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L’errore di Mattarella? Sposare le restrizioni Covid

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Se in questo disgraziato Paese è ancora consentito esprimere liberamente la propria opinione, in qualità di semplice cittadino vorrei dissentire nei riguardi della rielezione di Sergio Mattarella alla carica di presidente della Repubblica. Ciò senza nulla togliere alla persona e alle sue indubbie qualità dimostrate in alcuni decenni di onorata attività politica. Tuttavia, dopo due anni di un regime sanitario che considero insopportabile, il quale ci ha tolto gran parte delle libertà costituzionali, non posso sentirmi garantito da un Capo dello Stato che, in merito alle misure più restrittive adottate nel mondo avanzato, non ha mai manifestato alcun dubbio e alcuna perplessità, evitando di avanzare il pur minimo rilievo di costituzionalità rispetto a nessuna delle medesime misure.

E da questo punto di vista, il richiamo all’eterna, “grave emergenza sanitaria”, che lo stesso Mattarella ha tenuto ad esprimere all’inizio del preliminare discorsetto di ringraziamento, costituisce la scontata conferma che il prossimo bis settennato inizierà con una totale acquiescenza nei riguardi del sistema talebano fondato sul green pass e il suo agghiacciante risvolto discriminatorio che per il nostro illustre Capo dello Stato, evidentemente, non rappresenta un problema. Così come nessun problema rappresenta, evidentemente, per Mattarella la montagna di vecchie e nuove restrizioni, le quali stanno mandando alla deriva l’istruzione dei nostri figli, l’economia e la socialità degli italiani, quest’ultima intesa come la capacità spontanea degli individui di creare sviluppo ed evoluzione in senso lato.

Sotto questo profilo, spiace doverlo dire, il nostro amato Presidente della Repubblica non si sta certamente facendo garante delle nostre intangibili libertà, ridotte dentro una mascherina Ffp2, previa terza dose di vaccino, distanziamento e lavaggio ossessivo delle mani. Egli purtroppo, ed è questo a mio avviso uno dei motivi della sua rielezione, anche non volendo ha assunto il ruolo di uomo cardine, insieme al premier Mario Draghi, di un coacervo di interessi politici, professionali ed economici che sembrano aver trovato in questa eterna emergenza senza emergenza (attualmente poco più del 15% delle terapie intensive risultano occupate da pazienti positivi al tampone) una sorta di inesauribile filone d’oro.

Tant’è che, a partire della sua rielezione, stiamo assistendo ad un impressionante florilegio di servizi giornalistici e televisivi che definire encomiastici sarebbe riduttivo. Fiumi di parole rivolte all’indirizzo del nostro eroe che, in nome del supremo interesse nazionale, ha compiuto l’estremo, eroico sacrificio di rispondere al rischiamo della patria devastata dal virus. Uno spettacolo rivoltante che ha superato in piaggeria i non certo equilibrati cinegiornali dell’Istituto Luce di un regime morto e sepolto, ma ancora molto presente nel dna di un sistema politico che di liberale pare avere solo la parola.

Claudio Romiti, 31 gennaio 2022