluogo lombardo va in scena un revival degli anni ’70. Migliaia — dicono ventimila, ma per gli organizzatori erano sessantamila, tanto per non smentirsi — si riversano in centro per “salvare” il Leoncavallo, storico centro sociale sgomberato il 21 agosto. Cartelli, cori, bandiere dell’Anpi, della Palestina, kefie e bambini nei passeggini: un mix che va da Che Guevara fino a Claudio Bisio. Già, perché oltre agli “antagonisti” di professione, a sfilare c’erano anche esponenti del mondo della cultura, come Bebo Storti, Paolo Rossi e l’intero cast di The Comedians. Salvatores assente, ma con tanto di benedizione morale.

Non è mancata, ovviamente, la quota “istituzionale” rossa: CGIL, FIOM, Arci, centri sociali assortiti, “mamme antifasciste” e chi più ne ha più ne metta. A sentire la presidente dell’associazione delle mamme del Leoncavallo, la manifestazione è stata “molto partecipata e molto eterogenea”. E ci mancherebbe: mancavano solo le sardine.

Ma tra palloncini colorati e retorica sulla “città di tutti”, il corteo non è proprio filato liscio come raccontano. Alcuni antagonisti hanno pensato bene di deviare verso la Prefettura, lanciando petardi e uova — finiti lontani dagli agenti, per fortuna. Slogan e striscioni non sono mancati: “Questa città di chi pensate che sia”, “Occupare è giusto”, “Contro la città dei padroni”. E naturalmente insulti a Matteo Piantedosi, reo di aver osato far rispettare una legge.

Uno spettacolo indegno, inaccettabile. Nonostante la campagna di qualche partito e di qualche politica – a partire da quelle che stanno a Bruxelles – non esiste alcun diritto di occupare. La legge lo vieta, con buona pace di chi promuove l’abusivismo esasperato. Chi parla a vanvera di libertà non si cura minimamente del rispetto delle leggi, preferendo l’arroganza delle occupazioni. Purtroppo a biasimare questa vergogna c’è soltanto il centrodestra: la sinistra ha bisogno di quei voti, è lapalissiano. E quindi è persino normale chiudere un occhio su insulti e aggressioni.

Il ministro dell’Interno incassa la solidarietà della premier Giorgia Meloni, che non usa mezzi termini: “Piena solidarietà al ministro e alle forze dell’ordine. Gli inaccettabili insulti non fermeranno il nostro lavoro per combattere le zone franche per troppi anni tollerate”. Gli fa eco il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Sarebbe opportuno che tutti prendessero le distanze da quanto avvenuto e che nulla ha a che fare con una manifestazione di dissenso”. E il governatore Fontana definisce le azioni “scellerate”. Ma qualcuno, invece di condannare, rilancia: Nicola Fratoianni parla di “politica criminale” e difende il Leoncavallo come “un’alternativa possibile politicamente e culturalmente”. Peccato che questa “alternativa” si traduca spesso in occupazioni abusive, disordini e slogan da centro sociale anni ’90.

Nel frattempo, si aprono le danze per la nuova sede. Il Comune ha fatto il bando, ma servono tanti soldi — e chi paga? Daniele Farina, storico volto del Leonka, lancia un appello ai soliti “imprenditori illuminati”: “Se ci siete manifestatevi per comprare la sede di via Watteau”. Cioè: imprenditori, tirate fuori i soldi per noi che vi chiamiamo “padroni”. Geniale. E mentre a Vicenza la polizia deve usare gli idranti contro chi cerca di forzare un cantiere TAV, a Milano si celebra la “resistenza urbana” con tanto di striscioni appesi sul Pirellino. Non bastava il corteo: serve anche la performance.

Ma tant’è. Il Leoncavallo, a quanto pare, non muore mai. E se per rimanere vivo deve insultare ministri, occupare edifici, lanciare uova e invocare la solidarietà di Landini — “valutiamo tutte le iniziative necessarie” — poco importa. L’importante è continuare a far finta che Milano sia ancora quella del 1975. Quando “occupare era giusto”, la legalità un optional, e chi provava a riportare un po’ d’ordine era il cattivo. Benvenuti nella città dell’eterna tolleranza. Ma solo per chi la pensa allo stesso modo.

Franco Lodige, 7 settembre 2025

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