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La guerra in Ucraina

L’esperto russo: “L’atomica? È retorica, ma si rischia la guerra mondiale”

L’intervista al Corriere di uno dei maggiori geopolitici russi. Ecco quanto rischia l’Occidente sull’atomica

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Importanti novità giungono dal Corriere della Sera di oggi. Il giornale della borghesia milanese, infatti, è riuscito ad intervistare uno dei maggiori esponenti della geopolitica russa, Dmitrij Suslov, dirigente del Centro di studi europei ed internazionali, presso la Scuola superiore di Economia, uno dei centri nevralgici della politica estera di Vladimir Putin.

Le difficoltà russe

In una lunga intervista con il corrispondente Paolo Valentino, Suslov ha parlato delle prossime strategie del Cremlino, dell’andamento della guerra in Ucraina e di cosa l’Occidente potrà aspettarsi nei prossimi mesi di guerra. Con chiara onestà intellettuale, l’esperto ha confessato le notevoli difficoltà che Mosca sta incontrando: l’andamento attuale della guerra è ben diverso, rispetto a quelle che furono le prerogative iniziali di Putin. Negli ultimi giorni, infatti, la resistenza ucraina è riuscita, con successo, a sfondare le linee russe nelle zone di Kharkiv, continuando così a riconquistare chilometri nei territori a nord del Donbass.

Suslov ha chiaramente parlato di “complicazione dei piani militari russi” in queste zone, nonché di “un rapporto uno a otto, a favore degli ucraini, a Kharkiv”. Per lo studioso, il problema principale, almeno in questo momento, è la chiara inferiorità numerica delle forze dell’armata. E ciò ha portato a rendere la mobilitazione parziale “un atto obbligatorio”.

Il dilemma dell’atomica

Ma i colpi di scena più rilevanti sono quelli che riguardano il possibile utilizzo dell’arma nucleare. Secondo le interpretazioni di Suslov, la bomba atomica agirebbe solo come mezzo di deterrenza, almeno nel breve periodo: “Il riferimento di Putin è uno strumento retorico per forzare l’Occidente a non aumentare l’aiuto a Kiev e per dissuaderlo dall’entrare direttamente in guerra“. Eppure, nel lungo corso del conflitto, nulla può essere scontato: il Cremlino, infatti, ha “adottato una persistente retorica, che indica gli Usa e la Nato parte in causa. La Russia considera gli Stati Uniti e l’Alleanza Atlantica avversari in questa guerra”. E arriva la stoccata: “Dopo i referendum, il rischio di Terza Guerra Mondiale aumenterà in modo esponenziale“.

Nel corso dell’intervista, Suslov ha chiaramente affermato che qualsiasi attacco rivolto alle quattro regioni, per le quali è in corso il voto referendario di annessione a Mosca, equivarrebbe ad un attacco diretto al territorio russo. Ergo, una lesione della sovranità da parte dell’Ucraina, ma soprattutto di Usa e Nato.

L’esito finale

Ma quale potrebbe essere una soluzione, capace di accontentare Putin e convincerlo a portare a termine il conflitto? Secondo l’analista geopolitico, ci possono essere due diverse ipotesi. Da una parte, l’apertura di un negoziato con l’alleanza occidentale, in assenza dell’Ucraina, subito dopo l’esito positivo dei referendum in corso. Dall’altra, la peggiore, il continuo proseguimento della mobilitazione delle forze militari russe, fino a quando, all’inizio del 2023, si arriverà ad una controffensiva. Ed è da qui che la Nato assumerebbe un rischio enorme: “A quel punto, tutto dipenderà dalla disponibilità dell’Occidente a negoziare, dallo stato di esaustione delle parti, da come l’Ucraina sopravviverà nei prossimi mesi, da come l’Europa supererà l’inverno”.

Dal lato Ovest, però, non sembra esserci un’apertura nei confronti del Cremlino. Poche ore fa, lo stesso presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, non ha solo definito il referendum “una farsa”, ma ha spronato l’Ue ad applicare ulteriori e nuove sanzioni, in caso di riconoscimento del voto sull’annessione alla Federazione, da parte di Mosca. Insomma, lo scenario rimane più incerto che mai, con un interrogativo logorante sulla bomba atomica: deterrenza o realtà? Ad oggi, la risposta non può essere ancora data.

Matteo Milanesi, 24 settembre 2022