L’esordio di Letta spacca il governo sullo ius soli

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Il Paese è vittima del furoreggiare di un’emergenza pandemica e il neosegretario del Partito democratico, Enrico Letta, esordisce con un appello in favore dello ius soli, augurandosi che l’esecutivo Draghi approvi la normativa per facilitare la concessione della cittadinanza. Evidentemente l’esilio parigino lo ha dissociato dalla realtà, con cui gli italiani si confrontano con grande affanno, per reiterare il progetto ideologico della semplificazione dell’accesso alla cittadinanza. Lo ius soli non costituiva una priorità nell’agenda di governo nei tempi ordinari, figuriamoci oggi, nel pieno dell’emergenza sanitaria, economica e sociale, se possiamo ripiegare in una discussione estranea all’attualità che è tempestata da ben altre urgenze.

Enrico Letta, peraltro, contraddice l’incipit del suo discorso davanti all’assemblea nazionale, che lo ha proclamato segretario dei Dem, quando afferma che «serve un nuovo Pd», ma non puoi indicare l’improrogabilità del rinnovamento e, contestualmente, vincolarti al feticcio ideologico dello ius soli. La sinistra, come in una coazione a ripetere, conferma di dimenticare i laureati, figli di italiani, costretti ad emigrare all’estero per trovare soluzioni occupazionali e si appassiona alla cittadinanza da concedere agli stranieri nonostante con le regole vigenti l’Italia ha il record in Europa per conferimento della cittadinanza. Inoltre, la richiesta di Letta è più compatibile con un governo politico che con un esecutivo di unità nazionale “coagulatosi” nell’eccezionalità della crisi sociosanitaria.

Dunque, l’intervento del neosegretario del Pd può risultare irriguardoso verso un assetto di governo che nasce dall’appello alla responsabilità del Capo dello Stato con regole di ingaggio circoscritte all’emergenza in atto. Esondare dal perimetro delineato dallo stesso premier Mario Draghi significa introdurre elementi di conflittualità di cui il Paese non ha bisogno e distogliere energie dall’impegno comune nella lotta al virus. Tant’è che non si è lasciata attendere la reazione del segretario leghista Matteo Salvini su Twitter: «Letta e il Pd vogliono rilanciare lo Ius Soli, la cittadinanza facile per gli immigrati? Eh, buonanotte… Se torna da Parigi e parte così, parte male. Risolviamo i mille problemi che hanno gli italiani e gli stranieri regolari in questo momento, non perdiamo tempo in cavolate».

Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, ha polemizzato con il segretario fresco di incoronazione: «La prima proposta di Letta per aiutare gli italiani è lo Ius Soli per gli immigrati. Delle volte è meglio lasciare all’estero i cervelli in fuga!». Letta ripercorre i gesti politici del suo predecessore Nicola Zingaretti, che recentemente ha chiesto l’approvazione definitiva dell’ultra-divisivo disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. Insomma, l’esordio dell’ex esule della ville lumière è nel segno della contraddizione. All’ostentata intenzione di rinnovamento, parola assai abusata, si contrappone l’estensione scontata di un copione noto. Un po’ pochino, considerando l’enfasi della vigilia, costruita da sponsor politici nel Pd e dai giornali amici.

Andrea Amata, 15 marzo 2021

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