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Lepore, ma con che coraggio?

lepore scontri bologna @ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lo sanno anche i sassi: il sindaco di Bologna Matteo Lepore è finito al centro di una bufera che si è costruito da solo, goccia dopo goccia, passo dopo passo. In che modo il capoluogo emiliano in questi giorni si è confermato essere un pericoloso coacervo di anarchia? Semplice, prima l’appoggio affettuoso dell’amministrazione alla frangia più radicale e pericolosa dei Pro-Pal, poi il caos incontrollabile nelle strade.

Un rapporto causa-effetto da prima elementare che davvero in pochi non avrebbero previsto: se per mesi titilli gli estremisti, cosa ti aspetti da quest’ultimi? Se lasci prosperare i fan di Hamas e gentaglia varia, pensi che protesteranno senza sporcare per terra? Eppure il sindaco in quota Pd non si arrende, anzi rilancia: la colpa degli scontri di questi giorni è di Piantedosi e del Governo. Ma per favore…

L’iter che ha condotto ad oggi è ormai noto. Per mesi, Bologna è stata l’incubatrice del radicalismo filopalestinese: la testa dei cortei nazionali, delle occupazioni universitarie, delle assemblee e dei sostenitori della guerriglia contro le forze dell’ordine.
E nel periodo delicatissimo dell’ultimo periodo, Lepore non ha mai preso le distanze da questi problematici virgulti. Anzi, ha scelto la strada del dialogo a ogni costo, un dialogo che però sin da subito è sembrato più un tentativo di mantenere equilibri politici locali che un’appartenenza ideologica. Un voler dire “Sono dalla vostra parte, non mi disturbate, eh!”.

La linea morbida ha palesato tutti i suoi effetti nefasti proprio in occasione delle proteste per la partita di basket di venerdì scorso fra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv, chiaramente squadra israeliana e quindi indesiderata a Bologna per tanti Pro-Pal, alla faccia della comprensione e del dialogo…

Comunque, nonostante le agghiaccianti proposte di cambio location del Sindaco, la partita si è giocata (non potendo dare a chicchessia la parvenza di poter soggiogare lo Stato sovvertendo l’ordine pubblico) e come ampiamente pronosticabile la situazione fuori dallo stadio è degenerata: decine di agenti feriti, devastazioni, scontri micidiali. E Lepore cosa ha fatto? Ha dato la colpa al Governo. Il Ministero dell’Interno, secondo il sindaco, avrebbe adottato una linea di contenimento insufficiente, comportando una enorme quantità di danni alla città. Un’accusa che, tra i tanti, ha fatto saltare sulla sedia anche Maurizio Gasparri, che ha definito Lepore un sindaco indegno.

Il senatore di Forza Italia ha infatti puntato il dito su ciò che definisce la “vera radice” del problema: una gestione locale che non ha mai (volutamente o meno) fatto le dovute distinzioni tra protesta legittima e radicalizzazione. Gasparri ha attribuito a Lepore delle responsabilità chiare, sottolineando come il suo atteggiamento negli scorsi mesi abbia lanciato messaggi di vicinanza agli estremisti di sinistra. Una linea troppo indulgente, che ha trasmesso un senso di impunità a chi vuole sopraffare con la violenza.

Gasparri ha ragione: è impensabile che chi ha scelto per settimane la via della morbidezza per non avere problemi possa oggi attribuire ad altri le conseguenze di un quadro che si è deteriorato sotto la responsabilità diretta del Comune che lui amministra. Lepore è l’autore esclusivo di questo disastro. Nessun altro oltre lui. Ed è proprio questo scaricabarile orchestrato tentando di assolversi che ha acceso il dibattito e suscitato la rabbia dell’esecutivo.

Lepore ha fallito. Non ci sono mezze misure, non ci sono strumenti che possano attenuare le sue colpe. Quando vengono alimentati gruppi che poi danno vita a proteste con bombe chiodate, violenze a tutto spiano e feriti a iosa, un sindaco non può limitarsi a evocare colpe altrui. Si faccia un esame di coscienza.

Alessandro Bonelli, 24 novembre 2025

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